[Recensione] Bridgerton, il nuovo show in costume di Shonda Rhimes

Di Andrea "Geo" Peroni
22 Dicembre 2020

Quando si parla di Shonda Rhimes, si parla di una delle più influenti e importanti produttrici e sceneggiatrici in circolazione. Parliamo del resto della mente dietro a Grey’s Anatomy, o a Scandal, alcuni tra i prodotti televisivi di maggior successo degli ultimi anni. Naturale che, quando Rhimes e Netflix decidono di organizzare un matrimonio creativo per dar vita a un nuovo progetto, il livello di attenzione sia alto sin da subito, ed ecco che questo nuovo matrimonio partorisce sulla piattaforma la sua prima creatura: Bridgerton.

A metà tra un Gossip Girl e un Downton Abbey, Bridgerton è la nuova serie in costume ispirata ai romanzi rosa di Julia Quinn. Ambientata in una particolare e per certi versi visionaria, almeno se paragonata alla reale epoca, Inghilterra del XIX secolo, la serie ruota intorno all’amore, ai dubbi e ai segreti che coinvolgono tutti i personaggi qui presenti, a partire dalla giovane protagonista Daphne Bridgerton (Phoebe Dynevor).

Le personalità complesse dei vari volti in gioco, dal bel Simon (Regé-Jean Page) alla madre surrogata Lady Danbury (Adjoa Andoh), dalla misteriosa narratrice/giornalista Lady Whistledown ai comprimari di contorno ma sempre pronti a far sentire la loro presenza sulla scena tra sguardi, battutine e intermezzi che devono, e ci riescono, mantenere in piedi la storia e gi intrighi di un mondo che nasconde qualcosa di affascinante. La stessa presenza di cotanti personaggi alle etnie così differenti a quelle a cui siamo abituati quando pensiamo all’Inghilterra di fine ‘800, fa sorgere da subito dubbi nello spettatore: si tratta della solita, ennesima serie che in nome del politically correct decide di rovesciare le regole della Storia, quelle con la S maiuscola, e la riscrive a piacere, oppure c’è qualcosa sotto?

Sì, qualcosa sotto c’è. Qualcosa nel mondo di Bridgerton, qualcosa nelle persone, qualcosa nei rapporti umani che emergono sempre più e sempre rinnovati nel corso di questa storia, fatta di un rapporto arcaico ma in evoluzione del sesso e dell’amore, del racconto di una società e di giovani pronti a cambiare ciò che fa ormai parte di un mondo antico che non trova spazio nei sentimenti ma anche nei vizi di quei giorni.

Gli 8 episodi che compongono questa prima (?) stagione di Bridgerton scorrono piacevoli e velocemente, pur prendendosi corposi spazi per presentare tutto e tutti – il primo episodio, in effetti, come tempistiche e ritmo non è il miglior biglietto da visita per la serie. I dubbi vengono però meno quando gli amori e le storie si intrecciano sempre di più, e mano a mano che le vite di Simon e Daphne inizieranno a fare i conti con le loro romantiche scelte.

Una buona sorpresa da Netflix, in definitiva, in chiusura di un anno davvero particolare e che sul fronte delle nuove serie originali non ci ha dato grandi nomi. Bridgerton, per fortuna, dà un bel colpo di coda a questa tendenza.

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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