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Yet Another Zombie Survivors | Recensione

79

Dopo il successo travolgente di Vampire Survivors, il panorama indipendente si è riempito di produzioni intenzionate a reinterpretarne la formula. Il titolo di poncle non ha inventato da zero questo tipo di esperienza, ma è riuscito a trasformarla in un fenomeno, codificando un sottogenere fatto di controlli semplici, orde sempre più numerose, potenziamenti continui e una crescita esponenziale della potenza del giocatore.

Da quel momento sono arrivati decine di survivors-like, auto-shooter e bullet heaven, da Brotato a Halls of Torment, passando per 20 Minutes Till Dawn, Soulstone Survivors e molti altri. In un mercato ormai così affollato, però, limitarsi a replicare la formula non basta più: serve un’idea capace di distinguere il gioco dalla concorrenza.

Yet Another Zombie Survivors, sviluppato da Awesome Games Studio, prova a farlo introducendo una caratteristica semplice ma efficace: invece di controllare un solo personaggio, durante ogni partita è possibile costruire una squadra composta da un massimo di tre sopravvissuti.

È proprio questa gestione del gruppo a rappresentare il cuore dell’esperienza e a dare al titolo una personalità sufficiente per non apparire come l’ennesimo clone di Vampire Survivors. Sarà tuttavia sufficiente per emergere dal mare magnum del genere? Scopriamolo insieme nella nostra recensione!

Versione provata: PlayStation 5 Pro

Non c’è storia…

Sul fronte narrativo, Yet Another Zombie Survivors non cerca particolari complicazioni. Il mondo è stato travolto da un’apocalisse zombie e un gruppo di superstiti deve resistere contro orde di non morti sempre più pericolose. Non ci sono lunghe sequenze narrative, dialoghi approfonditi o una vera campagna incentrata sulla storia: il contesto serve soprattutto a giustificare il continuo massacro che avviene sullo schermo.

L’immaginario è quello classico del genere, con soldati armati fino ai denti, specialisti, creature mutate e nemici enormi che diventano sempre più aggressivi con il passare dei minuti.

La storia rimane quindi ai margini, ma in fondo non è mai stata questa la priorità. Il vero racconto è quello che nasce all’interno di ogni run, ossia quando si comincia vulnerabili e con poche risorse e si finisce, nelle partite migliori, per trasformare la propria squadra in una macchina da guerra capace di spazzare via intere orde.

Zombie Survivors

La struttura di base del gameplay è immediatamente familiare: si entra in una mappa, i nemici cominciano ad arrivare da ogni direzione e il nostro obiettivo è sopravvivere. Eliminando gli zombie si raccolgono punti esperienza, necessari per salire di livello e scegliere nuove abilità, armi e potenziamenti.

Il sistema di controllo è volutamente semplice, in quanto il giocatore si occupa principalmente del movimento, mentre mira e attacchi possono essere gestiti automaticamente. È possibile intervenire manualmente, ma l’impostazione automatica resta quella più naturale, perché permette di concentrarsi sul posizionamento, sull’elusione degli attacchi e sulla costruzione della propria build.

La vera peculiarità emerge quando si inizia a reclutare nuovi sopravvissuti. Durante una partita possono comparire sulla mappa altri personaggi che, una volta raggiunti e salvati, entrano a far parte della squadra fino a un massimo di tre membri. Non vengono controllati separatamente: il gruppo si muove come un’unica unità, mantenendo quindi l’immediatezza tipica del genere.

A cambiare è soprattutto il modo in cui si costruisce la configurazione offensiva. Ogni sopravvissuto possiede statistiche, armi e abilità differenti. Lo SWAT è il classico tuttofare, il Pyro punta sulle fiamme e sul danno ad area, il Tank sfrutta una maggiore resistenza e armi pesanti, mentre Ghost favorisce uno stile più aggressivo e ravvicinato. L’Engineer, invece, utilizza attacchi elettrici e bonus legati ai tempi di ricarica delle abilità.

Le combinazioni tra i personaggi diventano così centrali. Non si tratta più soltanto di scegliere l’arma migliore, ma di capire quali tre sopravvissuti possano completarsi a vicenda e quali potenziamenti convenga assegnare a ciascuno. Si può costruire una squadra equilibrata oppure concentrare le risorse su un singolo membro particolarmente efficace. Alcuni bonus agiscono su un solo personaggio, altri sull’intero gruppo, mentre diversi oggetti passivi modificano ulteriormente l’andamento della partita.

Interessanti soprattutto i potenziamenti basati sul rischio e sulla ricompensa. Alcuni possono aumentare sensibilmente i danni inflitti a costo di penalizzazioni importanti, spingendo il giocatore verso configurazioni più aggressive e rischiose. A tutto questo si aggiunge una progressione permanente fatta di nuovi personaggi, abilità, evoluzioni delle armi, modificatori, livelli di difficoltà e contenuti da sbloccare.

Quando la build entra a regime, il gioco raggiunge il suo momento migliore. Lo schermo si riempie di proiettili, fiamme, fulmini ed esplosioni e il gruppo comincia a eliminare decine di nemici in pochi secondi, restituendo perfettamente quella sensazione di escalation che ha reso il genere così popolare.

Non tutte le scelte, però, hanno lo stesso peso. Alcuni percorsi di crescita possono risultare piuttosto lineari e, una volta individuate le combinazioni più efficaci, parte della progressione tende a diventare prevedibile. La gestione della squadra riesce comunque a mitigare questo limite, offrendo un numero sufficiente di sinergie da sperimentare.

Sangue fluido

Dal punto di vista estetico, Yet Another Zombie Survivors sceglie una presentazione tridimensionale pulita e funzionale. La direzione artistica non è particolarmente originale e l’immaginario zombie resta piuttosto tradizionale, ma il gioco riesce a mantenere una buona leggibilità anche quando lo schermo si riempie di nemici ed effetti visivi.

È un aspetto importante, perché nelle fasi avanzate di una partita l’azione può diventare estremamente caotica. Nonostante proiettili, esplosioni e abilità si sovrappongano continuamente, il giocatore riesce generalmente a individuare il proprio gruppo, le minacce principali e gli spazi utili per la fuga. Alcune abilità sono inoltre molto spettacolari, in particolare gli attacchi elettrici dell’Engineer, capaci di trasformare il campo di battaglia in un vero spettacolo di luci.

Buono anche il feedback delle armi, mentre il design dei nemici resta l’aspetto meno ispirato, affidandosi spesso ad archetipi già ampiamente conosciuti. Il comparto sonoro accompagna infine correttamente l’azione, con effetti convincenti e musiche energiche, senza però riuscire a costruire un’identità particolarmente memorabile.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

8
Riassunto
Riassunto

Yet Another Zombie Survivors non rivoluziona il genere, ma riesce a distinguersi grazie alla gestione di una squadra di tre personaggi e alle numerose sinergie tra abilità e classi. Pur con un'ambientazione piuttosto convenzionale e una progressione a tratti prevedibile, resta un bullet heaven solido, immediato e molto divertente (soprattutto se giocato in compagnia).

Pro
Gameplay immediato e molto divertente Progressione appagante e ottima sensazione di crescita Sistema a tre personaggi originale e ben riuscito
Contro
Non rivoluziona realmente la formula del genere Direzione artistica e ambientazione piuttosto convenzionali Purtroppo non è presente la lingua italiana
  • Valutazione8
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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