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Ufophilia | Recensione

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Mettere il cappello di stagnola, stringere i nervi e salire a bordo di un vecchio caravan diretto verso Roswell: UFOPHILIA si presenta così, promettendo un’indagine ai confini tra paranoia, folklore UFO e horror investigativo. Sviluppato da k148 Game Studio e pubblicato da JanduSoft, il titolo abbandona del tutto spettri e case infestate per concentrarsi sugli alieni, scegliendo un immaginario meno inflazionato ma non meno affascinante. Il risultato è un’esperienza che incuriosisce fin dai primi minuti, ma che nel corso delle ore rivela luci e ombre, soprattutto nel modo in cui interpreta il concetto di “horror”.

Versione provata: PlayStation 5 Pro

Area-51

UFOPHILIA non racconta una storia nel senso tradizionale del termine. Non ci sono personaggi memorabili, dialoghi articolati o una vera evoluzione narrativa. Il giocatore veste i panni di un investigatore solitario di fenomeni extraterrestri, impegnato a raccogliere prove dell’esistenza aliena in una serie di luoghi abbandonati: case isolate, appartamenti fatiscenti, capanni nel nulla.

Il contesto è volutamente minimale e lascia grande spazio all’immaginazione, alimentata da una forte estetica da cospirazione e da un costante senso di inquietudine. La componente narrativa emerge soprattutto attraverso le descrizioni degli alieni e i documenti consultabili dal laptop nel caravan, più come enciclopedia che come racconto. È una scelta coerente con l’impostazione investigativa, ma che potrebbe deludere chi cerca una narrazione più strutturata.

Chi chiamerai?

Il cuore dell’esperienza risiede nel gameplay investigativo. Ogni missione è suddivisa in più fasi e inizia con l’esplorazione dell’area alla ricerca di segni di attività aliena. Luci che tremolano, porte che si aprono e chiudono da sole, rumori inspiegabili: ogni creatura manifesta la propria presenza in modo diverso. Per interpretare questi segnali, il giocatore ha accesso a oltre dieci strumenti, tra cui contatori Geiger, magnetometri, lettori EMF e microfoni direzionali, fondamentali per identificare correttamente l’entità in questione.

La gestione dell’equipaggiamento rappresenta però uno degli aspetti più controversi del gioco. È possibile trasportare solo due strumenti alla volta, costringendo a continui viaggi avanti e indietro verso il caravan per effettuare cambi e consultare il laptop. Questo sistema, se da un lato aggiunge tensione e pianificazione, dall’altro spezza spesso il ritmo e diventa frustrante, soprattutto perché molti indizi si sovrappongono tra alieni diversi. La confusione può portare facilmente a errori di identificazione, con il rischio di arrivare impreparati alla famigerata “Fase 4”: il momento in cui l’alieno si manifesta completamente e il giocatore deve fotografarlo prima di essere rapito.

Il fallimento comporta la perdita della missione e l’obbligo di ricominciare, una penalità che pesa soprattutto considerando il sistema di progressione basato sui Roswell Points. Questi punti sono necessari per sbloccare nuove missioni e livelli di difficoltà, ma rimanere bloccati su uno scenario può diventare rapidamente scoraggiante. La varietà delle mappe e dei nove alieni disponibili aiuta a mitigare la ripetitività, così come le diverse personalità delle creature: alcune tollerano la presenza umana più a lungo, altre diventano aggressive in pochi istanti. In ogni caso, quando decidono di attaccare, sono estremamente rapide e letali.

Comparto tecnico e artistico

Dal punto di vista tecnico, UFOPHILIA è un prodotto solido ma non eccezionale. Realizzato in Unreal Engine, gira complessivamente bene su PS5, con un frame rate stabile e solo occasionali cali nelle situazioni più concitate. Visivamente il gioco è funzionale: gli ambienti sono credibili e ben illuminati, ma mancano di una vera identità artistica distintiva. L’interfaccia utente risulta talvolta poco intuitiva e afflitta da piccoli errori di testo, elementi che spezzano l’immersione e che sperabilmente verranno corretti con aggiornamenti futuri.

Dove UFOPHILIA eccelle davvero è nel comparto sonoro. Il sound design è il principale veicolo della paura: scricchiolii lontani, passi al piano di sopra, respiri improvvisi alle spalle del giocatore riescono a creare momenti di autentica tensione. È proprio grazie all’audio che il gioco ricorda al giocatore di trovarsi, almeno nelle intenzioni, di fronte a un horror. Al di fuori di questi frangenti, però, l’atmosfera tende a smorzarsi e il titolo appare più come un puzzle investigativo che come un’esperienza realmente spaventosa, richiamando inevitabilmente il paragone con Phasmophobia, ma senza il supporto del multiplayer che ne amplificava il coinvolgimento.

6.5
Riassunto
Riassunto

UFOPHILIA è un progetto interessante, ricco di buone idee e sostenuto da un eccellente lavoro sul suono, ma penalizzato da una struttura a tratti macchinosa e da un’etichetta “horror” che non sempre riesce a sostenere. Più che far paura, il gioco mette alla prova la pazienza e le capacità deduttive del giocatore. Un’esperienza consigliata agli appassionati di UFO e indagini paranormali, meno a chi cerca brividi costanti e immediati.

Pro
Concept interessante... Buon sound design
Contro
...ma con meccaniche spesso frustranti Narrativamente non pervenuto
  • Valutazione6.5
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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