[Recensione] Onimusha: Warlords – Ritornano samurai e demoni

Di Matteo "bovo88" Bovolenta
23 Gennaio 2019

Nell’ormai lontano 2001, Capcom pubblicò su PlayStation 2 un titolo alternativo alla già affermata saga di Resident Evil, denominato Onimusha: Warlords. Quest’ultimo riprese alcune delle meccaniche dell’action creato da Shinji Mikami e le trasportò all’interno del giapponese feudale del periodo Sengoku. Il risultato? Un franchise di successo, apprezzato e sempre richiesto dai fan.

La casa di Osaka, finalmente, sembra essersi decisa ad ascoltare i propri utenti, riproponendo Onimusha: Warlords in versione rimasterizzata in HD su PlayStation 4, Xbox One e Switch. Una mossa molto furba, fatta per tastare il terreno della community e recepirne l’audience, magari per un nuovo titolo creato da zero.

Versione provata: PlayStation 4

PRINCIPESSA TI SALVERÒ

Le vicende di Onimusha: Warlords, come già anticipato, si svolgono nel periodo Sengoku e vedono il samurai Samanosuke Akechi (con le sembianze e la voce dell’attore nipponico Takeshi Kaneshiro) anteporsi ai demoni Genma, alleati dei signori feudali (tra cui Oda Nobunaga, tornato in vita dopo aver stretto letteralmente un patto col demonio) e rapitori della principessa Yuki. Quest’ultima viene portata via dal castello di Inabayama, sotto gli occhi di Samanosouke, gravemente ferito e impotente,  fino al momento in cui gli Oni, entità nemiche dei demoni, decidono di aiutare il samurai nella sua missione di salvataggio, donandogli un artefatto magico in grado di neutralizzare gli esseri demoniaci ed assorbirne le anime.

La narrazione è uno dei punti forti di questa produzione, infatti Capcom, ha impostato questo titolo come un racconto cinematografico, che ben rappresenta l’epoca giapponese feudale ed in grado di affascinare direttamente il giocatore. Onimusha, infatti, nei primi anni del nuovo millennio rappresentò una grande novità per il comparto tecnico proposto e appunto per il proprio taglio cinematografico.

L’impostazione di gioco è una netta derivazione di Resident Evil, con telecamere fisse e fondali pre-renderizzati. Stesso discorso per i controlli che richiedono dei movimenti particolari per cambiare direzione e poi avanzare o indietreggiare, dovendo girare su se stessi. Se in passato l’utilizzo della croce direzionale rappresentava una delle maggiori sfide per riuscire a padroneggiare l’arma bianca di Samanosuke, in questa remastered il controllo del samurai è assegnato all’analogico sinistro. Una modernizzazione necessaria, che ha i suoi pro e i suoi contro. Da un lato l’utilizzo della sola croce direzionale avrebbe scoraggiato i giovani gamer ormai abituati all’analogico o il nuovo pubblico che si affaccia a questo titolo per la prima volta. Dall’altro il gioco risulta abbastanza semplificato negli scontri, soprattutto con i boss. Nella versione su PS2 i grandi demoni davano non poco filo da torcere, e ogni piccolo movimento, scarto laterale o parata erano di vitale importanza, con l’analogico passano in secondo piano e vengono preferiti i poteri demonici per disfarsi dei nemici.

KATANE E ANIME

Riprendendo l’argomento dei poteri demoniaci, grazie al proprio guanto Oni, Samanosuke è in grado di assorbire le anime dei Genma. Queste ultime hanno tre diverse tipologie: rosse, da usare per i potenziamenti; blu, utilizzabili per recuperare il mana; e verdi, per curare il personaggio. Inoltre, a ciascuna di queste anime, corrisponde un’arma che viene donata nel corso dell’avventura e che si basa sulle forze elementali di fuoco, vento e fulmine. L’alternanza di questi tre tipi di spade ed elementi è molto importante e necessario per lo sterminio dei demoni, oltre all’utilizzo di armi aggiuntive a distanza, come arco e fucile.

Nel corso dell’avventura vi sarà la possibilità, in alcune occasione ben definite, di prendere il controllo di Kaede, kunoichi e compagna di battaglia di Samanosuke. Kaede si attesta come personaggio di supporto, infatti le saranno assegnate sezioni di esplorazione e recupero di oggetti, al fine di avanzare e approfondire la storia. Il recupero di oggetti in generale, è volto alla risoluzione di enigmi e al backtracking per riuscire ad aprire passaggi bloccati in precedenza. In definitiva, per concludere la campagna sono state impiegato poco più di cinque ore.

A livello tecnico Onimusha: Warlords, vede modelli e le texture portati in alta definizione, mentre le animazioni e le cutscene sono state impreziosite da alcune sequenze in CGI degne di nota. Per quanto riguarda il comparto audio, la colonna sonora è stata risuonata nella sua totalità, mentre il doppiaggio in giapponese è consigliabile tutta la vita a quello inglese, con l’abbinata ovviamente dei sottotitoli in italiano.

PUNTI DI FORZA

  • A distanza di 18 anni rimane un gioco godibile e innovativo
  • Aggiunta del controllo analogico che aiuta i neofiti e nuovi gamer
  • Ridoppiaggio in giapponese ottimo

PUNTI DEBOLI

  • Versione rimasterizzata senza l’aggiunta di novità significative
  • Tuttavia l’analogico per i giocatori di vecchia data semplifica il gameplay
  • Alcune schermate fisse tendono a dare ancora qualche problemino

Onimusha: Warlords è un gioco che tutti gli amanti degli action devono provare, esso fonde infatti le meccaniche dei primi Resident Evil a un’ambientazione dell’epoca Sengoku giapponese, costellata di folklore e demoni che tutt’oggi sono utilizzati in nuove opere video ludiche. La narrazione da taglio cinematografico rivisitata in CGI e il doppiaggio in lingua giapponese forniscono un valore aggiunto a questa versione rimasterizzata, che tuttavia non spicca in novità ridondanti. L’implementazione del controllo analogico può essere gradito oppure no, però quello che manca sono degli elementi aggiuntivi che si possono trovare in altre remastered. Capcom comunque ha riesumato un capolavoro che deve essere giocato in Full HD e goduto pienamente, con la speranza che venga sviluppato un nuovo titolo della saga per le console attuali.



Appassionato di videogiochi e console di ogni tipo, tecnologia ed informatica. Amante dei manga ed anime giapponesi, e della cultura nipponica in generale. Ha iniziato a videogiocare molto giovane prima con SNES e Game Boy, per poi passare a PlayStation. Da allora ogni genere di gioco lo ha sempre affascinato. Gli piace informarsi e tenere informati su questo fantastico mondo virtuale.