[Recensione] Red Dead Redemption 2 – Il tramonto dei fuorilegge, l’alba di una nuova era videoludica

red dead redemption 2
Di Alberto Baldiotti
6 Novembre 2018

Di Red Dead Redemption 2, sia nei mesi precedenti sia nei giorni immediatamente vicini all’uscita, se ne è già parlato molto. Ormai siamo abituati al grande stile di Rockstar Games nello sfornare titoli che assumono connotati di kolossal dell’industria videoludica: basta pensare a Grand Theft Auto V, il terzo videogioco più venduto nella storia dei videogames, che ha molto da spartire con l’ultima fatica della software house statunitense.

Eppure, nonostante i fiumi di parole, elogi e critiche, Red Dead Redemption 2 resta (e forse resterà per sempre) un titolo così complesso e profondo da non riuscire mai a trovare le parole giuste per rendergli il meritato onore. Lo abbiamo giocato con l’atteggiamento più neutrale possibile, senza farci condizionare dal clima di hype creato attorno nel corso dei mesi, e soprattutto con la calma necessaria per gustarsi al meglio un titolo che entrerà di diritto nell’antologia dei videogiochi.

Sangue, onore e lealtà nel Far West più spietato di sempre

A lasciare a bocca aperta sin dal primo minuto di gioco è la trama, introdotta in maniera a dir poco spettacolare grazie ad una introduzione che sul piano dell’ambientazione, della narrazione e del contesto ricorda molto da vicino l’ultimo capolavoro western di Tarantino, The Hateful Eight, da cui siamo certi Rockstar Games abbia tratto in parte spunto per costruire la propria storia.

L’introduzione altro non è che una grande perifrasi per trasportarci lentamente verso la trama vera e propria: si viene letteralmente cullati da un progredire che non eccede mai nella fugacità, e che non scade mai nella noia. La trama resta su livelli pressoché altissimi durante tutta l’opera, e in quei pochi momenti in cui la noia è dietro l’angolo riesce a stupire in qualche modo, strappando un sorriso amaro o una risata fragorosa. In sostanza, Dutch Van der Linde e la sua banda si trovano in guai seri dopo un colpo fallito nella cittadina di Blackwater, e sono costretti a cercare disperatamente denaro per sparire dalla circolazione: una serie di guai e di eventi inattesi però sbarrano la strada alla compagine.

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Non ci addentriamo ulteriormente nella trama, perché riteniamo che per essere gustata nel modo giusto debba essere affrontata interamente da soli, senza spoiler di alcun tipo: possiamo dirvi però che ci troviamo davanti ad una delle storie più mature e complesse mai viste a livello di temi trattati e di relazioni instaurate tra i personaggi, amici o nemici che siano.

Tutto il merito va ovviamente ad un cast di personaggi praticamente perfetto, un pregio che si vive quasi sempre nelle produzioni Rockstar. Dutch è il leader carismatico della gang, spietato ma al contempo saggio e dal cuore d’oro; Arthur, il nostro protagonista, recita la parte dello “zoccolo duro” del gruppo, una figura rude e caparbia; John Marston, l’amatissimo protagonista del precedente Red Dead Redemption, torna nel cast di personaggi permettendo di conoscere il suo passato da fuorilegge. Ogni personaggio nella banda di Dutch riveste il suo ruolo preciso, e nessuno viene mai tagliato fuori o dimenticato: anche i personaggi minori, come il particolarissimo irlandese Sean, riescono a diventare parte fondamentale della narrazione e ad essere amati per le loro peculiarità.

La recitazione in tutto questo svolge il ruolo probabilmente più difficile, di sicuro quello verso cui si avevano le aspettative più alte. Aspettative non deluse, perché Rockstar ha mantenuto il proprio stile inconfondibile proponendo doppiatori e animazioni azzeccatissimi per ognuno dei personaggi in-game. Sparsi per il mondo di gioco si possono incontrare innumerevoli figure, più o meno importanti ai fini della trama, che riescono a stupire di volta in volta per la precisa identità di ognuno di essi.

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Oltre i confini della next-gen

Se quello che abbiamo visto finora nelle console dell’attuale generazione è considerabile next-gen, allora possiamo dire che Red Dead Redemption 2 esagera e va oltre. E’ innegabile che il titolo abbia ridisegnato lo standard di next-gen per come è conosciuta fino ad oggi, spingendo forse a qualcosa di più e dandoci un assaggio di quello che dovrà essere il futuro dei videogiochi. Il merito va soprattutto al gameplay, che ha decisamente il sapore di rivoluzione sotto qualsiasi punto di vista.

Controllare Arthur Morgan ricorda da vicino Grand Theft Auto V, per movenze e “consistenza” del protagonista: d’altronde con la penultima fatica di Rockstar Games Red Dead Redemption 2 ne spartisce in parte il motore fisico, in parte ad esempio anche il motore Euphoria in grado di restituire collisioni e animazioni dei personaggi realistiche. Sempre paragonando a GTA V, però, c’è da dire che Red Dead Redemption 2 ha colmato pressoché qualsiasi lacuna del precedente open world di Rockstar Games, costruendo con tutta probabilità l’open world più vasto, completo e profondo mai realizzato.

Se le canoniche missioni si svolgono in contesti quasi sempre diversi, proponendo situazioni e locations da esplorare sempre nuove, a stupire sono le innumerevoli possibilità che il gioco offre ai players. Si potrà infatti condurre Arthur attraverso cittadine, piccoli paesi, praterie, foreste o montagne innevate, girovagando per un ecosistema ricreato con la massima cura possibile. Si può visitare un numero smodato di case e rubare da ogni singolo cassettone o scrigno, rapinare negozi, andare a caccia, rubare cavalli per poi portarli ai ricettatori, rapinare diligenze e treni, sventare o favorire rapine e furti già in corso, andare a pesca, cucinare nel proprio accampamento e molto, molto altro ancora. Una profondità di gioco simile non si era mai vista, al punto che talvolta ci si immerge così tanto nel gioco da non sentire il bisogno morale di compiere una determinata azione.

Nel mondo di gioco, oltre ai classici eventi casuali tipici dei precedenti titoli Rockstar, ci si può imbattere in eventi del tutto inaspettati e non segnalati sulla mappa. Accadeva già nel primo Red Dead Redemption con i cacciatori di taglie, qui il concetto viene esteso ulteriormente: si può incappare in imboscate di gang rivali, che sbucano fuori all’improvviso da dietro i cespugli sbarrandoci la strada con un carro, oppure si possono scoprire totalmente a caso accampamenti delle stesse gang, pronti per essere messi a ferro e fuoco. La sensazione è di ritrovarsi in un mondo vivo, e soprattutto credibile nel vero senso della parola: gli eventi del mondo circostante scorrono come nella realtà e non si limitano ad essere segnalati da prevedibili puntini sulla mappa.

Tieni giù quella pistola, yankee!

A proiettare Red Dead Redemption 2 in una dimensione definitivamente superiore a tutte le altre produzioni videoludiche viste finora è la cura maniacale per il dettaglio, sia esso macroscopico o microscopico. Pochissime cose sono fuori posto, anzi quasi nessuna, e tutto ha una precisa collocazione nell’equilibrio del mondo di gioco.

Stiamo parlando nella fattispecie di un realismo unico, che non bada affatto alle esigenze dei giocatori abituati alla grande semplicità di contenuti ormai comune a molti videogiochi dell’industria contemporanea. Tradotto in termini pratici, se pensate che lanciare una molotov addosso alla tenda di un accampamento la possa mandare completamente in fumo, state pensando giusto: provate a farlo e vedrete cosa accadrà. Un simile realismo nei dettagli si è visto in un’altra produzione d’eccellenza: The Legend of Zelda Breath of the Wild.

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Il concetto è moltiplicato a dismisura e reso perfetto per il mondo credibile di Red Dead Redemption 2: ogni animazione è in sintonìa con quanto accadrebbe dal vivo, quindi non si vedranno mai nemici tirar fuori le armi “dal nulla”, ma sempre ed esclusivamente dalla fondina o dalla propria spalla. Puntare l’arma verso l’alto e sparare un colpo dinanzi ad un civile minacciato lo spaventerà, facendolo sussultare o perfino scappare, mentre entrare in paese con la pistola sguainata non darà certamente sicurezza agli abitanti. Per aprire casseforti abbandonate da rapinatori in giro per la mappa servirà qualcosa di potente, quindi si viene portati a pensare alla dinamite. Nuotare con le armi addosso causerà ruggine, così come azzuffarsi con qualche attaccabrighe nel fango sporcherà i vestiti e le armi di Arthur, che necessitano di manutenzione.

A tutti gli effetti, è tangibile la sensazione di ritrovarsi in un mondo che risponde alle proprie idee, una caratteristica estremamente positiva proposta appunto da Nintendo su Breath of the Wild: il mondo è vivo non solo sul piano dei fatti che accadono, ma anche dell’interazione tra Arthur, l’ambiente/animali e gli altri abitanti della mappa di gioco.

Il cavallo e l’accampamento della gang, i due amici più fidati di Arthur

La ricerca del realismo per forza di cose ha richiesto a Rockstar Games di introdurre alcune limitazioni al gameplay, rendendolo indubbiamente molto più lento e ragionato rispetto ad altri titoli della casa produttrice americana. Mettiamo in chiaro da subito una cosa: Red Dead Redemption 2 non risponde al canone dei giochi “veloci” cui l’utenza è sempre più abituata. Ciò significa che una battuta di caccia potrebbe protrarsi per più di dieci minuti, o una sparatoria potrebbe richiedere qualche copertura in più e punisce con la morte certa qualsiasi tentativo di arrembaggio in avanscoperta.

Due elementi in particolare sono imprescindibili per il gameplay: il cavallo e l’accampamento della gang, che funzionano come due “hub” di cui Arthur non può fare a meno. Per quanto riguarda il cavallo, possiamo dire che si tratta della figura più presente nel corso di tutto il gioco, con cui il protagonista instaura addirittura una relazione di fiducia reciproca che si ripercuote sulle abilità dell’animale. Girovagare con il cavallo è praticamente indispensabile, perché funge da hub per le armi e l’attrezzatura di Arthur: egli non può portare tutte le armi con sé, e deve prenderle di volta in volta dalla bisaccia della sella.

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Allo stesso modo, dopo una battuta di caccia, il cavallo servirà per caricare le carcasse o le pelli dell’animale cacciato e portarle al più presto da un rivenditore, o per cuocerle nell’accampamento temporaneo allestibile nel corso delle proprie cavalcate. Con il cavallo, come già detto, si può instaurare una relazione di fiducia, aumentabile accarezzandolo o calmandolo nelle situazioni di agitazione: ciò sblocca alcune mosse uniche, come l’impennata o la cavalcata laterale, eseguibili con i rispettivi pulsanti.

L’accampamento dei Van der Linde è l’altro hub di cui dispone Arthur nel corso dell’avventura. Si tratta anche questa volta di un qualcosa di “mobile”, che però si sposta in maniera fissa nel corso dei capitoli in base al progredire della storia. Al campo si possono svolgere svariate attività, come giocare a poker o a cinque dita, bere assieme ai compagni e parlarci assieme, cucinare o mangiare lo stufato, cambiarsi di abiti, riposare e svolgere alcune mansioni semplici utili per aumentare la propria reputazione.

L’accampamento è potenziabile e migliorabile spendendo il proprio denaro o il denaro depositato nella cassetta comune: tramite questi miglioramenti si possono aggiungere nuove funzionalità, come il pollaio o la barca, utili a recuperare il Dead Eye, la vita o comunque ad alzare il morale della banda. Al campo ci si può rifornire di munizioni e di unguenti per curarsi e si può perfino cambiare cavallo, qualora il giocatore abbia preso possesso di un secondo animale.

Tramonto di fuoco

Sul piano del gameplay Red Dead Redemption 2 riesce a stupire e tenere incollati, ma è sul piano tecnico che riesce definitivamente a rubare il cuore dei giocatori. La complicità è tutta di un comparto grafico e audio a dir poco sontuosi, i migliori visti sino ad oggi su console di attuale generazione.

A cominciare dall’aspetto visivo, ci sono da fare solo elogi a Rockstar Games per essere riuscita a imbastire una qualità video da stropicciarsi gli occhi. Così tanta bellezza mozzafiato si era vista in Horizon: Zero Dawn, qui però è resa ancora meglio dalla combinazione con un mondo reale credibile, che catapulta dal primo momento direttamente nel mondo di gioco. Ad ogni nuova partita ci capita di fermarci su un crinale ad ammirare il paesaggio, o il tramonto; l’incombere di un temporale è percepibile in maniera così tremendamente realistica (tuoni, lampi e nubi nere in lontananza) che l’urgenza di ripararsi sotto qualche tetto ci è venuta spontanea, dal profondo.

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Tutta questa magnificienza la si prova anche attraverso i dettagli, piccoli o grandi che siano. Spolverini che si muovono col vento, cespugli o rami cadenti che si spostano al nostro passaggio, un rendering dei corsi d’acqua fatto ad arte, fiamme che avvolgono corpi in modo credibile, e così via. L’aspetto grafico di Red Dead Redemption 2 è una di quelle meraviglie che riesce a colpire partita dopo partita, e che va scoperto pian piano giocando tutta la produzione.

Tale precisione e cura per il dettaglio si ripercuote anche sul comparto sonoro, che è composto da una pletora di suoni immensa (il cinguettio degli uccelli, lo sbattere degli stivali sul fango o sul pavimento in legno, e così via) e soprattutto da una colonna sonora maestosa. Siamo davvero quasi ai livelli di un kolossal alla Sergio Leone con musiche di Ennio Morricone, anche se il livello ovviamente resta un pelo più basso. In ogni caso le musiche di accompagnamento si fanno sentire sempre nei momenti più idonei, e non risultano mai pesanti o superflue.

PUNTI DI FORZA

  • Narrativamente epico: una delle trame più belle, mature e appassionanti mai viste nell’industria videoludica
  • Gameplay profondo e basato sul realismo, lento ma appagante come pochi
  • Cura per il minimo dettaglio maniacale, sia a livello di gameplay sia sotto il profilo tecnico
  • Graficamente spaccamascella
  • Cast di personaggi azzeccatissimo, con una recitazione degna del miglior film di Sergio Leone
  • Un mondo aperto enorme e completamente vivo, nel vero senso della parola

PUNTI DEBOLI

  • Non adatto a tutti: chi cerca un gioco fugace e con poca sostanza, vada altrove
  • Alcune missioni leggermente noiose

Ribadiamo il concetto portato ad inizio recensione, proseguendo con un’altra riflessione: ci sarebbero ancora moltissime parole da spendere per Red Dead Redemption 2, in quanto la maestosità dell’ultima opera di Rockstar Games non ha ancora ricevuto l’onore che gli spetta. Possiamo partire dalle certezze, però: Red Dead Redemption 2 ha fissato un nuovo standard per il mondo dei videogiochi, si è affermato come una nuova pietra miliare da cui trarre spunto.

Se Red Dead Redemption 2 è riuscito a fare così tanto, non riusciamo nemmeno a immaginare come sarà il futuro dei videogiochi: dovessero tutti seguire questa strada, sarebbe un futuro davvero roseo. Una complessità così vasta si è raggiunta difficilmente in un titolo tripla A, e pareggiare i conti col titolo western di Rockstar Games sarà davvero difficile per la concorrenza.

Solo applausi per Rockstar: il sipario è stato alzato, ma lo spettacolo è così bello che speriamo non finisca mai.

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Studente universitario e gamer nel tempo libero, la sua passione videoludica non ha confini. Questa passione nasce a 4 anni, quando si ritrova a giocare Doom II su un vecchio computer acquistato dal padre. Appassionato di giochi open-world e GDR, le sue pietre miliari sono le serie di Grand Theft Auto, Fallout e The Elder Scrolls. A fianco di ciò, la tecnologia e lo sport giocano un ruolo fondamentale nei suoi interessi, ed adora restare informato sulle ultime novità nei rispettivi settori.




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