[RECENSIONE] Tell Me Why

Di Chiara Ferrè
12 Novembre 2020

“Ritorno a Casa”, “Segreti di Famiglia”, “Eredità”: questi i titoli dei tre capitoli che costituiscono Tell Me Why, disponibile dal 27 agosto su Xbox e PC. La casa produttrice francese DontNod, specializzata in avventure grafiche, punta anche questa volta a raccontarci una storia emozionante: come nel secondo Life is Strange, anche qui i protagonisti sono due fratelli, gemelli in questo caso. Alyson e Tyler si ritrovano dopo un decennio in cui sono cresciuti separati, in seguito alla tragica morte della madre. Da queste premesse prende avvio la narrazione, che ci porterà a viaggiare tra paesaggi innevati e ricordi d’infanzia alla ricerca di una verità ancora sepolta. Con Tell Me Why, DontNod ci riprova tratta alcune tematiche delicate del nostro tempo. A tratti, ci riesce meglio che con il secondo capitolo di Life is Strange, che si era purtroppo rivelato un grosso buco nell’acqua e un mezzo fallimento rispetto all’originale ambientato ad Arcadia Bay.

Essendo un titolo basato sulla narrazione, ci saranno accenni alla trama e ai personaggi. Gli spoiler riguardanti colpi di scena e principali avvenimenti saranno evitati in questa recensione. Tuffiamoci quindi nei ricordi e analizziamo insieme le caratteristiche di Tell Me Why.

Versione provata: PC.

UNA TOCCANTE NORMALITÀ

I due giovani protagonisti, Alyson e Tyler, sono fratelli gemelli dalle caratteristiche molto ben definite. Alyson è insicura, assalita dal dubbio e dai rimorsi per un passato dal quale non riesce a liberarsi. Tyler è più forte e deciso a scoprire tutta la verità. È inoltre un ragazzo transgender, che è già passato attraverso un lungo percorso di accettazione e affermazione di sé che il giocatore non vive, in quanto è avvenuto prima dell’inizio degli eventi narrati. Tyler infatti è cresciuto in una comunità, lontano dalla sorella, nonostante la promessa di riunirsi con lei il prima possibile. Il padre dei due ragazzi è ignoto.

Il gioco parte proprio con il ricongiungimento dei gemelli, che inevitabilmente vengono ben presto trascinati nei ricordi dolorosi del loro passato. L’unico modo per guardare avanti è, come spesso accade, guardarsi indietro per comprendere a pieno le cause della morte della loro madre e ricostruire la vita della donna: ci sono infatti ancora moltissime cose riguardo la misteriosa madre-single che i due gemelli non sanno.

La narrazione prosegue con ritmo altalenante, che alterna fasi molto lente a picchi emotivi non indifferenti. Il secondo episodio, intitolato “Segreti di Famiglia”, supera con decisione il primo e ci consente di immergerci nelle vicende familiari dei personaggi e negli scenari che li racchiudono. L’elemento più riuscito di Tell Me Why non è di fatto la sceneggiatura, che non brilla per originalità, ma è proprio il personaggio di Tyler: questa volta DontNod non vuole strafare a tutti i costi, ma ci mette tra le mani un personaggio piacevole, ben riuscito. La sessualità e il processo transizionale di Tyler sono descritti con estremo tatto e semplicità, senza concentrarvisi troppo. Attraverso i personaggi secondari e la narrazione ambientale, si tratta il tema della transessualità e dell’omosessualità nei suoi aspetti cardine, senza farne il fulcro della narrazione. Il risultato è un personaggio estremamente umano e positivo, forte, deciso e compassionevole nel suo autodeterminarsi. Alla fine del terzo capitolo (il gioco dura una decina di ore complessive) Tyler è semplicemente Tyler, ed è proprio così che deve essere.

UN PASSATO TUTTO DA RICOSTRUIRE

Tell Me Why ci si presenta come un microcosmo nel quale le ambientazioni, seppur molto ben curate, si ripetono per ripresentarsi capitolo dopo capitolo. Dalla villetta di montagna alla stazione di polizia fino al negozio, ci ritroveremo ad analizzare gli interni in ogni loro minimo dettaglio. Proprio su questo si basa, fondamentalmente, gran parte del divertimento: sull’osservazione. Leggere lettere, email, diari e ascoltare i conseguenti commenti dei gemelli è fondamentale per ricostruire le vicende dei personaggi. Come è ormai marchio di fabbrica dei titoli DontNod, anche Alyson e Tyler sono dotati di un potere speciale: un collegamento mentale che consente ai gemelli di parlarsi telepaticamente (chiamato “la Voce”) e la possibilità di rievocare in maniera vivida alcuni ricordi in presenza di determinati stimoli. Basta un luogo, un oggetto o una melodia per riportare alla mente dei gemelli brevi stralci del loro passato: attenzione però, non sempre i ricordi sono attendibili al cento percento. Al giocatore l’ardua sentenza di decidere se è andata davvero come ricorda Alyson o come ricorda Tyler (la scelta comunque influenzerà solo il rapporto tra i due gemelli e non la narrazione in sé).

A vivacizzare il gameplay sono stati inoltre introdotti diversi enigmi che devono essere risolti con l’ausilio di un libro di favole: eh sì, armatevi di occhiali da vista perché ci saranno moltissime storielle da leggere e interpretare. Non tutti gli enigmi sono obbligatori, ma rappresentano un bel diversivo dalla solita esplorazione. Per aumentare la giocosità è infine possibile mettersi alla ricerca di alcuni simpatici collezionabili.

UNA PASSEGGIATA TRA RICORDI E PAESAGGI INVERNALI

Tell Me Why non offre delle tracce orecchiabili come quelle del primo Life is Strange, e delizia più gli occhi che le orecchie: dal punto di vista grafico il titolo torna a uno stile più realistico, puntando sul contrasto tra il freddo dei paesaggi invernali e la confortevolezza degli interni. Spesso ci viene data la possibilità di fermarci ad osservare il paesaggio, e dati certi scorci particolarmente suggestivi è davvero un peccato non approfittarne. A parte un paio di glitch e qualche compenetrazione non abbiamo riscontrato bug particolari. Non tutti i visi sono espressivi, ma quelli dei protagonisti trasmettono molta emozione soprattutto nei momenti clou del racconto. Gli input dei comandi rappresentano invece un punto di demerito: spesso gli elementi a schermo da analizzare sono moltissimi e quasi sovrapposti, tanto che diventa difficile posizionare la telecamera nel modo corretto per riuscire ad esaminare proprio ciò che si vuole. A volte inoltre ci è capitato di perderci dei ricordi o dei dialoghi interessanti in quanto non è sempre chiaro l’ordine degli oggetti da esaminare: alcune mosse faranno avanzare la trama senza che noi lo vogliamo.

A parte qualche piccola défaillance, il titolo risulta comunque godibile.

 

PUNTI DI FORZA

  • Le ambientazioni
  • Gli enigmi sono interessanti e danno varietà al gameplay
  • I protagonisti sono ben caratterizzati…

 

PUNTI DI DEBOLEZZA

  • …ma i personaggi secondari sono praticamente inesistenti
  • Conclusione della trama non molto convincente
  • Input dei comandi scomodo

 

Tell Me Why è un’avventura grafica rilassante, adatta a chi vuole godersi una decina di ore senza impegno, ascoltando una bella storia. Il titolo tratta tematiche delicate con efficacia, parlando con naturalezza di identificazione di genere, attacchi di panico, maternità, fratellanza, amore e perdita. La trama tuttavia non brilla per originalità e i finali risultano poco soddisfacenti: non riescono infatti a cogliere nel segno e raggiungere a pieno l’obiettivo della narrazione, che si basa di fatto sull’accettazione e sull’affrontare le conseguenze delle proprie azioni. L’assenza totale di un “cattivo” degno di nota rende infine Tell Me Why un bell’esperimento che però non è riuscito a convincerci totalmente. Consigliato a chi cerca un intrattenimento narrativo senza troppo impegno.

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Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme: vivo di cinema, libri, videogiochi e serie TV. Durante la settimana scrivo, osservo il mondo e vedo gente. Nel tempo libero scrivo (sì, di nuovo), disegno, videogioco.




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