“Warzone non è un gioco competitive”, un pro player “smonta” il battle royale di Activision

Di Andrea "Geo" Peroni
2 Gennaio 2021

Il pro player Seth “Scump” Abner smonta il battle royale di Activision, definendo Call of Duty: Warzone un gioco che non può essere considerato competitivo allo stato attuale. Perché? Ce lo spiega lui stesso nell’ultimo appuntamento con OpTic Podcast, al quale ha preso parte pochi giorni fa.

Un argomento che da anni è oggetto di dibattiti è quello relativo al considerare oppure no competitivi i battle royale. Se alcuni di essi possono essere considerati tali, secondo Scump questo non è il caso di Warzone.

I tornei competitivi di Warzone, per chi non lo sapesse, si svolgono solitamente in uno dei seguenti due formati: 2v2 kill race, oppure miglior giocatore in un determinato periodo di tempo. I giocatori del circuito competitive di Warzone non giocano effettivamente l’uno contro l’altro per vedere chi è il migliore, ma confrontano i risultati sulla base delle partite effettuate contro giocatori casuali.

Si tratta di una grossa differenza con i tornei competitive di Fortnite e Apex Legends, che hanno tutti i giocatori nella stessa partita. Solo di recente Infinity Ward ha implementato le lobby private su Call of Duty: Warzone, quindi il gioco non ha ancora raggiunto le feature degli altri rivali.

Questo e altri problemi, come il reverse boosting e gli stream snipers, sono i grossi difetti che, secondo Scump, impediscono a Warzone di essere considerabile un gioco competitivo allo stato attuale delle cose:

Per quanto io ami Warzone, e mi piacerebbe che fosse competitivo, semplicemente non lo è. I tornei sono competitivi perché tutti nel torneo sono davvero, davvero bravi. Ma resta così tanto al caso … è letteralmente RNG [random, ndr].

Il problema non è ovviamente esclusivo di Warzone, in quanto tutto il genere battle royale si basa sul caso e sulla generazione random di oggetti, armi ed equipaggiamenti. tutto in un gioco battle royale è dettato dal caso. Ciò influisce sulla partita, così come anche la connessione del server e l’abilità degli altri giocatori, che varia da match a match.

Scump suggerisce poi che l’SBMM (Skill Based MatchMaking) è un altro dei problemi di Warzone, e che rovina la sfera competitiva del gioco:

Ci sono così tante scappatoie e modi in cui possono far funzionare il sistema. Con l’aggiunta di matchmaking basato sulle abilità, si aggiunge solo un’altra scappatoia.

Insomma, il pro player non le manda certo a dire ad Activision, che nella CDL 2020 ha iniziato a sperimentare il competitive di Warzone mettendo i professionisti l’uno contro l’altro. Siamo sicuri che i tornei caratterizzeranno anche il 2021, ma secondo i pro player ci sono problemi seri da risolvere.

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