Nell’immenso panorama videoludico attuale esistono alcuni titoli silenziosi che, grazie al loro talento tecnico e artistico, riescono a scuotere profondamente l’animo del giocatore, portandolo a vivere emozioni intense senza alcun testo a schermo o cutscene. Un franchise che balza subito alla mente per tali virtù è senza dubbio Little Nightmares, capace — grazie alla cura di Tarsier Studios per i primi due capitoli e di Supermassive Games per il terzo (qui la nostra recensione) — di entrare nel cuore di moltissimi utenti.
Non stupisce quindi che, quando THQ Nordic presentò al mondo Reanimal, l’attenzione del pubblico venne immediatamente catalizzata in un turbinio di attesa e speranza, anche in virtù del team responsabile dello sviluppo.
Per comprendere il progetto, però, è necessario guardare anche alle sue origini. Anche questo gioco nasce infatti da Tarsier Studios, un gruppo che negli anni ha saputo costruirsi una solida reputazione grazie a opere in grado di mescolare horror, poesia visiva e un design essenziale ma potentissimo. Il loro stile, maturato attraverso prodotti che hanno lasciato il segno per direzione artistica e atmosfera, si riflette chiaramente anche qui: mondi deformi, personaggi fragili e una narrazione che preferisce suggerire piuttosto che spiegare.
Questa recensione parte quindi da qui: dall’incontro tra l’identità creativa di una software house acclamata e una nuova visione ludica, per capire davvero se Reanimal sia in grado di raccogliere l’eredità del passato e trasformarla in un’esperienza memorabile.
Versione provata: PlayStation 5 Pro
Meglio due che uno
Reanimal è un’avventura horror cupa e fortemente atmosferica che segue il viaggio di due fratelli intrappolati in un mondo distorto, dove la realtà sembra piegarsi sotto il peso del dolore e della paura. La loro fuga diventa presto qualcosa di più di una semplice ricerca di salvezza: è un percorso emotivo che esplora il legame familiare, il senso di colpa e la perdita, raccontato attraverso ambienti decadenti e visioni inquietanti.
La narrazione è volutamente frammentata e minimalista, affidata più alla forza delle immagini e dei suoni che a dialoghi espliciti, lasciando al giocatore il compito di ricostruire il significato degli eventi. L’avanzamento è scandito da enigmi ambientali e sequenze di forte tensione, in cui l’impotenza e la fragilità dei protagonisti contribuiscono a creare un costante senso di angoscia. Ne emerge un’esperienza intensa e disturbante, che punta soprattutto sull’impatto emotivo e psicologico, immergendo il giocatore in una vicenda oscura e simbolica capace di lasciare il segno.
In maniera del tutto inedita rispetto alle opere precedenti, qui sono presenti anche dialoghi che, pur nella loro concisione, aumentano significativamente il coinvolgimento e la trasmissione delle emozioni.
Grandi incubi, piccoli personaggi
Dal punto di vista del gameplay, la nuova opera di Tarsier Studios ricalca senza troppe sorprese i lavori precedenti, anche se fortunatamente non in modo totale. Il genere rimane infatti il puzzle adventure a scorrimento orizzontale nella maggior parte delle situazioni, ma il team svedese ha sapientemente ampliato l’esperienza aggiungendo sezioni più ampie, addirittura esplorabili a bordo di specifici mezzi di trasporto.
Ne deriva una fruizione più variegata, che richiede al giocatore (o ai giocatori, visto che l’avventura è affrontabile fino a un massimo di due utenti, online o offline) un’attenzione costante all’ambiente circostante, sempre denso di dettagli e piccoli segreti. Non mancano di certo i pericoli, qui rappresentati da terrificanti forme animali, ma non solo. Come da tradizione, ogni singolo attacco subito corrisponde a un game over istantaneo, che costringerà a ricominciare dall’ultimo checkpoint (fortunatamente disposti in maniera abbastanza ravvicinata).
In questo frangente emerge tuttavia una delle pecche della produzione: la difficoltà di comprendere come agire in determinate circostanze. Vi sono infatti momenti in cui non si capisce immediatamente dove andare o cosa fare e, nel caso di un inseguimento, tale problema porta spesso a un triste epilogo.
Le meccaniche di progressione saranno invece ben note ai più: nella maggior parte delle aree è necessario risolvere un semplice enigma ambientale per avanzare nella sezione successiva. A intervallare questi momenti vi sono poi sequenze action, nelle quali la coppia è chiamata a fuggire dalla mostruosità di turno oppure a eliminare nemici più esili intenti a ostacolare il loro cammino. In questi casi i combattimenti sono molto semplici e richiedono fondamentalmente la pressione di un tasto. Ne consegue una varietà apprezzabile rispetto ai lavori precedenti dello studio, in grado di garantire un dinamismo maggiore durante le 4-5 ore necessarie a raggiungere i titoli di coda.
Inutile dire che il modo migliore di godere del titolo è affrontarlo in compagnia di un amico. Per quanto l’intelligenza artificiale alleata sia di buona fattura (fatto salvo qualche episodio di incertezza nelle aree più complesse), non è minimamente paragonabile all’esperienza che può nascere tra due giocatori ignari di ciò che li attende.
Ambiente ostile
Se nel gameplay si può facilmente riconoscere una base solida costruita nel passato, lo stesso non si può dire delle ambientazioni, che mostrano un’evoluzione evidente. Tarsier è riuscita nella non facile impresa di compiere un notevole balzo in avanti per quanto concerne il design delle mappe. Da tetri manieri a disturbanti fattorie, fino a una location urbana immersa in un conflitto a fuoco, la cura riposta dal gruppo nordico in Reanimal è maniacale e assolutamente degna di nota.
Di prim’ordine anche il comparto illuminazione, altro marchio di fabbrica del team di Malmö. La luce dinamica, insieme all’ottima realizzazione dei materiali, è in grado di instillare un mix di ansia e inquietudine in ogni stanza, consentendo una perfetta immedesimazione con la coppia a schermo. Come facile intuire, una menzione d’onore è riservata anche al comparto sonoro: ogni passo, scricchiolio o sospiro proveniente dai minuti protagonisti è una scarica diretta al giocatore, così come le urla e i ruggiti delle tremende creature presenti in ogni angolo.

Riassunto
Riassunto
Reanimal è il miglior ritorno possibile per Tarsier Studios. Il team di sviluppo è riuscito nella non facile impresa di raccogliere l'eredità costruita con Little Nightmares e costruire un progetto solido, coinvolgente ed espanso in praticamente ogni componente. Nonostante non rivoluzioni troppo il concept, la nuova fatica è capace di catalizzare l'attenzione fin dalle prime battute, grazie ad un'estetica sopraffina e ad un comparto tecnico magistrale.
Pro
Esperienza variegata e coinvolgente In cooperativa dà il meglio di sé Esteticamente impattanteContro
Nelle fasi più concitate non sempre si capisce come agire Qualche inciampo dell'IA alleata in alcune circostanze- Valutazione8.7



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