Review in progress – Battlefield 1 – Parte I: Multiplayer

Di Andrea "Geo" Peroni
31 Ottobre 2016

Sono settimane davvero concitate, quelle che sono appena trascorse e che sono in corso in questo momento. Il periodo più caldo dell’anno, per i videogiochi, entra nel vivo, e anche noi della redazione di Uagna.it siamo attivi su più fronti per cercare di offrirvi tutte le informazioni possibili e precise sui titoli in uscita. Proprio per questo motivo, vista la scarsità di tempo legata attualmente a impegni universitari e all’impegno su altri titoli (potete leggere sul nostro sito le recensioni di Skylanders Imaginators e World of Final Fantasy), ho deciso, sulla scia di altre ben più blasonate redazioni, di procedere con la lunga recensione di Battlefield 1 in due passi. La prima parte, quella che state per leggere in questo momento, sarà completamente dedicata al comparto multiplayer, il primo da noi testato del nuovo kolossal di casa Electronic Arts. La seconda, che arriverà nel corso della prossima settimana, sarà invece dedicata alla campagna single player, per cercare di raccontare al meglio questa gigantesca esperienza che è Battlefield 1. Non indugiamo oltre in questa doverosa premessa, e iniziamo con questa prima parte della nostra digressione su Battlefield 1.

CLASSICHE CLASSI

DICE, con il comparto multiplayer di Battlefield 1, prosegue nella sua opera di ingigantimento della sua modalità maestra. Mappe dalle proporzioni immense, per la maggior parte degli altri FPS attualmente sul mercato, nelle quali scorrazzano fino a 64 giocatori con tanto di mezzi di trasporto talvolta totalmente inediti per un titolo della serie Battlefield. Alla base delle possibilità per ogni giocatore, al suo ingresso in gioco, ci sono le classiche quattro classi di Battlefield: supporto, medico, assalto, scout. Inutile dire che ognuna di queste classi, come già ben saprete, avrà equipaggiamenti e compiti specifici che ne faranno un perno importante di ogni team. L’impressione, come spiegheremo anche più avanti, è che in Battlefield 1 il gioco di squadra conti molto di più rispetto a prima, e che costruire un team che possa cooperare e comunicare al 100% sarà la scelta migliore per godere dell’esperienza più appagante. Se riuscirete infatti a dosare alla perfezione la vostra squadra, tra le quattro classi a disposizione, riuscirete ad avanzare come una vera macchina da guerra. Ma andiamo con ordine.

La classe supporto sarà la più classica delle classiche per un FPS. Dotato di un fucile automatico con tanto di baionetta, con la quale si può caricare direttamente contro il nemico, il soldato della classe supporto sarà quello più avanzato, chiamato a concentrarsi in prima persona sugli ordini di squadra impartiti dal capo come conquistare una bandiera o attivare un telegrafo. La classe medico è indubbiamente quella più utile, nell’economia di un team. Avere un medico a disposizione, che deve essere supportato e protetto, cambia infatti notevolmente le carte in tavola, grazie al fatto che con medikit e sieri miracolosi può curare in qualsiasi momento i compagni colpiti o addirittura abbattuti. Assalto è la classe più adatta, invece, quando sarete impegnati in una guerra su vasta scala. Il giocatore che utilizzerà tale classe sarà sì più lento rispetto ai suoi compagni, a causa delle pesanti mitragliatrici che dovrà portarsi appresso, ma grazie ai suoi gadget sarà anche l’uomo in prima linea da schierare contro i mezzi corazzati, che daranno parecchio filo da torcere alla fanteria. E se ci volesse qualcuno a coprire le spalle a tutta la squadra, questo è sicuramente lo scout, che stavolta, grazie anche all’introduzione dei proiettili K, potrà, seppur in proporzione minore, contribuire a danneggiare i carri armati nemici per fornire un ulteriore supporto. I proiettili normali non saranno infatti efficaci, serve qualcosa di più potente per penetrare i potenti automezzi, ed ecco la soluzione.

Con il contesto della Prima Guerra Mondiale, DICE ha dovuto fare i conti con diverse carenze a livello di personalizzazione. Mentre nei precedenti suoi titoli le possibilità erano praticamente illimitate, in Battlefield 1 non esiste, nel pieno spirito dell’epoca storica nella quale è ambientato, una personalizzazione delle armi. Di armi ce ne saranno davvero tante, acquistabili con i crediti che verranno assegnati ad ogni partita o ottenibili grazie ai Battlepack, una sorta di cassa misteriosa della lotteria (al pari dei pacchetti di FUT, delle casse di Call of Duty: Black Ops 3, dei forzieri di Overwatch, e così via). Il bisogno però di non snaturare eccessivamente i punti cardine di Battlefield ha costretto DICE ad operare una sorta di svecchiamento delle armi, con un feeling sì differente da quello percepito negli ultimi Battlefield 4 e Hardline, ma che non si avvicina neanche a quello che poteva essere utilizzare un’arma della Prima Guerra Mondiale in combattimento. A ragion veduta, ovviamente: lo stile quasi steampunk della situazione si adagia perfettamente sulla struttura generale del titolo, che senza dover ricorrere a input eccessivamente anacronistici mantiene la sua salda identità di gioco. Non mancano però espedienti per rendere ancor più dinamico di quanto già non fosse il gioco. Diversi kit, come quello Sentinella che rende dotati di una possente corazza e di una sorta di mini-gun, faranno la loro apparizione sul campo di battaglia, permettendo di cambiare anche radicalmente il vostro attuale approccio al conflitto.

GIOCO DI SQUADRA

Fin qui le cose di cui abbiamo discusso sono completamente nella norma, per Battlefield.  Ai vari gadget a nostra disposizione si aggiunge una maschera antigas, equipaggiabile premendo semplicemente la freccia su e che proteggerà ovviamente dalle granate con gas nervino (ma attenzione, utilizzare la maschera non vi permetterà di mirare). Come detto in precedenza, però, un buon team su Battlefield 1 riveste un ruolo fondamentale come mai prima d’ora in un titolo della serie. Se già su Battlefield 4 la cooperazione era l’ideale per avere una chance reale di vincere, un gioco come Battlefield 1 che sarà indubbiamente più lento e più ragionato, visto anche il contesto storico, merita un’attenzione particolare per quanto riguarda la strategia e il ragionamento. Le gigantesche ambientazioni, realizzate a tal proposito in maniera semplicemente impeccabile e con una minuziosità mai vista prima nella storia della serie, non vi permetteranno il lusso di disperdervi o di compiere mirabolanti imprese in solitaria. Gli stessi punti esperienza, che accumulerete nel corso della partita, hanno come chiaro obiettivo quello di farvi cooperare, ascoltare il vostro capo e portare a termine l’ordine di squadra che vi è stato impartito.

Non mancano certamente, prima che queste parole possano essere fraintese, esempi di modalità che possono essere tranquillamente giocate in singolo, se non siete un amante dei chat party o se non avete un gruppo di amici con il quale condividere qualche ora di gioco. La classica modalità Deathmatch, dove l’unica cosa importante sarà uccidere più nemici possibili, ne è l’esempio: come da tradizione, le mappe vengono ristrette notevolmente, e le due squadre si annientano su un piccolo campo da battaglia all’ultimo sangue. Anche Corsa, la modalità più dinamica dell’intera offerta e anche una di quelle che abbiamo apprezzato maggiormente, può prestarsi a giocate in solitaria, anche se già in questo caso il bisogno di essere supportato da un buon team si fa sentire. Bisogno che viene ulteriormente accentuato in modalità come Conquista, con aree dalle dimensioni esorbitanti, Dominio e anche la curiosa Piccioni di Guerra, nella quale dovremo recuperare dei veri e propri piccioni viaggiatori che dovranno essere liberati per recapitare messaggi alle forze alleate. Le modalità, a dire il vero, non sono tantissime e certamente non brillano per originalità. Nonostante si tratti di classiche esperienze per il multiplayer di Battlefield, era forse auspicabile una presenza più massiccia di modalità, non necessariamente originali ma comunque che avrebbero aumentato la scelta a disposizione del giocatore. Scelta che, preveidamo, verrà sicuramente aumentata con i DLC. Fortunatamente l’impostazione sulla quale si basa Battlefield 1 è quella di ottenere una versatilità delle situazioni la più ampia possibile, con continui ribaltamenti di fronte che A tutto quello su cui abbiamo discusso, parlando di modalità multiplayer, manca il comparto più imponente: le Operazioni.

Se anche dalle Operazioni non dovrete aspettarvi chissà quale innovazione sul piano delle azioni da compiere, da queste potrete però godere di una vera e propria esperienza globale di conflitto. Per fare un paragone con qualcosa di più noto, prendiamo la già citata modalità Corsa. In Corsa la grande mappa di gioco sarà divisa in porzioni, in ognuna delle quali dovremo attivare dei telegrafi che a loro volta, se fatti esplodere, lanceranno l’attacco delle forze alleate sui nemici che ovviamente si opporranno all’attivazione di tali dispositivi. Se gli attaccanti riescono ad attivare entrambi i telegrafi, l’azione si sposta sulla successiva porzione di mappa, fino ad arrivare alla conclusione. Una modalità già vista e rivista nel corso sia della serie Battlefield che anche nel recente Star Wars: Battlefront, sempre di DICE, ma che può essere presa come importante punto di riferimento per spiegare le Operazioni.

Mastodontiche nella loro concezione, le Operazioni si diramano su più campi di battaglia, come se vi trovaste di fronte ad una gigantesca storia da vivere in prima persona con la vostra fidata arma. L’intera guerra, proprio come una Guerra Mondiale, sarà su vasta scala, e proprio come la modalità Corsa ad ogni obiettivo portato a termine con successo vi ritroverete in una nuova location nuovamente a combattere. Come sempre ci saranno attaccanti e difensori, e gli obiettivi seppur variabili saranno in soldoni gli stessi delle modalità di base. Se però cercate un’esperienza davvero appagante e che vi tenga occupati anche per ore intere, Operazioni è sicuramente l’offerta maggiore di Battlefield 1, sulla quale gli sviluppatori hanno sicuramente impiegato una grossa fetta del loro tempo.

L’ANIMALE PIÙ PERICOLOSO DELLA STORIA

Com’è stato passare da jet, carri armati, elicotteri, ai mezzi visti oggi su Battlefield 1? Non tanto differente, a dirla tutta. Nel corso delle modalità più impegnative e dalle aree più ampie avremo come di consueto la possibilità di utilizzare una notevole varietà di mezzi di trasporto. Velocizzare il movimento, in certi casi, è la loro funzione; aumentare notevolmente la potenza di fuoco a disposizione è invece il loro scopo in altre situazioni. Le sidecar e i fuoristrada ovviamente sono i mezzi più veloci, se per errore siete respawnati troppo lontani dal centro nevralgico dell’azione, per farvi raggiungere l’obiettivo in pochi istanti. Vi servirà comunque una buona dose di allenamento, specialmente su terreni scoscesi e ricchi di imperfezioni come quelli che percorrerete sul Monte Grappa. Non servirà allenamento, invece, per guidare i carri armati, che anzi saranno i mezzi più lenti e allo stesso tempo letali. Fondamentali, soprattutto in fase di attacco, i carri armati potranno contenere più soldati a seconda della loro tipologia e saranno perfetti per raggiungere qualunque punto della mappa. Nonostante siano stati depotenziati a livello di corazza dopo i feedback della beta, l’unico spiraglio, a parte la classe Assalto, per cercare di fermarli sarà da ricercare nelle varie postazioni dei cannoni fissi. Anch’essi lenti e difficili da utilizzare, ma d’altronde parliamo sempre della Prima Guerra Mondiale. E che guerra sarebbe senza gli aerei? I biplani armati, che planeranno puntualmente sul campo di battaglia per bombardarlo o per coprire l’avanzata degli alleati, sono particolarmente semplici da utilizzare, molto lontano insomma dall’aspetto più simulativo (quest’ultimo termine racchiudetelo tra dieci virgolette) di Battlefield 3 che già si era perso nel suo sequel.

Senza però girarci troppo intorno, il mezzo più utile nel rapporto qualità/velocità è sicuramente il cavallo. Una corazzata vivente, veloce e pratico, viaggia senza problemi su qualsiasi tipo di terreno e non ha neanche bisogno del tagliando. Scherzi a parte, il cavallo, come già avevamo sperimentato nel corso della beta ad agosto, sarà un mezzo di trasporto particolarmente potente, forse fin troppo considerando che parliamo comunque di un essere vivente dotato quindi di pelle e carne come i soldati nemici. Mentre il soldato che lo cavalcherà si ritroverà con la stessa vita che possiede anche a terra, il cavallo è invece notevolmente più forte rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare, dunque se incontrare un cavaliere l’unica cosa da fare, oltre a scappare, è quella di puntare direttamente al “cavaliere”. In questo senso, forse DICE dovrebbe rivedere qualcosa sul bilanciamento, che è già stato operato per alcuni mezzi corazzati dopo la beta. Tempo per migliorare ce n’è, ma nel frattempo occhio agli equini.

GUERRA MONDIALE

La resa a schermo delle mappe multiplayer di Battlefield 1 è davvero eccellente. E non parliamo solamente dell’aspetto tecnico (texture, effetti particellari, framerate fisso a 60 ma che traballa in fasi concitate) ma anche del design. Perfetto, mai banale, sempre impuntato a dare al giocatore molteplici vie da scegliere per poter ambire a sorprendere il nemico. Le mappe spesso si svilupperanno su più livelli, tra cunicoli e bunker sotterranei e azioni da compiere alla luce del sole, in ambientazioni variegate e splendidamente realizzate che richiamano direttamente quello che già avrete visto nella campagna single player. Abbandonato il Levolution di Battlefield 4, forse ancora troppo pesante da poter essere sostenuto dal comunque ottimo Frostbite, DICE ha cercato di rendere ancor più dinamico non solo l’andamento delle battaglie, come già abbiamo accennato, ma anche l’aspetto delle ambientazioni. Il meteo dinamico la farà da padrone in molte situazioni, come sul nostro Monte Grappa. Sole, pioggia, ma anche tanta nebbia che diminuirà la visibilità e che si ripercuoterà sulla resa effettiva degli scout dalla distanza, permettendo azioni più imprevedibili, cosa già vista nel Deserto del Sinai durante il periodo di prova. Così come l’incredibile distruttibilità degli edifici, mai esagerata e resa ottimamente su tutte le case e le piccole strutture. Un carro armato, in questo senso, potrà davvero seminare il panico in piccoli insediamenti come nella mappa Suez dove gli edificisi sgretoleranno sotto i potenti colpi.

Le mappe attualmente disponibili sono 9, alle quali si aggiungerà gratuitamente a dicembre Giant’s Shadow. Tutte le ambientazioni sono state minuziosamente studiate, dal piccolo dettaglio che può essere una roccia o un albero, fino agli aspetti più fondamentali come il bilanciato piazzamento di un obiettivo o gli edifici che saranno teatro di guerra per le fasi più concitate del finale di partita. Senza entrare troppo nel dettaglio di ogni mappa, anche per dare a voi stessi la possibilità di godervi la sorpresa di fronte agli splendidi scorci che offre il multiplayer di Battlefield 1, ci limiteremo a dare qualche giudizio, sia positivo che negativo, sulle mappe che più ci hanno colpito. Sicuramente Monte Grappa, per la sua struttura e per la cinematograficità con la quale è stata resa (vedere precipitare il dirigibile è visivamente straordinario), è una delle mappe che meglio è stata resa. Al centro di numerose critiche da parte degli Alpini italiani (inappropriate secondo noi), Monte Grappa è un gigantesco paesaggio di montagna, che si sviluppa sul pendio della montagna nel quale diversi bunker difensivi trovano posto rendendo il tutto più frizzante e complicato. Le fortificazioni che dominano alcune aree rialzate potranno essere prese d’assalto da più punti, così come le stesse fortificazioni che ritroviamo in Fortezza di Fao, una roccaforte in decadenza in Asia armata di tutto punto per essere difesa da attacchi nemici e che dovette resistere all’assalto dell’Impero britannico.

Altra mappa davvero spettacolare è Blitz nella sala da ballo. Ambientata lungo le rive del fiume Mosa, offre la maggiore varietà di ambienti che si possa vedere in Battlefield 1. Partendo da una guerriglia prettamente di trincea, proprio come accadeva nella reale Prima Guerra Mondiale, Blitz nella sala da ballo si sposta progressivamente nelle praterie circostanti la città prima di entrare fino a fondo in tale borgo. La sensazione è che questa mappa offra il suo meglio in una modalità dinamica come Corsa, che offre l’intera visione di come l’ambientazione cambi sensibilmente da punto a punto a seconda di dove vi troviate. Sensazione che non si ha nella mappa secondo noi meno ispirata di tutta l’offerta, Amiens, ambientata nell’omonima città francese. Perfettamente riproposta, ricca di piccoli e angusti spazi nei quali passare e di edifici da esplorare, ma si perde molto di quello che vuole essere lo spirito di Battlefield con grosse aree variegate per offrire un’esperienza variegata e adatta a tutti.

Il comparto multiplayer di Battlefield 1, in poche parole è questo: gigantesco, ispirato, purtroppo scarno di modalità ma con mappe dall’indubbia qualità. DICE ha creato un mondo ad hoc per il suo titolo, abbandonando gli ormai classici canoni degli sparatutto in prima persona che puntano al futuro sempre più lontano della guerra e tornando invece a visitare un contesto bellico ormai antico. Tanti avevano paura che un multiplayer nella Prima Guerra Mondiale, una guerra che per definizione fu di trincea, sarebbe stato spento, lento e senza mordente. Al contrario, gli sviluppatori si sono staccati dai canoni reali della vicenda e pur mantenendo una certa identità storica hanno raggiunto un risultato che per molti sarebbe stato irraggiungibile. A qualcuno darà sicuramente fastidio la mancanza di adesione all’effettiva realtà storica, ma DICE è sempre stata chiara su questo punto di vista: la WWI che vediamo in Battlefield 1 non è la riproposizione esatta di quella che devastò il mondo tra il 1914 e il 1918.

Questa prima parte della recensione di Battlefield 1 si conclude qui. Non abbiamo accennato a particolari dettagli tecnici, dei quali invece discuteremo nella recensione completa che uscirà nei prossimi giorni.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.