[Recensione] Stranger Things 3

Di Andrea "Geo" Peroni
5 Luglio 2019

Hawkins e la banda di ragazzini più celebre degli ultimi tempi fanno ritorno su Netflix dopo due anni dalla seconda stagione, che aveva già confermato la bontà della produzione lasciandosi però alle spalle alcuni interrogativi e soprattutto alcune sottotrame di dubbia utilità. Com’è andata stavolta, con Stranger Things 3?

La risposta è: meglio. Perché l’intera terza stagione di Stranger Things è la conferma definitiva, che già si percepiva lontanamente nel corso della sua seconda apparizione, che la serie così come i protagonisti stanno crescendo. Tutto sta mutando, dalle storie ai legami emotivi e non che caratterizzano gli ex-bambini ormai adolescenti che abbiamo imparato a conoscere negli anni. Will e Mike, inseparabili amici, sono le facce perfette di questo cambiamento. Il primo, il bambino che è sopravvissuto al Sottosopra e che per troppo tempo ha fatto la parte del soprammobile, è ora il simbolo della tradizione. Will vuole mantenere il gruppo, vuole mantenere questi legami fraterni. Mike, al contrario, più impulsivo e forse maturo sotto questo punto di vista, è ormai nel fiore dell’adolescenza, innamorato perso di Undici con la quale finalmente si è riunito un anno prima.

In molti sono cambiati all’inizio di Stranger Things 3 rispetto a come li ricordavamo, e in molti sono pronti a cambiare entro la fine di questa terza stagione di uno show che ormai è stata capace di allontanarsi da quell’etichetta delle continue citazioni alla cultura pop degli anni ’80 che per molti erano un pesante leitmotiv adottato dai fratelli Duffer. No, in questa terza stagione anche l’amalgama della trama principale con le altre storie secondarie riesce a funzionare dal primo all’ottavo episodio, lasciandosi alle spalle tutti i dubbi che ci attanagliarono nel 2017 e dando più importanza a ciò che conta veramente.

Le atmosfere sono ormai quelle che conosciamo, per una serie che si piazza tra un teen drama e un prodotto dalle tinte horror. I temi, similarmente, continuano ad essere una conseguenza di ciò che conosciamo: l’avidità dell’uomo, la ricerca del potere, il sovrannaturale incontrollabile. E così il 1985 a Hawkins, ancora una volta, è un anno da ricordare, tra antiche minacce che si fanno avanti e clamorosi complotti internazionali che garantiscono anche quella sottile linea thriller che serviva per tenere sempre alta la tensione dall’inizio alla fine. Eh sì, perché il passaggio per il Sottosopra si è chiuso, è vero, e lo abbiamo visto in Stranger Things 2. Ma il pericolo, come i fratelli Duffer ci hanno insegnato, è più vicino di quanto si pensi.

Stranger Things 3 è un prodotto estremamente interessante, il culmine fino ad oggi di questo franchise che ha trovato fortuna anche nel mondo dei videogiochi e dell’editoria. Le avventure degli ormai non più tanto piccoli abitanti di Hawkins potrebbero proseguire ancora per poco, o per molti anni, chissà. Se la serie saprà mantenersi su questa qualità, anche registicamente parlando, accoglieremo con gran fervore il futuro.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.