[RECENSIONE] Life is Strange: True Colors

Di Chiara Ferrè
13 Settembre 2021

Prendere in mano un progetto e riportarlo in carreggiata dopo uno scivolone non è mai facile, soprattutto se ci si sostituisce al precedente team di sviluppo. I ragazzi di Deck Nine, in questo senso, si sono trovati tra le mani una patata particolarmente bollente, ma si può dire che abbiano con successo raccolto l’eredità di DontNod.

Life is Strange: True Colors rispetta con affetto e intelligenza le caratteristiche tipiche del franchise, mettendo in scena una storia semplice nel suo intreccio narrativo ma coerente, caratterizzata da una protagonista particolarmente ben riuscita, realistica e credibile.

Scopriamo insieme il titolo attraverso questa recensione no spoiler!

Versione provata: PS4

Microcosmo

Deck Nine aveva già messo le mani su Life is Strange occupandosi dello spin-off Before the Storm. Da questo titolo proviene infatti uno dei personaggi principali di Life is Strange: True Colors, la dinamica e grintosa Steph, che qui viene decisamente approfondita.

La forza di True Colors, effettivamente, non sta tanto nel setting o nella trama, ma sta proprio nei personaggi: il cast è limitato ma ciascun componente è interessante e coerente con sé stesso. Nella cittadina di Haven Springs la vita sembra scorrere pacifica: tutti conoscono tutti, c’è un bel clima tra i cittadini che condividono sogni, interessi, passioni, e cercano di aiutarsi l’un l’altro. Questo equilibrio viene spazzato via dall’arrivo della giovane protagonista, Alex, una ragazza dal passato burrascoso ma dal gran cuore, e dal tragico evento che ne consegue.

Alex non è mai davvero riuscita a trovare la pace dopo la sua infanzia sfortunata, è quindi alla disperata ricerca di un posto da poter chiamare “casa”. Come spesso accade, scopriremo che questo concetto è in realtà da attribuire non tanto a un luogo, ma alle persone care.

Haven Springs è un setting grazioso, curato nei minimi dettagli ma comunque limitato rispetto al lungo viaggio che avevamo invece affrontato in Life is Strange 2. In True Colors ci troviamo ad esplorare un microcosmo denso di oggetti e quotidianità, popolato dalle persone, dai loro sogni e dai loro ricordi.

Per giungere alla verità, servirà andare oltre le apparenze di facciata e scavare più a fondo: Alex è la persona perfetta per questo difficile compito, in quanto la ragazza ha sviluppato fin da ragazzina il potere di percepire le più intime emozioni di chi la circonda. Grazie a questa capacità, Alex è chiamata ad aiutare le persone, ma può anche scegliere di influenzare profondamente le loro azioni, smascherando alla fine i più reconditi segreti di ciascuno.

Il potere delle emozioni

Non possiamo approfondire troppo la trama di Life is Strange: True Colors, vi toglieremmo così gran parte del divertimento, ma possiamo invece andare a parlare di quanto questa nuova avventura sia divertente da giocare.

Il gameplay è rimasto lo stesso dei precedenti capitoli, così come le atmosfere, che prendono a piene mani dall’originale titolo del franchise, quello ambientato nell’indimenticabile Arcadia Bay. L’esplorazione si limita alle vie principali del paesello, al giardino e a un vicoletto, ma il bello di True Colors sta negli interni dei negozi e delle stanze che potremo esplorare. Attraverso i commenti della protagonista, scopriremo documenti, quadri alle pareti, targhe commemorative e oggetti tra i più disparati, fondamentali per comprendere il quadro completo della narrazione. In questo modo riusciremo a scavare approfonditamente nelle vite dei personaggi. Non dimentichiamo inoltre il potere di Alex, che ci consente di esaminare alcuni oggetti chiave (che rappresentano, tra l’altro, i collezionabili) sui quali sono impressi emozioni e ricordi.

Non ci sono quick time events o situazioni concitate, come da tradizione tutto si gioca sui dialoghi a scelta multipla e le decisioni da prendere, per indirizzare il corso degli eventi come meglio si crede. Interessante l’aggiunta di alcuni mini giochi (in particolare dei cabinati), anche se ce ne saremmo aspettati qualcuno in più (le situazioni c’erano, ma il giocatore rimane spettatore senza prendere parte all’azione).

True Colors resta un gioco da godersi con tutta calma, leggendo i messaggi sul cellulare di Alex, dialogando con i personaggi, sedendosi sul molo a godersi il panorama.

Un plauso speciale, tuttavia, va dedicato al capitolo terzo, che eccelle per una soluzione di gameplay mai vista prima nella serie, in grado di unire due generi videoludici differenti. Il divertimento è assicurato!

I veri colori dell’animo

Il potere di Alex ci consente di toccare (letteralmente) con mano le emozioni di chi ci circonda, comprendendole nel profondo e provandole sulla nostra pelle. In questo modo la protagonista ne resta influenzata, con devastanti conseguenze, ma è anche in grado di trovare la forza necessaria per prendere in pugno la situazione e manipolare chi gli sta davanti. Una trama così concentrata sul tema emotivo non poteva tralasciare l’espressività e le animazioni facciali dei personaggi, che nel titolo risultano davvero piacevoli e ben curate. Alex in particolare è una protagonista interessante, realistica nella sua fisicità e nelle sue espressioni: il guizzare timido degli occhi, le labbra che tremano, esitanti, sono tutte caratteristiche che denotano una particolare cura per i dettagli da parte del team di sviluppo.

Deck Nine ha viaggiato col freno tirato per quanto riguarda complessità di trama e varietà delle ambientazioni, ma non si è risparmiata sulla grafica, rendendo True Colors il miglior capitolo della serie sotto questo punto divista. Anche la regia di alcune scene clou risulta piacevole e curata, in grado di coinvolgere sempre il giocatore.

Tecnicamente non abbiamo riscontrato particolari problemi, a parte qualche crash tra una scena e l’altra e una Alex improvvisamente in “T-pose” dopo un cambio inquadratura.

Menzione d’onore va al doppiaggio (inglese) e alla colonna sonora, ricca di brani sempre azzeccatissimi e ad opera di artisti affermati quali Kings of Leon e Radiohead.

 

PUNTI DI FORZA

  • La protagonista
  • Il terzo capitolo
  • Un ottimo finale, in tutti i casi

PUNTI DEBOLI

  • Un mondo di gioco piccolo e non originalissimo
  • Pochi minigiochi e varianti sul gameplay

Deck Nine torna su Life is Strange dopo la breve parentesi di Before the Storm per occuparsi del terzo capitolo, True Colors. Il titolo è di gran lunga il più bello dal punto di vista grafico, grazie alla cura nei dettagli e nelle animazioni (soprattutto quelle facciali). Dopo la trama e i personaggi poco a fuoco di Life is Strange 2, si torna all’origine attraverso un intreccio semplice ma capace di commuovere e sorprendere sul finale. Il microcosmo di Haven Springs è da esplorare e scoprire con calma, lasciandosi trasportare dalle emozioni della giovane Alex, in grado di percepire e manipolare i sentimenti di chi la circonda. Life is Strange: True Colors lascia da parte le tematiche sociali per concentrarsi sui piccoli e grandi drammi personali che interessano tutti noi, dando vita a una storia semplice e a un microcosmo emotivo ben tratteggiato. Il tutto è impreziosito da un guizzo di genialità nella parte centrale del titolo, davvero difficile da dimenticare.




Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme: vivo di cinema, libri, videogiochi e serie TV. Durante la settimana scrivo, osservo il mondo e vedo gente. Nel tempo libero scrivo (sì, di nuovo), disegno, videogioco.




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