La situazione interna di Ubisoft continua a peggiorare e, a quanto pare, i dipendenti hanno raggiunto il limite. Dopo una lunga serie di licenziamenti, cancellazioni di progetti e chiusure di studi, la fiducia nei confronti di quello che un tempo era uno degli editori più celebrati dell’industria videoludica sembra ormai compromessa.
Ora i membri del sindacato Ubisoft chiedono apertamente le dimissioni dell’amministratore delegato Yves Guillemot. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, sotto l’attuale leadership il management non sarebbe più in grado di ricostruire un rapporto di fiducia con i dipendenti.
Marc Rutschlé e Chakib Mataoui, membri di Solidaires Informatique (una federazione sindacale francese) e dipendenti presso la sede parigina di Ubisoft, hanno dichiarato a Game Developer che molti lavoratori si sentono traditi dal top management.
Alla pubblicazione sono stati condivisi screenshot provenienti dai canali di comunicazione interni dell’azienda, che mostrano un diffuso clima di frustrazione e delusione. Tra le misure più contestate figurano l’obbligo di rientro in ufficio (Return-To-Office) e un nuovo piano di riduzione dei costi volto a risparmiare 200 milioni di euro nei prossimi anni.
In diversi messaggi interni viene chiamato in causa direttamente il CEO. Rutschlé e Mataoui chiedono apertamente la sua uscita di scena. Pur sottolineando che Guillemot non sarebbe l’unico responsabile del declino dell’azienda, i due ricordano come la responsabilità finale ricada comunque su di lui.
Secondo il sindacato, la situazione è critica almeno dal 2020, anno in cui Ubisoft fu accusata di aver tollerato un ambiente di lavoro favorevole agli abusi. Nello stesso periodo, lo stesso CEO fu coinvolto in accuse di presunti comportamenti inappropriati.
Rutschlé, parlando ulteriormente di Guillemot, ha aggiunto:
Da questa persona non mi aspetto nulla. Il livello di ostilità che le persone provano nei suoi confronti significa che dovrebbe farsi da parte. Solo così potremmo ricostruire una qualche forma di fiducia.
Mataoui, invece, ha puntato il dito contro la nuova sussidiaria legata a Tencent, da cui è nato Vantage Studio, guidato da Charlie Guillemot, figlio dell’attuale CEO. Il lavoratore ha richiamato il tema del nepotismo, sostenendo che la mancanza di diversità ai vertici ostacolerebbe la nascita di nuove idee, soffocando la creatività.
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