Xenonauts 2 era stato annunciato addirittura nel 2016. Da allora ha rapidamente ottenuto finanziamenti su Kickstarter e, dopo diversi anni di sviluppo e quasi tre anni di aggiornamenti regolari in Early Access, è finalmente pronto a debuttare nella versione 1.0. È un contesto importante, perché questo gioco si percepisce come una produzione sviluppata a lungo, con attenzione e con una chiara consapevolezza del pubblico a cui è destinato.
Xenonauts 2 è un gioco che i fan dello storico gioco strategico UFO/X-COM aspettavano da anni. Nella nostra recensione abbiamo verificato se la versione 1.0, dopo un lungo periodo in Accesso anticipato, riesce davvero a restituire l’atmosfera e la profondità tattica dell’originale.
Scontri ravvicinati

Partiamo però dall’essenziale: cos’è davvero Xenonauts 2. Si tratta di un gioco di strategia ambientato in una versione alternativa della Guerra Fredda, in cui l’umanità cerca di fermare un’invasione aliena. Il nostro compito è guidare un’organizzazione segreta di difesa: (ri)costruiremo basi, intercetteremo UFO, addestreremo soldati, studieremo la tecnologia nemica, produrremo nuovi equipaggiamenti e condurremo operazioni terrestri in varie parti del mondo.
Suona familiare? Certo. Ed è un bene, perché Xenonauts 2 non cerca di reinventare il genere da zero. Vuole essere un erede moderno ma fedele del classico UFO. E nella maggior parte degli aspetti lo è davvero.
In tutto questo si percepisce anche una grande coerenza di visione. Non è un gioco che punta forzatamente sulla spettacolarità hollywoodiana, sequenze cinematografiche o sistemi eccessivamente semplificati. Xenonauts 2 capisce che la forza di questo tipo di strategia sta nella tensione derivante da pressione, scarsità di risorse e responsabilità.
Ogni decisione ha un peso, ogni errore può tornare a colpirci dopo settimane di campagna, e ogni progresso tecnologico dà la sensazione che l’umanità non stia vincendo, ma semplicemente riuscendo a riprendere fiato.
Costruzione della base e gestione

Uno dei maggiori punti di forza di Xenonauts 2 resta il livello strategico legato alla gestione della base. È qui che Goldhawk Interactive dimostra di comprendere davvero il DNA del genere. La base non è solo una schermata con edifici, né un luogo da cui “accettare missioni”: è il cuore dell’intera campagna, un centro logistico, scientifico e militare da cui dipendono il ritmo di sviluppo, l’efficacia delle intercettazioni e la capacità di reagire a minacce sempre più gravi. Ogni nuovo modulo conta, e le decisioni sugli investimenti si traducono rapidamente in conseguenze concrete nelle settimane successive.
La gestione è anche semplicemente appagante. Espandere laboratori, officine, magazzini, difese e infrastrutture dà la sensazione di costruire una vera macchina bellica che, inizialmente fragile e impreparata, diventa col tempo sempre più efficiente nel rispondere alla minaccia. È proprio quel tipo di “spessore” strategico che oggi spesso manca nelle produzioni moderne, troppo inclini a semplificare tutto in poche decisioni automatiche.
C’è però una nota stonata che emerge intorno alla metà della campagna. Più si va avanti, più aumenta il numero di missioni terrestri, e la gestione tranquilla della base lascia sempre più spazio a un continuo spegnere incendi. Il livello strategico è molto valido, ma a tratti si ha l’impressione che il gioco gli conceda troppo poco respiro rispetto al ritmo incessante di allarmi e operazioni.
Combattimenti terrestri

Se però c’è un aspetto in cui Xenonauts 2 eccelle davvero, sono i combattimenti terrestri. Gli scontri hanno esattamente il peso che un fan del classico UFO desidera: sono metodici, letali, impegnativi e puniscono senza pietà ogni imprudenza. Non si tratta di cariche spettacolari o colpi di scena cinematografici, ma di centimetri, angoli di tiro, copertura dei settori, controllo dei fianchi e movimenti cauti verso minacce invisibili. Xenonauts 2 capisce perfettamente che la tensione in una strategia non nasce dal rumore, ma dal silenzio prima del disastro.
Meritano una menzione anche le missioni contro i Purificatori, che ampliano efficacemente il conflitto oltre i classici scontri con gli alieni. Grazie a loro, la campagna acquisisce una dimensione più “terrena”, a tratti quasi cospirativa. È un elemento importante, perché la guerra per la Terra non si riduce solo a scambi di fuoco con razze aliene: entrano in gioco infiltrazioni, sabotaggi e operazioni dietro le quinte della crisi globale. Questo ampliamento della posta in gioco funziona e contribuisce alla varietà complessiva della campagna.
Ancora una volta, però, il problema riguarda più le proporzioni che la qualità. Le missioni sono ottime, ma a un certo punto la loro quantità inizia a risultare leggermente opprimente. È il paradosso di Xenonauts 2: il sistema di combattimento è talmente solido che gli sviluppatori sembrano aver concluso che “di più è sempre meglio”. Ma non è del tutto vero. Nelle fasi avanzate della campagna si avverte una certa stanchezza per l’intensità delle battaglie terrestri rispetto al tempo dedicato alla gestione della base, alla ricerca e alla pianificazione.
Ed è proprio qui che vale la pena soffermarsi un momento per osservare quanto grandi siano stati i progressi compiuti da Xenonauts 2 nel corso dell’accesso anticipato. A nostro avviso, uno dei cambiamenti più importanti riguarda proprio l’IA degli avversari. Nelle build precedenti, gli scontri soffrivano talvolta di un comportamento troppo passivo degli alieni, che restavano a lungo nei pressi degli UFO abbattuti, dando quasi l’impressione di aspettare l’esecuzione.
Nella versione 1.0, invece, gli scontri risultano decisamente più dinamici: i nemici escono più spesso allo scoperto, contrattaccano, reagiscono meglio al nostro posizionamento e riescono a spezzare con maggiore efficacia il comfort di una lenta e schematica pulizia della mappa. Non si tratta forse di una rivoluzione capace di trasformare completamente il gioco, ma è senza dubbio un salto qualitativo molto evidente.
Lo stesso discorso vale su scala più ampia per l’intera campagna. Qui l’Early Access non è stato solo un processo di “aggiunta di contenuti”, ma anche di rifinitura del ritmo, del bilanciamento e della coerenza complessiva della struttura. Gli stessi sviluppatori, annunciando l’uscita della versione 1.0, hanno sottolineato come i grandi aggiornamenti abbiano introdotto nuove tipologie di alieni, nuovi modelli di UFO, un’espansione della geosfera, ulteriori missioni e la conclusione della campagna.
La scala del conflitto

Fortunatamente, Xenonauts 2 non dimentica che la difesa del pianeta non si gioca solo “sul campo”. Le battaglie aeree e le intercettazioni degli UFO rappresentano una componente molto importante della campagna, perché contribuiscono a costruire la sensazione di un conflitto combattuto su più livelli contemporaneamente. Bisogna distribuire con attenzione gli aerei, reagire alle violazioni dello spazio aereo, monitorare i radar e calcolare i rischi. In questo modo si ha la percezione di non limitarsi a completare mappe tattiche una dopo l’altra, ma di gestire davvero una guerra difensiva su scala globale.
L’aspetto migliore è che questo sistema mantiene una buona chiarezza. Non tenta di trasformarsi in un gioco nel gioco eccessivamente complesso. Le battaglie aeree sono coinvolgenti senza risultare macchinose; richiedono ragionamento, ma non diventano un compito estenuante. Forse non raggiungono la stessa intensità drammatica delle missioni terrestri, ma rafforzano in modo molto efficace la componente strategica e contribuiscono a mantenere la giusta scala dell’intera campagna.
Il senso del progresso

L’altro pilastro della soddisfazione in Xenonauts 2, insieme alla gestione della base, è il progresso tecnologico. È uno di quei giochi che riescono a rendere perfettamente la fantasia di un’umanità che tenta di colmare il divario con un nemico inizialmente superiore in quasi ogni ambito. Ogni nuovo progetto di ricerca, ogni miglioramento dell’equipaggiamento, ogni nuova armatura o salto tecnologico trasmette la sensazione che non stiamo più soltanto reagendo, ma che stiamo iniziando a costruire una risposta concreta alla minaccia.
Xenonauts 2 collega molto bene la ricerca alla pratica sul campo. Le nuove tecnologie non sono solo “belle descrizioni nei menu”, ma influenzano davvero il modo in cui si affronta la campagna, le priorità produttive e l’efficacia delle unità. Anche la produzione è ben realizzata, perché costringe continuamente a fare scelte: cosa implementare per primo, cosa rimandare, chi equipaggiare e quale direzione di sviluppo considerare prioritaria.
Peccato solo che anche qui, di tanto in tanto, torni il problema del ritmo. Ricerca e produzione sono così appaganti che verrebbe voglia di avere più spazio per soffermarsi su questa componente. In pratica, però, il susseguirsi continuo di allarmi e missioni fa sì che spesso si passi al prossimo problema prima ancora di aver potuto godere appieno dei benefici dell’ultimo progresso ottenuto.
Atmosfera e colonna sonora

C’è però un elemento che tiene insieme tutto il resto e che fa sì che Xenonauts 2 resti così impresso nella memoria: l’atmosfera. Il gioco è pesante, denso e straordinariamente coerente nel suo tono. L’ambientazione in una Guerra Fredda alternativa, il senso costante di minaccia, l’estetica dei progetti militari segreti e quell’inconfondibile aria di paranoia costruiscono un’esperienza che non punta allo spettacolo fine a sé stesso. Deve essere opprimente, tesa e inquietante. E lo è, senza compromessi.
A rendere il tutto ancora più efficace contribuisce una colonna sonora semplicemente fenomenale: cupa, intensa e perfettamente in linea con il tono della campagna. Non si limita a fare da sfondo, ma partecipa attivamente alla costruzione del peso emotivo dell’esperienza. In molti momenti è proprio la musica a trasformare la geosfera da semplice schermata gestionale a vero centro di comando di un pianeta sull’orlo del collasso. Era da tempo che in una strategia non si sentiva un comparto sonoro capace di fare così tanto.
Pronti alla guerra?

Xenonauts 2 non è un gioco perfetto. Il problema principale resta uno squilibrio tra l’eccellente componente strategica e un afflusso forse eccessivo di missioni terrestri nella seconda metà della campagna. Se Goldhawk Interactive avesse dosato meglio questo elemento e concesso al giocatore più spazio per la gestione della base, lo sviluppo tecnologico e una pianificazione più rilassata, potremmo forse parlare di un capolavoro quasi indiscutibile del genere.
Ma anche nella sua forma attuale è un titolo che sfiora davvero l’eccellenza. Non perché faccia tutto in modo impeccabile, ma perché comprende perfettamente cosa debba essere l’erede spirituale del classico UFO/X-COM. Xenonauts 2 non tenta di modernizzare questa formula in modo superficiale: la rispetta, la sviluppa e, a tratti, la celebra apertamente.

Riassunto
Riassunto
Xenonauts 2 è uno dei tentativi più interessanti e riusciti di riportare in vita lo spirito del classico UFO/X-COM in una forma contemporanea. Ci sono giochi che vogliono a tutti i costi essere moderni. E ci sono giochi che vogliono semplicemente essere davvero molto buoni. Xenonauts 2 appartiene chiaramente alla seconda categoria.
Pro
Componente strategica molto soddisfacente e profonda Combattimenti terrestri eccellenti, impegnativi e metodici Sistema di ricerca, sviluppo e produzione tecnologica riuscito Battaglie aeree e intercettazioni UFO ben integrate nella campagna Atmosfera fenomenale, cupa, e colonna sonora di altissimo livelloContro
Dalla metà del gioco si può avvertire una certa saturazione A tratti squilibrio tra gestione della base e componente tattica- Giudizio complessivo8.8
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