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Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties | Recensione

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Ryu Ga Gotoku Studio ci ha fatto attendere a lungo per la modernizzazione del terzo capitolo della sua serie di punta dedicata alle vicende di Kazuma Kiryu. Dopo gli eccellenti rifacimenti delle prime due parti di Yakuza, gli sviluppatori hanno deciso di tenere i fan sulle spine per oltre otto anni, alimentando ulteriormente l’attesa. È valsa la pena aspettare così tanto per tornare nella soleggiata Okinawa? Eccovi la risposta nella nostra recensione di Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties.

Versione provata: PC

Una nuova missione per il Drago di Dojima

In Yakuza Kiwami 3 torniamo ancora una volta nei panni di Kiryu. Dopo le precedenti avventure, ricche di eventi drammatici e intrighi, il protagonista decide di cambiare vita e trasferirsi a Okinawa. La leggenda vivente della yakuza di Tokyo assume così la direzione dell’orfanotrofio Morning Glory, prendendosi cura di un gruppo di bambini che vi abitano. Purtroppo la pace dura poco: si scopre infatti che il terreno su cui sorge la struttura è al centro di un grande conflitto che va ben oltre i confini del Giappone.

Naturalmente nel conflitto sono coinvolte anche influenti organizzazioni del mondo della yakuza. Di conseguenza, Kazuma Kiryu è costretto a rivedere i suoi piani e a immergersi nuovamente nell’ambiente da cui aveva tanto desiderato fuggire. Questa volta la posta in gioco è altissima: oltre al proprio onore e al bene del clan, è in gioco anche la vita e il futuro degli orfani, che il protagonista considera a tutti gli effetti come figli propri.

Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties, pur introducendo alcune modifiche, rimane pienamente fedele alla storia dell’originale. La trama del terzo capitolo di Yakuza tiene con il fiato sospeso fino alla fine e regala ai giocatori un’ampia gamma di emozioni.

Il boss con il grembiule

Lo Yakuza 3 originale era un capitolo molto particolare per quanto riguarda il ritmo di gioco. Gli sceneggiatori volevano dare grande risalto alla costruzione del rapporto tra il Drago di Dojima e i suoi protetti. Per questo motivo, gli eventi principali della trama venivano spesso interrotti da scene legate alla gestione dei bambini dell’orfanotrofio Morning Glory. E, diciamoci la verità: questo ritmo più lento non era piaciuto a tutti i giocatori.

Questa volta gli sviluppatori sono riusciti a trovare un equilibrio tra la trama principale e le storie dei ragazzi. La gestione dell’orfanotrofio è stata notevolmente ampliata e trasformata in un vero e proprio grande minigioco. Il giocatore può quindi decidere se concentrarsi sulla complessa vicenda criminale oppure trascorrere del tempo nell’atmosfera più serena, ma non priva di problemi seri, del Morning Glory.

La gestione della struttura è un elemento a cui abbiamo dedicato molto tempo, divertendoci parecchio. Si tratta di una sorta di fusione tra la gestione agricola vista nello spin-off Like a Dragon: Ishin! e la costruzione del resort sull’Isola Dondoko presente in Like a Dragon: Infinite Wealth. Non dobbiamo solo garantire la sicurezza e la felicità dei bambini, ma anche guadagnare il denaro necessario al funzionamento dell’orfanotrofio. Ci aspettano attività come la coltivazione delle piante, l’allevamento di animali, la pesca, cucire vestiti e catturare insetti.

Le risorse ottenute possono essere vendute ai commercianti locali, e i fondi ricavati possono essere investiti nello sviluppo dell’orfanotrofio o nell’acquisto di oggetti utili. Non bisogna però dimenticare il nostro ruolo di padre adottivo: dobbiamo anche aiutare i ragazzi con i compiti, cucinare per loro o giocare insieme. Tutte queste attività sono accompagnate da divertenti e coinvolgenti minigiochi che mettono alla prova abilità e conoscenze. Va detto che gli sviluppatori hanno svolto un lavoro davvero eccellente.

Abbiamo gradito molto anche il fatto che gli sceneggiatori non abbiano presentato i bambini come un gruppo indistinto, ma abbiano dato a ciascuno una propria personalità. Kiryu deve costruire un rapporto con ognuno di loro, permettendoci di conoscere le rispettive storie e, una volta raggiunto un adeguato livello di fiducia, di risolvere i problemi che li affliggono.

Mazzate ad Okinawa

Per quanto riguarda le meccaniche, Yakuza Kiwami 3 si basa in larga misura sul motore utilizzato nel capitolo pubblicato lo scorso anno, Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii. Ciò si traduce in un ritmo di combattimento decisamente più veloce rispetto all’originale. Gli scontri nel remake risultano quindi molto più dinamici e possono coinvolgere un numero maggiore di nemici contemporaneamente. Riteniamo che si tratti di un cambiamento decisamente positivo, poiché il sistema di combattimento non rischia di scoraggiare chi non ha mai provato la versione originale.

Come nell’originale, durante i combattimenti un ruolo fondamentale è svolto da parate e schivate. Anche questo elemento è stato però reso più dinamico. Eseguire una schivata o una parata al momento giusto permette di attivare un attacco speciale o di spostarsi immediatamente alle spalle dell’avversario. Naturalmente anche i nemici sanno sfruttare parate e schivate, utilizzandole con frequenza. Per questo dobbiamo contrastarle con proiezioni o rapidi movimenti che ci consentano di aggirare l’avversario. La combinazione tra azione rapida e dinamica e l’uso tattico di parate e schivate funziona alla perfezione, rendendo gli scontri davvero entusiasmanti.

In Yakuza Kiwami 3 Kiryu può inoltre padroneggiare uno stile di combattimento completamente nuovo, assente nell’originale. Il Ryukyu Style si basa sull’utilizzo simultaneo di diverse armi bianche tradizionali provenienti dalla regione di Okinawa. È particolarmente utile negli scontri contro grandi gruppi di nemici, poiché consente di eseguire attacchi ad area. Le tecniche Ryukyu traggono in larga parte ispirazione dallo stile di combattimento piratesco di Majima visto nello spin-off già citato. Questo stile in realtà ci ha lasciato piuttosto perplessi, perché risulta decisamente overpowered, e quando lo si adotta annulla qualsiasi sfida dal gioco.

Kiryu e le mototeppiste

Un gioco della serie Yakuza non potrebbe esistere senza attività secondarie e minigiochi, e il Kiwami 3 ne è letteralmente colmo. Come da tradizione, possiamo visitare locali karaoke, sale giochi, casinò, piste da bowling e molti altri luoghi.

Oltre alla già citata gestione dell’orfanotrofio Morning Glory, nel corso dell’avventura Kiryu si assume anche la guida di una gang motociclistica femminile. Le Haisai Girls sono in realtà un’organizzazione nobile, il cui obiettivo è proteggere Okinawa dai veri criminali. Il minigioco chiamato Bad Boy Dragon ci permette di gestire il gruppo nel suo percorso per diventare la gang più forte della regione.

È evidente che l’attività Bad Boy Dragon sfrutti apertamente le meccaniche già viste nelle avventure piratesche di Majima. Tuttavia, sono state adattate in modo creativo e convincente all’universo di Yakuza 3. Proprio come in Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii, reclutiamo nuovi membri della gang per poi assegnarle a diverse squadre d’assalto, nominando un leader per ciascuna. In seguito affrontiamo le bande che minacciano l’ordine pubblico.

Gli scontri tra gang si dividono in due tipologie. La prima è una rissa in campo aperto, in cui Kiryu, con l’aiuto delle sue unità, deve sconfiggere decine di nemici ed eliminare infine il loro capo. La seconda modalità è più interessante e articolata: in modo simile alla serie Dynasty Warriors, consiste nel conquistare le basi nemiche e collaborare con le squadre d’assalto al nostro fianco. La differenza è che, invece di salire a cavallo, possiamo in qualsiasi momento montare su una motocicletta per spostarci più rapidamente sulla mappa.

Bad Boy Dragon è estremamente divertente e colpisce per inventiva e umorismo. Reclutare nuovi membri è molto coinvolgente, poiché spesso comporta il completamento di interessanti substories, che in questo titolo non mancano di certo. Interessante anche la possibilità di potenziare l’equipaggiamento utilizzato dalle Haisai Girls. Tuttavia, come già accadeva in Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii, gli scontri contro le varie gang finiscono per somigliarsi molto tra loro, e alcuni giocatori potrebbero avvertire una certa ripetitività dopo un po’ di tempo.

Il lato oscuro del potere

Senza dubbio uno degli arricchimenti più interessanti di Yakuza Kiwami 3 è l’aggiunta alla storia principale di un racconto extra intitolato Dark Ties. In questa modalità vestiamo i panni di Yoshitaka Mine e lo accompagniamo nel suo percorso verso una posizione di rilievo nel mondo della yakuza. Cercando di evitare qualsiasi spoiler su questo personaggio, ci limiteremo a dire che ricopre un ruolo molto importante nella trama ed è una figura davvero intrigante e misteriosa.

Proprio per questo motivo Dark Ties rappresenta un’aggiunta preziosa e interessante alla storia del terzo capitolo delle avventure di Kazuma Kiryu. Grazie a questo contenuto possiamo comprendere meglio le motivazioni che guidano Mine e osservare lui e gli altri membri della famiglia Nishikiyama da una prospettiva differente. Sebbene la trama di questa storia non sia particolarmente lunga, è scritta in modo coinvolgente e, come nel caso dell’arco narrativo del Drago di Dojima, mantiene alta la tensione fino al finale.

Vale la pena soffermarsi anche sullo stile di combattimento di Mine, perfettamente coerente con la sua personalità. I suoi attacchi sono più brutali rispetto alle tecniche di Kiryu e il protagonista di Dark Ties sembra affrontare i nemici con evidente disprezzo e fredda determinazione. Mine è rapido e capace di attacchi in salto, ma non possiede la stessa resistenza e forza del Drago di Dojima. Di conseguenza, gli scontri nella sua storia non risultano una semplice copia di quelli della campagna principale, ma hanno un carattere distintivo.

Nonostante la durata contenuta della sua trama, Dark Ties offre anche una buona quantità di attività secondarie. Oltre alle substories e all’aiuto ai cittadini di Kamurocho, Mine può partecipare a competizioni illegali di sopravvivenza in stile Squid Game. Chi decide di prendervi parte viene catapultato in un labirinto dal quale deve fuggire entro un tempo limite. Al suo interno si trovano numerosi oggetti preziosi, ma anche trappole mortali e nemici che compaiono all’improvviso.

La sfida più grande è però rispettare il limite di tempo: una volta scaduto, Mine viene bombardato da missili letali. Dobbiamo quindi decidere continuamente se abbiamo tempo per cercare altre casse del tesoro oppure se sia meglio correre verso l’uscita prima che inizi l’eliminazione. Una soluzione molto interessante è la possibilità di ingaggiare mercenari che ci aiutino nelle missioni o di acquistare armi speciali per facilitare gli scontri.

Dalla vivace Tokyo alla tranquilla Okinawa

Nel corso della storia principale non visitiamo solo l’iconico quartiere di Kamurocho, ben noto ai fan, ma anche il centro della città di Ryukyu nella soleggiata Okinawa. È evidente come gli sviluppatori abbiano reso ancora più “viva” la cittadina insulare rispetto all’originale. Possiamo osservare la vita quotidiana che scorre per le strade: gli abitanti passeggiano, fanno acquisti al mercato e invitano a entrare nei negozi e nei ristoranti.

La tranquilla cittadina costiera rappresenta un perfetto contrappeso al rumoroso, affollato e ricco di attrazioni Kamurocho. Naturalmente a partire da un certo punto della trama possiamo spostarci liberamente tra le due località, e in ciascuna ci attendono numerose attività aggiuntive. Le substories in Yakuza Kiwami 3 sono state ampliate rispetto all’originale e sono state aggiunte anche nuove missioni.

Entrambe le città sono piene di oggetti nascosti, come nuovi capi d’abbigliamento o chiavi per armadietti. Trovarli tutti non è semplice, ma nel remake abbiamo la possibilità di modificare il telefono cellulare. Possiamo ottenere nuovi sfondi, adesivi e portachiavi che attivano vari bonus. Alcuni facilitano il combattimento, altri segnalano sulla mappa i luoghi in cui si nascondono oggetti preziosi. È una soluzione davvero ingegnosa, più interessante rispetto al classico sistema di equipaggiamento visto nei capitoli precedenti della serie.

Tra remake e remastered

Yakuza Kiwami 3 offre un impatto estetico positivo, ma altalenante sotto diversi punti di vista. La grafica non è sempre uniforme e che alcuni personaggi e oggetti risultano meno dettagliati rispetto ad altri. Inoltre i filmati di gioco hanno ripreso le animazioni legnose già utilizzate nel gioco originale e nella versione Remastered uscita nel 2021, così da segnare un evidente stacco tecnologico tra le fasi di gioco moderne e le cutscene. Ovviamente invece i filmati di Dark Ties risultano molto migliori, proprio perché il Ryu ga Gotoku Studio ha dovuto crearli da zero.

Ciò che conta di più, tuttavia, è che tutti i personaggi principali e le ambientazioni più importanti siano realizzati molto bene. Durante le nostre sessioni di gioco non abbiamo riscontrato problemi tecnici tali da compromettere l’esperienza. Sulla nostra configurazione, che prevede un Ryzen 9700x, 64GB di RAM, una RTX 3070ti, ed il gioco installato su un NVME, abbiamo fatto girare Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties ad una media di 120fps con tutti i dettagli su alto ad una risoluzione di 2560×1080.

Il titolo gira in modo fluido e non presenta cali di frame nemmeno quando sullo schermo sono presenti numerosi nemici contemporaneamente. Come sempre, Ryu ga Gotoku Studio ha affrontato la questione con professionalità, assicurandosi che il gioco fosse pienamente giocabile fin dal giorno del lancio.

Più discutibile è invece la modifica dell’aspetto dei personaggi chiave, che questa volta sono stati modellati sugli attori che ne hanno fornito la voce. Non siamo del tutto convinti della nuova versione di Rikiya, poiché riteniamo che il suo aspetto originale si adattasse meglio al carattere del personaggio.

Come di consueto, il comparto sonoro è semplicemente magistrale. Le voci giapponesi sono perfettamente abbinate ai personaggi e consigliamo vivamente a tutti di giocare con il doppiaggio originale. Anche la colonna sonora contribuisce in modo eccellente a costruire l’atmosfera dell’intera storia, mentre le canzoni del karaoke sono così orecchiabili che vi ritroverete a canticchiarle anche dopo aver terminato la vostra sessione di gioco.

L’oscuro legame con l’originale

Non è facile rinnovare e allo stesso tempo migliorare un gioco come Yakuza 3. Talvolta i remake esagerano, finendo per perdere l’anima dell’originale, ma il Ryu ga Gotoku Studio, però, dimostra ancora una volta di essere maestro sia nella creazione di nuovi titoli sia nel rinnovamento di quelli più datati. Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties non solo conserva i migliori elementi dell’originale, ma ne corregge anche alcuni difetti e limitazioni. Certo, non tutti gli aspetti sono positivi, e avremmo preferito una maggiore cura ed uniformità sotto l’aspetto grafico e tecnico, in particolar modo per ciò che concerne i filmati di gioco. Ma il giudizio su questo remake rimane positivo, e ora non ci resta che attendere le prossime novità sulla serie Like a Dragon, che come al solito non cessa di stupire.

8
Riassunto
Riassunto

Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties rappresenta un remake riuscito del terzo capitolo della saga dedicata a Kazuma Kiryu, capace di modernizzare l’esperienza senza tradire lo spirito dell’originale. La narrazione alterna momenti drammatici e intensi a situazioni più leggere e toccanti, soprattutto nel rapporto con i bambini, che costituisce uno dei cuori emotivi dell’avventura. Il remake amplia e migliora molte attività secondarie, tra cui la gestione dell’orfanotrofio e il minigioco Bad Boy Dragon, oltre ad aggiungere la storia extra Dark Ties, incentrata su Yoshitaka Mine. Dal punto di vista tecnico, il gioco offre buone prestazioni, nonostante una qualità grafica a tratti disomogenea, soprattutto per ciò che riguarda le cutscene. Nel complesso, Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties è davvero un buon remake: conserva i punti di forza dell’originale, ne corregge alcuni difetti e arricchisce l’esperienza con nuovi contenuti.

Pro
Tantissime attività secondarie interessanti e approfondite Trama coinvolgente Avventura aggiuntiva Dark Ties Substories interessanti e ben scritte Gameplay più dinamico rispetto all’originale
Contro
Grafica a tratti disomogenea Animazioni dei filmati legnose che risalgono allo Yakuza 3 originale Il recasting di certi personaggi ci lascia perplessi
  • Giudizio complessivo8
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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