Ebola Village è uno di quei titoli che, ancor prima di essere giocati, riescono a generare un rumore mediatico sproporzionato rispetto alla loro reale portata. Complice un nome provocatorio, una comunicazione discutibile e una somiglianza fin troppo evidente con Resident Evil Village, il gioco dello studio indipendente Indie Games Studio ha attirato l’attenzione del pubblico non tanto per i suoi meriti, quanto per il sospetto di essere un’imitazione spudorata. Eppure, dietro questa patina di polemica e meme si nasconde un progetto reale, sviluppato da una sola persona, che nel bene e nel male tenta di riportare in vita lo spirito del survival horror anni ’90.
Disponibile su PlayStation 5, Xbox e PC a un prezzo estremamente contenuto, Ebola Village è il quarto capitolo di una saga che negli anni ha accumulato una reputazione piuttosto controversa. L’esperienza finale oscilla costantemente tra il disastro tecnico, la goffaggine creativa e momenti di genuina efficacia, lasciando il giocatore combattuto tra il fastidio per le scelte di design e una sorta di affetto per un’opera chiaramente imperfetta, ma sorprendentemente sincera.
Versione provata: PlayStation 5 Pro
Global Saturation
La trama di Ebola Village non brilla certo per originalità, ma riesce comunque a fornire una motivazione chiara all’azione. Il mondo è colpito da una nuova variante del virus Ebola che ha trasformato intere comunità in nidi di non-morti. La protagonista, Maria (o Marina, a seconda della traduzione), decide di recarsi in un remoto villaggio russo per verificare le condizioni della madre e dell’ex marito Ruslan. Naturalmente, una volta giunta sul posto, la situazione degenera rapidamente: il villaggio è infestato da zombie, il carburante è finito e l’unica via d’uscita è addentrarsi nell’incubo.
Il problema principale della narrazione è che si limita a fare il minimo indispensabile. Le relazioni tra i personaggi, che potrebbero offrire una base emotiva interessante, vengono appena abbozzate. Il rapporto tra Maria e Ruslan, in particolare, resta superficiale e privo di vero sviluppo, così come il legame con la madre, che viene trattato con una freddezza sorprendente anche quando l’infezione è ormai evidente. La protagonista, inoltre, appare spesso emotivamente distaccata, quasi inconsapevole dell’orrore che la circonda.
Il risultato è una storia che funziona solo come pretesto, non come vero motore narrativo. L’impressione è che lo sviluppatore avesse tra le mani elementi interessanti, ma abbia scelto di non approfondirli per concentrarsi maggiormente sulla struttura ludica e sul richiamo a modelli ben più celebri.
Gameplay Evil
È nel gameplay che Ebola Village mostra più chiaramente la sua natura di omaggio (o imitazione) a Resident Evil. Dall’interfaccia all’inventario, dai menu alla gestione delle risorse, tutto richiama apertamente il capolavoro Capcom. Il problema è che queste meccaniche, una volta trapiantate, risultano spesso rigide, mal rifinite o semplicemente antiquate senza la stessa cura che ne giustificava l’uso nei titoli originali.
Il sistema di combattimento è funzionale ma legnoso. Gli scontri si basano su armi da fuoco, coltelli e pochi strumenti di difesa, ma il movimento del personaggio è sorprendentemente limitato: non è possibile camminare in diagonale, rendendo ogni combattimento più macchinoso del necessario, soprattutto con il controller. L’aiming soffre di un’accelerazione poco naturale e i nemici, spesso troppo veloci o numerosi, finiscono per sopraffare il giocatore più per colpa dei controlli che per reale difficoltà.
Gli zombie sono poco vari e riciclano animazioni identiche, muovendosi in modo quasi caricaturale. A loro si aggiungono nemici che sembrano usciti direttamente dal bestiario di Resident Evil Village: licantropi, maniaci con motoseghe e altre creature che risultano più derivate che ispirate. Tuttavia, il gunplay in sé è accettabile, e il feedback sonoro e visivo dei colpi riesce a regalare qualche momento di soddisfazione, soprattutto grazie a un sistema di smembramento e ragdoll esagerato, quasi comico.
L’esplorazione è scandita da puzzle semplici e da una gestione dell’inventario estremamente limitante. Si parte con pochi slot, che aumentano lentamente, costringendo il giocatore a continui ritorni alla stanza sicura. Questo sistema, che nei survival horror classici serviva a creare tensione, qui si trasforma in una fonte di frustrazione, allungando artificialmente un’esperienza che dura appena tre o quattro ore.
Nonostante tutto, Ebola Village riesce a intrattenere. La brevità dell’avventura, unita alla sua struttura lineare e alla semplicità delle sfide, rende il gioco quasi un’esperienza da “horror della domenica”, perfetta per chi cerca qualcosa di leggero, goffo ma curioso.
Tecnicamente da paura?
Dal punto di vista tecnico, Ebola Village è un titolo estremamente disomogeneo. L’utilizzo di Unreal Engine 4 permette al gioco di avere alcuni scorci visivamente gradevoli, soprattutto negli esterni del villaggio, ma molti modelli, texture e animazioni tradiscono l’origine da asset store o una realizzazione poco rifinita. Gli interni degli edifici, spesso sproporzionati rispetto all’esterno, contribuiscono a una sensazione di artificiosità costante.
Il comparto audio è altalenante: gli effetti sonori funzionano, ma l’immersione viene spezzata da scelte discutibili, come il silenzio totale quando si apre l’inventario. Il doppiaggio, disponibile solo in russo, è accompagnato da sottotitoli in italiano imprecisi e spesso mal tradotti, rendendo la comprensione della storia più faticosa del necessario. Alcuni finali, inoltre, sembrano palesemente generati tramite intelligenza artificiale, un dettaglio che stona ulteriormente con il resto della produzione.
Dal punto di vista artistico, Ebola Village non ha una vera identità. Il gioco non riesce mai a staccarsi davvero dall’ombra dei suoi modelli di riferimento e soffre per l’assenza di una visione coerente: il periodo storico è confuso, gli oggetti di scena non dialogano tra loro e l’atmosfera oscilla tra horror serio e involontaria comicità.
Ciononostante, per meno di dieci euro, offre qualche ora di intrattenimento grezzo, imperfetto e nostalgico, che farà storcere il naso a molti ma potrà conquistare chi ama i survival horror old school e non ha paura di un po’ di trash ogni tanto. Ebola Village non è un capolavoro, non è nemmeno un prodotto particolarmente riuscito, ma è la prova che anche i progetti più sbagliati possono avere un cuore. Debole, certo, ma almeno pulsante.

Riassunto
Riassunto
Ebola Village è un titolo pieno di contraddizioni. Da un lato è un gioco mal rifinito, derivativo e spesso frustrante; dall’altro è un progetto sorprendentemente tenace, realizzato da un singolo sviluppatore che, con tutti i suoi limiti, è riuscito a confezionare un’esperienza completa, funzionante e persino divertente a tratti.
Pro
Gunplay accettabile, per essere fatto da una sola personaContro
Imitazione palese, eccessiva e poco riuscita di Resident Evil Storia insulsa Gameplay legnoso e poco interessante- Valutazione5.8



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