[Recensione] GetsuFumaDen: Undying Moon

Di Matteo "bovo88" Bovolenta
23 Febbraio 2022

Hyakki Yagyō (tradotto in italiano come “La parata notturna dei cento demoni”) è un racconto che fa parte della tradizione folkloristica giapponese da oltre mille anni e che narra, appunto, la parata di un gruppo di demoni giunti nel mondo degli umani. Lo Hyakki Yagyō parla profondamente della visione shintoista del mondo, offre un senso culturale unico dell’estetica della mostruosità e oltre a questo è anche il materiale perfetto per i videogiochi, poiché si ha a disposizione un bestiario ricco di demoni e mostri. Non sono richieste idee aggiuntive e questa non è una critica n.d.r. Getsu Fūma Den: Undying Moon è l’ultimo gioco ad essere direttamente ispirato da questa tradizione narrativa, ed è a dirla tutta, un piacere per gli occhi.

Versione provata: PC

NOMI FAMILIARI

Getsu Fūma Den è un gioco che solo i fan più accaniti dei retrogames conosceranno, infatti è stato originariamente rilasciato in via esclusiva in Giappone ed è spesso visto come un titolo “gemello” di Castlevania. Questa nuova produzione di Konami, Getsu Fūma Den: Undying Moon si tratta principalmente di un roguelike 2D, che si confronta direttamente con il più famoso ed amato Dead Cells.

L’azione è simile, anche se il punto di confronto più vicino appunto è la serie con protagonista Alucard, poiché fornisce una gamma variegata di armi da raccogliere: spade, lance e fruste; si utilizzano armi secondarie come bombe ed altre armi a distanza, come arco e moschetto.

Il nome” Getsu Fūma Den” si traduce approssimativamente come la Leggenda di Fūma Getsu, in riferimento al personaggio principale. E “Undying Moon” fa riferimento al folklore giapponese, in termini di ambientazione, dove i nemici sono yōkai e la sua splendida grafica in stile ukiyo-e. Dopo mille anni, lo yokai Ryukotsuki si è risvegliato e ha scatenato l’inferno su tutto il mondo. Starà al protagonista salvare la situazione, scendendo negli inferi per sconfiggere orde di mostri.

Lo stile visivo di Undying Moon è completamente diverso da Dead Cells ma è altrettanto impressionante, cosa che non si può dire per il gameplay, purtroppo.

IMPEGNATIVO AL PUNTO GIUSTO

Il combattimento in Undying Moon possiamo definirlo buono, con uno scatto utile e una serie di attacchi diversi che rompono la guardia di un nemico, ma il platforming sembra sempre un po’ noioso e legnoso, specialmente quando si cerca di mantenersi sulle piattaforme.

Come la maggior parte dei roguelike, il livello di difficoltà è molto alto, ma mentre si perdono la maggior parte degli oggetti dopo la morte, è possibile mantenere mosse e abilità speciali, insieme allo sblocco delle armi.

Invece di rallentare il viaggio fornendo pagine di statistiche e alberi delle abilità da sfogliare, in questo gioco si hanno quattro icone disposte nella parte inferiore dello schermo, che rappresentano: il proprio “livello” che infligge danni sia con le armi primarie che secondarie, la salute del protagonista ed il numero di pozioni che si possono trasportare. Ogni volta che sconfiggerete un potente nemico o troverete uno scrigno del tesoro, si otterrà un'”anima”, che consentirà di potenziare queste icone.

Un’anima aumenterà il danno dell’arma principale (fino a quattro anime per le pozioni) quindi bisognerà capire se si vuole spendere la risorsa dell’anima rara per un upgrade relativamente minore, o provare ad accumularla per un potenziamento migliore in seguito. Questo è tutto ciò di cui un titolo roguelike ha davvero bisogno come sistema di livellamento e ci ha convinto molto.

I combattimenti con boss, infine, si distinguono in maniera notevole, esteticamente sono fuori di testa ed a livello contenutistico offrono varietà e sostanza, come ad esempio lo stage marittimo ispirato a “La Grande Onda di Kanagawa”, con il mare che si abbatte sulla roccia, generando un effetto splendido e ben animato.

PUNTI DI FORZA

  • Combattimenti con i boss
  • Ambientazione folkloristica giapponese
  • Varietà di armi

PUNTI DEBOLI

  • Piattaforme generate in maniera sconclusionata
  • Il farming può annoiare con l’avanzare
  • Alle volte il combat system è impreciso

Impegnativo, gratificante, visivamente e culturalmente autentico, GetsuFumaDen: Undying Moon è un roguelike divertente. Meccanicamente non fa molto per sfidare o reinventare la formula, ma la snellisce in maniera coinvolgente. Nel frattempo, offre una visione classica, vivida e dettagliata degli stili artistici giapponesi e della tradizione narrativa di Hyakki Yagyō. Come punto di partenza ve lo consigliamo se siete appassionati della cultura e del folklore nipponico e soprattutto al genere action in 2D.



Abbiamo parlato di:

Appassionato di videogiochi e console di ogni tipo, tecnologia ed informatica. Amante dei manga ed anime giapponesi, e della cultura nipponica in generale. Ha iniziato a videogiocare molto giovane prima con SNES e Game Boy, per poi passare a PlayStation. Da allora ogni genere di gioco lo ha sempre affascinato. Gli piace informarsi e tenere informati su questo fantastico mondo virtuale.




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