Mi dispiace, ci ho provato, ma il multiplayer di Black Ops Cold War è insopportabile | Speciale

Di Andrea "Geo" Peroni
10 Gennaio 2021

Non voglio mentirvi, davvero. Ci ho provato. Ci ho provato con tutto il mio cuore, il cuore di un appassionato giocatore di Call of Duty sin dall’indimenticabile quarto capitolo, il mitico Modern Warfare di Infinity Ward del 2008 che segnò un profondo solco nella storia degli sparatutto. Ci ho provato con tutto me stesso, con la passione di chi ama, di tanto in tanto, rilassarsi giocando al multiplayer di COD, che in fondo è sempre stato uno dei pregi del gioco, quello cioè della partita mordi-e-fuggi da fare anche e soprattutto per scaricare i nervi dopo una dura giornata di studio o di lavoro. Ci ho provato per circa 70 ore, accumulate dal lancio del gioco e senza troppa costanza, ma niente da fare, mi dispiace. Il multiplayer di Black Ops Cold War è insopportabile.

Non voglio assolutamente negare il mio status, quello cioè di giocatore assolutamente nella media come mi ritengo ormai da tempo – c’è stato un tempo, specialmente su MW2, in cui il mio livello era più alto. T’oh, forse, in uno sprizzo di egoismo e superbia, potrei definirmi un giocatore leggermente sopra la media dei player di Call of Duty, ma nulla di più. E qui già potrei udire le grida scandalizzate di alcuni di voi, che urlano “Se non hai le mani non puoi giudicare il gioco!”, o “Dici così solo perché non sei abbastanza forte!”, o ancora “NABBO, VAI A GIOCARE A FORTNITE!”, cose che udivo in massa su gruppi, Facebook e non, ai tempi di giochi come il buon Destiny quando mi azzardavo a chiedere “Scusate, come si completa l’enigma X dell’incursione Y?”. No, care ragazze e cari ragazzi che esternano questi assurdi pensieri e che decantano la loro grandezza: Call of Duty, così come tutti i videogiochi, è pensato per chiunque, ed è peraltro un videogioco pensato per la massa – una massa che dovrebbe essere una community coesa e non tossica. Non c’è nessun élite destinata a far uso esclusivo di COD, non ci sono limitazioni, non ci sono persone che possono, o devono, ritenersi superiori ad altre, se non forse chi il videogiocatore lo fa per mestiere. Ci sono le opinioni, quelle sì, e la mia coincide in buona parte con la stragrande maggioranza dei pensieri espressi dalla community in questi primi due mesi di vita di Black Ops Cold War, e cioè che il comparto multigiocatore è tra i più discutibili dell’intera storia di Call of Duty.

Parto con un presupposto, dovuto. A meno che non siamo stati presi in giro negli ultimi 18 mesi, è chiaro come la luce del Sole che Black Ops Cold War è un gioco che è stato sviluppato a tempo record, addirittura si parla di poco più di un anno per la sua realizzazione. Una follia, se pensiamo che uno studio ha solitamente 2 anni e mezzo per preparare la lavorazione e svolgere lo sviluppo, e dunque io, che tanto stupido forse non sono nonostante non abbia un rateo V/S di 168.6 e 800 miliardi di uccisioni sul multiplayer, avevo già messo in conto che il gioco avrebbe avuto qualche problema. È sempre così, Call of Duty ha sempre bisogno di sistemare alcuni bug e glitch al momento del lancio, così come bilanciare parti dell’esperienza. Nel 2019, all’esordio di Modern Warfare, Infinity Ward si mise subito al lavoro per sistemare l’oppressivo audio di gioco – bellissimo, per carità, anche molto realistico, ma spingeva chiunque a camperare poiché i suoi passi venivano uditi anche a mappe intere di distanza – ma sono innumerevoli gli esempi di capitoli della serie con armi assurdamente potenti e che vengono nerfate nei giorni successivi al lancio.

Ecco, ed è qui che casca l’asino, come si suol dire. Black Ops Cold War, come è evidente, si è dimostrato essere un disastro sotto quel punto di vista. Ma io mi chiedo, e chiedo a Treyarch soprattutto, come sia possibile tutto ciò. Come è dannatamente possibile che una software house con i controc****oni che ha creato uno dei franchise più follemente belli di sempre quale la serie Black Ops – detrattori, non rompete le scatole: BO1, BO2 e BO3, pur coi loro difetti, erano dei signor giochi – possa cadere sistematicamente nel trappolone delle armi sbilanciate a ogni gioco, e non solo: ripetersi, e in proporzioni incredibilmente maggiori, anche per Black Ops Cold War, sia al lancio che nell’update stagionale di dicembre.

Se posso sorvolare gli errori di bilanciamento del lancio del gioco – ricordate i primi giorni, quando l’MP5 dominava incontrastato le lobby multiplayer? – mi è sembrato al limite del credibile ritrovarmi di fronte a ciò che è accaduto il 10 dicembre 2020, con il lancio della Stagione 1 e la conseguente implementazione di Warzone con l’ultimo sparatutto della saga. Tanti, troppi problemi, ancora una volta causati da armi semplicemente devastanti. Ma come, i giocatori ancora sono alle prese con bocche da fuoco impressionanti come l’AUG o l’M16 contro le quali sembra di essere totalmente inefficaci, e gli sviluppatori riescono a introdurre armi ancora peggiori? Ricordo chiaramente la prima partita al lancio della Stagione 1, che era appena iniziata, da pochissimi minuti. Playlist di Nuketown 84, deathmatch a squadre. Il mio primo incontro con un’arma che ancora oggi popola non solo i miei incubi ma anche le lobby multiplayer, la mitraglietta MAC-10 che può essere sbloccata acquistando il Battle Pass in un istante. Un’arma che è un prodigio: rapidissima, facile da impugnare, letale in pochi colpi. In quei pochi minuti di match, capii che Black Ops Cold War aveva un nuovo problema, che non ha fatto altro che peggiorare andando a correre per le verdi praterie di Verdansk ed esplorando Rebirth Island in quel di Warzone.

Penso che sappiate tutti a cosa mi sto riferendo. Altri due demoni, chiamati DMR 14 e Diamatti, hanno inevitabilmente e incontrovertibilmente rovinato il Natale di molti giocatori su Warzone, prima che questi scoprissero che l’unico modo ormai per trionfare sul battle royale era utilizzare una di quelle due armi – o la MAC-10, ovviamente. La questione è stata dibattuta per intere settimane dalla community di Warzone, prima che Raven, che in sostanza amministra i contenuti di Black Ops Cold War su Warzone, decidesse di nerfare le armi, cosa che è avvenuta pochi giorni fa e che in realtà non ha portato a grandi cambiamenti. Cambiamenti che, ovviamente, hanno effetto solo su Warzone. Per quale motivo modificare una situazione perfetta su Black Ops Cold War con dei nerf inutili? Ah no, scusate, in realtà la situazione è a mio avviso molto problematica anche sul multiplayer tradizionale, condito, oltre che di queste armi clamorosamente sbilanciate, anche di tante piccole cose che continuano incessantemente, insistentemente a distruggere la (mia) voglia di restare sul gioco. Oltre a queste piccole cose, poi, c’è naturalmente anche una grossa, ingombrante componente sulla quale gli sviluppatori contavano tantissimo per non-si-sa-cosa e che invece si è rivelato essere come il Team Rocket di Pokémon, ossia una cosa fastidiosa e dannosa: lo skill based matchmaking.

Mi rifaccio alle parole di Treyarch di alcuni mesi fa, all’epoca della beta di Black Ops Cold War, che trovate anche in questo nostro ormai vecchio video: “Lo skill based matchmaking è da sempre presente su COD”. Qualcuno è convinto che non sia così, ma se non ci fidiamo degli stessi creatori di Call of Duty, allora non possiamo fidarci di nessuno, e quindi lo crediamo. Il fatto è che l’SBMM viene implementato in varie forme e in quantità variabile, e credeteci, davvero, se ve lo dico: il matchmaking di Black Ops Cold War è il male. Io, giuro, che gioco a Call of Duty da 12 anni, non ricordo una situazione di questo tipo, con match nei quali si raggiungono facilmente le 50 uccisioni e la vittoria arriva con pochi sforzi, alternati ai proverbiali sbocchi di sangue che culminano il più delle volte con sconfitte causate da un dislivello apocalittico di abilità tra i giocatori – il che è, lasciatemelo dire, semplicemente assurdo: se l’SBMM nasce per mettere insieme giocatori dello stesso livello, come è possibile assistere a squadre così sbilanciate in molte occasioni? La cosa “divertente” riguarda inoltre tutto ciò che sta dietro a questo particolare sistema di SBMM, a mio avviso il peggiore i sempre di COD, e cioè l’implementazione di un algoritmo di ricerca che cambia in presenza di team – il nostro Francesco “Frank” Scaramucci può confermarlo: giocare in singolo o in squadra sembra un’esperienza completamente differente – e alcuni cambiamenti che vengono apportati durante la ricerca di una partita per apparentemente equilibrare il tutto, o addirittura variando parametri nel corso stesso di una partita. Se prima COD aiutava a rilassare e a liberare lo stress dopo una dura giornata di studio o lavoro, oggi, con tutte queste cose, non lo è più, ed è questa secondo me la conseguenza peggiore di tutte.

Ecco, la questione di questi parametri è abbastanza interessante, se non addirittura sconcertante, riportata da alcuni youtuber americani e poi diffusa anche in paesi come il nostro. Activision e Treyarch hanno spiegato nel dettaglio come funziona lo SBMM e l’intero matchmaking di Black Ops Cold War, che, sorpresa delle sorprese, è in grado di cambiare l’esperienza del giocatore in partita a seconda delle sue statistiche, abilità, storia sul gioco. In sostanza, questo algoritmo è in grado di migliorare la mira assistita di un utente “scarso”, per così dire, o di peggiorarla per tutti quegli utenti che altrimenti non avrebbero alcun problema a lasciarsi dietro scie di sangue sul titolo. Vi racconto la mia prima reazione di fronte a questa scoperta: “COSA?”. Pensandoci, l’unica motivazione che ha mosso Treyarch e Activision a creare questo sistema è quello del bilanciare l’esperienza generale dell’utente, ma che non ha davvero alcun senso a livello pratico, specialmente se pensiamo che questi asfissianti SBMM e algoritmi creano fenomeni di reverse boosting che sono sempre più frequenti – erano anni, GIURO, che non vedevo così tanti giocatori fare reverse boost su un gioco come oggi su Black Ops Cold War. E questa non è un’invenzione, se bazzicate dalle parti di Call of Duty da anni. Esistono fior fior di video dimostrativi, anche ad opera di conosciuti pro player del settore, che testimoniano la questione.

Per curiosità, vi riporto il video dello youtuber italiano Midino che analizza la questione.

Il risultato è quello che abbiamo tutti sotto gli occhi, oggi, e cioè che giocare al multiplayer di Black Ops Cold War non diverte. Non diverte più. O perlomeno, parlando per esperienza personale, non mi diverte come un tempo. Non trovo più motivazioni, se non il trascorrere un’ora o due in compagnia di amici per fare quattro chiacchiere, all’usufruire del comparto multiplayer di un titolo che è stato pensato, strutturato e realizzato peggio del previsto, e che col passare delle settimane è andato peggiorando ancora di più con le nuove armi e altri abomini (ho preferito sorvolare sulla mappa Mall at the Pines, a mio avviso una delle peggiori di sempre della storia di COD). Parliamo di un gioco che mi sta facendo rivalutare, pensate un po’, Black Ops 4, quello che fino a poco fa consideravo il peggior prodotto di casa Treyarch. E invece no, Cold War, nonostante abbia diversi pregi che ho raccontato a lungo nella nostra recensione che potete rileggere qui, setta un nuovo standard verso il basso, e ve lo dico col cuore in mano, ripeto, per l’affetto che provo per Treyarch.

Prendete quello che avete letto esattamente per quello che è, ossia lo sfogo di un giocatore ormai con parecchi anni di anzianità sulla serie che, dopo una serata a base di rage-quit dopo essere respawnato in più occasioni di fronte a uno Stoner perennemente puntato su me e i miei compagni, ha deciso di confidarsi con voi. Ripudio Black Ops Cold War? No, questo no. Non è un capolavoro, ma neanche un videogioco interamente da buttare, ed è anche vero che oggi, dopo quasi 2 mesi dall’uscita, riesco a trovare più difetti che pregi in questo titolo. La speranza che le cose miglioreranno è dura a morire, ma occorre darsi una mossa al più presto…

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  1. Mattia Pagliari
  2. Johnny


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