[Recensione] Kingdom Hearts: Dark Road – Storia di un villain, parte 1

Di Andrea "Geo" Peroni
29 Giugno 2020

Gli ultimi 18 mesi, per la serie di Kingdom Hearts, sono stati particolarmente intensi. Il franchise nato dalla collaborazione tra Disney e Square Enix, dopo anni di indecisioni, rinvii e silenzi stampa prolungati, è tornato a essere una delle priorità maggiori all’interno del colosso giapponese, che ha preparato una serrata tabella di marcia che sembra non conoscere momenti di pausa: Kingdom Hearts III nel 2019, il DLC ReMind lo scorso gennaio, i nuovi update di Union Cross che avvicinano sempre più il gioco alla conclusione, l’annuncio di Kingdom Hearts: Melody of Memory previsto per quest’anno e del quale si è già parlato tanto (in negativo, soprattutto). E infine, c’è Kingdom Hearts: Dark Road, il nuovissimo videogioco pubblicato da alcuni giorni in tutto il mondo e che ci offre una nuova e intrigante panoramica della storia della serie dal punto di vista del suo villain più carismatico, Xehanort.

Che sia andato bene, questo secondo esordio della serie sul mondo mobile? Ve ne parliamo nella nostra recensione, che… Beh, ne parleremo proprio qui!

LA STRADA OSCURA

Concepito come un prodotto di continuità con Kingdom Hearts: Union Cross, tanto da condividerne non solo le animazioni e la grafica in Flash ma anche l’app per l’avvio – su iOS e Android i giochi sono fruibili infatti tramite la stessa applicazione – Kingdom Hearts: Dark Road (il titolo sarebbe Kingdom Hearts: Union χ Dark Road, ma semplificheremo il tutto) è un (altro) RPG spin-off della serie principale incentrato su quella che è una delle figure più iconiche dell’intera saga, il Maestro Xehanort. Solamente che, a differenza di tutti gli altri prodotti, in questo videogioco seguiamo da vicino le gesta di un giovanissimo Xehanort, da poco partito dalle Isole del Destino e approdato poi a Scala ad Caelum dove è diventato uno dei più promettenti custodi del Keyblade. Un “buco” nella timeline della serie che ha sempre affascinato i giocatori, e che grazie a questo titolo avranno finalmente risposte chiare (?).

Fare digressioni sulla storia, in questo momento, è molto difficile. Dark Road, allo stesso modo di Union Cross (a sua volta ulteriore “stagione” dell’originale Kingdom Hearts χ), è un prodotto che continuerà a crescere e a espandersi in futuro, e del quale al momento possiamo solamente fare alcune considerazioni sul presunto canovaccio narrativo al quale assisteremo nei prossimi mesi (o anni?). Ad uno sguardo molto veloce e preliminare, alla luce di questo “Capitolo 1” del gioco, le basi per stupire ancora una volta i fan accaniti della serie e proporre una storia intrigante e interessante, ci sono tutte. In effetti, anche Union Cross è sempre stato apprezzato dai giocatori per una sceneggiatura di primo livello (parliamo pur sempre di un gioco mobile) ricca di colpi di scena e che racconta in maniera esemplare le abitudini, la vita e i sentimenti dei personaggi che popolavano la città di Auropoli. Dark Road, a giudicare dalle prime battute, sembra poter procedere sugli stessi binari.

In effetti, qualche sorpresa già c’è, e le teorie più o meno fantasiose dei fan stanno già popolando i forum di tutto il mondo. La storia di Dark Road comincia in quella magnifica Scala ad Caelum che per la prima volta abbiamo visto in Kingdom Hearts III, dove Xehanort ed Eraqus sono apprendisti del Maestro Odin insieme ai loro compagni Urd, Bragi, Hermod e Vor, più un misterioso settimo apprendista di cui si sono perse le tracce. Qualcosa, nei mondi, non sta infatti andando come dovrebbe: Heartless Purosangue ed Emblema stanno facendo la loro comparsa in ambienti ancora in formazione – altra importante informazione che il gioco offre sull’immaginario della serie – e questo, oltre che un imprevisto non considerato, è anche fonte di un problema non da poco. I precedenti sette apprendisti, più anziani di Xehanort e compagni, sono infatti scomparsi durante il loro viaggio tra i mondi.

Un viaggio che già sappiamo non porterà ad un radioso futuro, tanto che una scena in particolare ambientata alcuni anni dopo gli eventi di questo prologo non lascia molto spazio all’immaginazione. Quel che possiamo prospettare, però, è che, come la serie ci ha sempre insegnato, ciò che accadrà all’interno di Dark Road avrà un legame importante con gli eventi passati, presenti e futuri del franchise. Nomura molto raramente ha inserito nuovi personaggi senza poi riprenderli in mano e costruirgli un ruolo importantissimo tramite retcon e brillanti intuizioni, basti pensare allo sconvolgente colpo di scena di Kingdom Hearts III, e dunque possiamo presumere che i vari Vor, Urd, Hermod e Bragi, oltre a possibili altre sorprese, non saranno solamente comparse in questo gioco. Se quindi, visti i precedenti, siamo fiduciosi per il prosieguo della storia, c’è una domanda che ogni giocatore deve porsi nel momento in cui si avvicina a Dark Road per la prima volta: la storia di Xehanort è sì interessante, ma a quale prezzo?

FACCIO TUTTO IO, NON TI PREOCCUPARE

Dark Road segna il ritorno, anche se rielaborato, di uno dei combat system più amati/odiati dell’intera serie, quello di Kingdom Hearts: Chain of Memories basato sull’utilizzo delle carte. Xehanort ha infatti a disposizione un mazzo di carte di varia natura e statistiche che può essere migliorato. Come? Ma naturalmente come ogni free to play si rispetti, c’è solo un modo per diventare più potenti: grind a livelli selvaggi, per accumulare esperienza sotto forma di BP (battle points) e missioni da completare che conferiscono vari premi tra cui carte speciali e Jewels – gli stessi di Union Cross, tanto che quelli che avete accumulato tra i due titoli sono condivisi e quindi utilizzabili in entrambi per gli acquisti.

Elementi che Dark Road riprende in larga parte dalla struttura di Union Cross, e anche qui, come nel precedente titolo della serie χ, Square Enix ha fatto di tutto per spingere il giocatore ad aprire il portafogli e accelerare un processo che richiederebbe decine di ore a ripetere ossessivamente e compulsivamente le missioni di pulizia generale dei mondi – al momento sono disponibili solamente Agrabah e Wonderland rispettivamente da Aladdin e Alice nel Paese delle Meraviglie. In questa nostra prima settimana di “gioco” su Dark Road, abbiamo capito per quale motivo durante le battaglie è stata inserita l’opzione per far avanzare automaticamente lo scontro. In sostanza, una volta entrato nel mondo desiderato e attivata l’opzione, possiamo lasciare che il personaggio combatta in tutta autonomia per minuti o intere ore, al fine di conquistare BP da spendere poi per salire di livello, cosa che, dobbiamo ammetterlo non è poi così distruttiva verso la batteria del dispositivo come si potrebbe pensare. Un sistema utile? Certamente, poiché permette al giocatore di non dover ricorrere forzatamente alle microtransazioni per migliorare le proprie statistiche, pur senza ovviare al solito problema del deck che non può essere migliorato tramite questa via. Ma è anche vero che, nonostante l’opzione AUTO e la possibilità di portare a termine tutte le missioni senza spendere un solo euro, questa diventa quasi un’operazione disperata, per la quale sono necessarie davvero un quantitativo di ore spropositate. E quello che ci spaventa è che siamo solo all’inizio di un gioco che continuerà ancora per tanto tempo.

Certo è che, forse già dal prossimo update e con questi primi feedback, Square Enix potrebbe decidere di cambiare un po’ le carte in tavola, in tutti i sensi. È successo più volte in passato con Union Cross, e nulla vieta che gli sviluppatori possano decidere ancora una volta di apportare modifiche. Se sceglierete di non mettere mani al portafogli, potrete godere di una nuova carta al giorno tramite estrazione gratuita, il che significa che in una settimana, giocando costantemente, conquisterete 7 carte. Il gioco, in ogni caso, fa di tutto per portarvi allo sfinimento e ricorrere ai Jewels – eufemismo per non dire la parola microtransazioni – per avanzare nella storia. A differenza di Union Cross oggi, infatti, Dark Road non mette a disposizione strumenti sufficienti per godere senza troppa fatica della storia. Dobbiamo inoltre spendere qualche parola per il combat system, ben poco invitante.

In ogni missione, divise tra principali e fetch quest che richiedono di eliminare un certo numero di nemici o accumulare un certo quantitativo di BP, o World Battlemodalità survival, se così vogliamo definirla, in cui orde infinite di nemici si parano di fronte a noi – possiamo scegliere il terzo componente del trio di battaglia tra Urd, Vor, Bragi e Hermod, ognuno dei quali ha una particolare skill: Hermod è più portato per l’attacco fisico, Vor è un’esperta maga che potenzia gli attacchi magici, e così via. Mentre gli attacchi di Eraqus (personaggio base del party, che non si può scambiare) e del terzo componente non dipendono da noi, quelli di Xehanort dipendono dal deck utilizzato e dalle carte in esso presente. La carta di Minnie, ad esempio, è una potente magia curativa, i cui effetti vengono amplificati se si utilizzano tre carte dello stesso colore – a proposito, per avviare un attacco dobbiamo scegliere 3 delle 5 carte visibili a schermo, e quando queste finiscono non dobbiamo fare altro che ricaricare il mazzo proprio come accadeva in Chain of Memories – mentre altre carte aumentano semplicemente le statistiche di attacco e difesa. È tutto qui? Sì. La profondità di Dark Road, in questo momento, è ai limiti storici, manca una strategia e un vero senso di progressione nella battaglia, e specialmente coloro che sono abituati a un titolo come Union Cross rimarranno spiazzati di fronte a un sistema di questo tipo, semplicistico e in larga parte indefinito, quasi come se neppure gli sviluppatori avessero in mente come dare una forma al tutto. Come abbiamo detto, il gioco sicuramente cambierà nel corso del tempo, e si amplierà con mondi, nuove carte, storie e personaggi. Per ora, però, è un titolo che forse neppure i più accaniti fan della serie riusciranno a digerire.

PUNTI DI FORZA

  • Il canovaccio narrative è potenzialmente molto interessante
  • Può essere completato senza spendere un centesimo

PUNTI DEBOLI

  • Grind a livelli selvaggi…
  • … Sempre se non decidete di ricorrere alle costose microtransazioni per accelerare
  • Gameplay ben poco invitante

Kingdom Hearts: Dark Road è un prodotto acerbo, un nuovo videogioco nel già vastissimo universo narrativo della serie di Tetsuya Nomura che intende mettere in gioco ulteriori segreti tra mondi, personaggi e situazioni, che sicuramente avranno a che fare con il futuro del franchise, ma che pecca su una struttura fin troppo particolare. Il gioco riesce infatti, alla pari di Union Cross, a essere fruibile anche senza ricorrere alle microtransazioni, ma proprio come Union Cross, in proporzioni decisamente maggiori, il giocatore deve ricorrere a sessioni selvagge di grind al fine di salire di livello, potenziare le carte, ottenere BP e così via. Vero, parliamo della possibilità di lasciare che il gioco da solo, in automatico, gestisca queste interminabili sessioni per le quali la parola ripetitività è un eufemismo. Ma a che prezzo, considerando soprattutto che il combat system non è certo tra i più riusciti? Sicuramente Dark Road si evolverà in futuro, qualcosa certamente cambierà, ma al momento non può che essere un prodotto adatto esclusivamente ai fan più accaniti della serie.

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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