Call of Duty Warzone è ancora nel caos? Guerra aperta tra Activision e gli streamer

Di Andrea "Geo" Peroni
22 Luglio 2021

Sta succedendo di tutto, in casa Activision. Mentre Sledgehammer Games si sta evidentemente preparando per il reveal di Call of Duty 2021, che secondo i rumor si chiamerà Vanguard e potrebbe raccontare di una Seconda Guerra Mondiale alternativa a quella reale, l’azienda americana deve fare i conti con un problema molto serio: la guerra aperta contro i grandi streamer.

Il pomo della discordia, come da molti mesi a questa parte, è sempre lo stesso: Warzone. Il popolarissimo battle royale creato originariamente da Infinity Ward e oggi sotto il controllo creativo di Raven, che solo pochi giorni fa ha pubblicato quello che è stato definito il più grande bilanciamento della storia del gioco, è da tempo sotto il fuoco incrociato dei grandi pro player del settore, che nelle ultime settimane hanno dichiarato una vera e propria guerra.

Le polemiche intorno al gioco, in effetti, tornano costantemente. Dai continui glitch che fanno diventare invisibili i giocatori (ormai è leggendario lo Stim Glitch, tornato a più riprese), a update di dubbia utilità come i super-blindati rimossi poche ore dopo la loro aggiunta. Warzone è stato anche protagonista di una massiccia campagna social nata in Italia e che ha avuto i suoi effetti, anche se non quelli sperati. Ne parleremo tra poco.

Dicevamo, i grandi streamer, italiani e non, si stanno muovendo in massa per evidenziare i problemi di un gioco che, tra difetti tecnici e cheater, continua a far discutere.

Alcuni giorni fa Dr. Disrespect, ad esempio, si è scagliato contro il controverso update che ha aggiunto Dead Silence a Warzone, una feature che, a suo dire, ha rovinato l’esperienza. Il noto streamer si è scagliato contro Raven affermando che il team di sviluppo non sa quello che sta facendo, e che gli basterebbe un solo incontro con i ragazzi dello studio per far loro capire cosa occorre sistemare al più presto per migliorare Warzone e far tornare in massa gli utenti che si sono allontanati nel corso del tempo.

Il delirio di un noto influencer? Non proprio, perché lo streamer in questione ha un passato lavorativo con Sledgehammer Games avendo lavorato come level designer ad alcune mappe di Advanced Warfare a suo tempo. Insomma, non l’ultimo in fatto di competenze.

Ben più dura è stata la linea di Pow3r, il pro player italiano che ha dato il via alla campagna social #FIXWARZONEITA con successo ma che, a causa delle sue accuse rivolte verso Activision, è stato completamente bannato da tutti i tornei competitivi di Call of Duty e di tutti gli altri titoli di Activision Blizzard. Una decisione molto dura, ma la situazione sembra ormai essere questa. Lo stesso giocatore e streamer ha ammesso su Twitter di aver esagerato nei confronti di Activision, rea però, come riporta, di non aver fatto nulla per aiutare lui e i colleghi.

Il caso di Pow3r non è il solo, perché poche ore fa anche Lomba, pro player dei Fnatic, ha annunciato ufficialmente di essersi ritirato da ogni torneo competitivo dei brand di Activision, Call of Duty compreso.

In un suo video, che potete trovare qui sotto, Lomba denuncia la dilagante piaga dei cheater che ancora rovinano i server di Warzone, e che gli sviluppatori, in quasi un anno e mezzo di attività del battle royale, non sono stati in grado di mettere una pezza a questo problema.

Il giocatore italiano accusa poi la community tossica, che non perde mai l’occasione per denigrare il suo lavoro e quello degli altri streamer e pro player, ma ammette che i problemi più grossi restano quelli relativi alle dinamiche interne a Warzone, gioco che lui definisce ormai rovinato. La sua decisione di abbandonare il circuito competitivo di Call of Duty potrebbe derivare anche dal modo in cui è stato trattato il collega Pow3r, e non è da escludere che Activision si sarebbe mossa anche contro di lui dopo i video di accusa.

Potete ascoltare le sue parole nel video qui sotto.

Cosa ne pensate? Activision si sta davvero rovinando con le sue stesse mani?



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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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