[Recensione] God Eater 3 – A caccia di Aragami

recensione god eater 3
Di Marco "Bounty" Di Prospero
6 Febbraio 2019

Non giriamoci troppo intorno: combattere mostri giganteschi è da sempre una cosa divertente. E’ probabilmente questo il motivo che ha spinto Bandai Namco Entertainment a creare God Eater, famosa serie appartenente al mondo degli “Hunting Games“. Nonostante la diretta concorrenza con un certo “Monster Hunter“, God Eater si basa su un background narrativo molto interessante, che ha contribuito a fare di God Eater un buon gioco. Dopo due videogiochi e dopo una serie animata, Bandai Namco si accinge al rilascio del terzo capitolo, che abbiamo giocato in pre-release.

Ecco a voi dunque la recensione dedicata a God Eater 3; vi auguriamo una buona lettura.

Nota: La versione provata è quella Ps4 Fat.

TEMPESTA CINEREA

God Eater si svolge in un mondo devastato dalle Oracle Cell, cellule che hanno completamente consumato e corrotto il pianeta Terra. Il male più grande è però rappresentanto dagli Aragami, possenti creature composte da più Oracle Cell. Purtroppo, i comuni umani non possono nulla contro questa minaccia. L’unica salvezza del pianeta è rappresentata dai God Eater, uomini a cui è stato inniettato il “fattore bias”, sostanza grazie alla quale poter brandire le God Arc, possenti armi composte da Oracle Cell ed in grado di sconfiggere gli Aragami. Tuttavia, i God Eater non sono visti come degli eroi ma come delle cavie di laboratorio utilizzate come armi.

L’avventura di gioco inizia dopo aver creato il nostro God Eater. L’editor ci permette di modificare nome, sesso, nome in codice e voce del personaggio oltre a poterne modificare l’aspetto estetico. Nella prima cut-scenes di gioco ci risvegliamo in una prigione, all’interno della quale si trovano altri God Eater. La prigione rappresenta uno dei tanti Approdi in cui i God Eater vengono sfruttati per sconfiggere gli Aragami che mettono a rischio il perimetro di sicurezza. E’ qui che svolgiamo le nostre prime missioni, utilizzate per lo più come tutorial del sistema di gioco. Il punto di svolta arriva quando una Tempesta Cinerea ci costringe ad abbandonare la prigione. Qui incontreremo la “prosperosa” Hilda, capitano di una delle tante carovane, grosse navi su cingoli. Carovana che si rivela essere l’Hub di gioco, all’interno del quale poter svolgere diverse mansioni. Oltre a dar inizio alle missioni, l’hub ci permette di creare/potenziare gli equipaggiamenti, di parlare con il personale o di acquistare nuovi oggetti tramite l’apposito mercato. Tutti aspetti di cui parleremo nel corso di questa recensione. La trama si fa più interessante quando si scopre che la Carovana trasporta un “carico speciale”, che potrebbe rivelarsi la salvezza dell’intera umanità. Purtroppo la narrativa procede fin troppo lentamente e non risulta così profonda come ci saremmo aspettati. La progressione è gestita tramite cut-scenes e dialoghi da compiere obbligatoriamente tra missione e missione. Se le cut-scenes sono tutto sommato godibili, i dialoghi risultato infantili e poco interessanti, oltre a spezzare eccessivamente il ritmo di gioco. Tra l’altro le missioni, soprattutto quelle iniziali, risultano fin troppo simili tra loro, oltre ad avere una difficoltà medio-bassa (ovviamente il discorso cambia nel caso degli Aragami Cinerei). Nonostante ciò il gioco assicura una longevità ed una rigiocabilità pressoché infinite anche se il rischio di ripetitività è sempre dietro l’angolo.

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Durante il giorno dipendente presso una società finanziaria. La sera nerd e videogiocatore. Per me l'intrattenimento videoludico è una forma d'arte grazie alla quale poter fantasticare e staccare la spina dallo stress giornaliero. Cresciuto a suon di Mortal Kombat, Metal Gear Solid e Resident Evil.