[Recensione] Bleeding Edge – Non chiamatelo clone

Di Andrea "Geo" Peroni
30 Marzo 2020

Per l’ultimo anno di vita di Xbox One – certo, la console continuerà ad arricchirsi di videogiochi, ma l’attenzione sarà ovviamente tutta verso la potenza di Xbox Series X – il colosso di Redmond ha scelto una strategia un po’ particolare. Sfruttare il suo più famoso brand per salutare il nuovo hardware, con Halo Infinite; riconfermare l’impegno sul fronte delle grandi produzioni indipendenti, con Ori and the Will of the Wisps; tentare, infine, di riaffermare la propria volontà di tornare a puntare sulle tanto chiacchierate esclusive. L’onore di adempiere a questo compito spetta a Ninja Theory, già autori di Hellblade: Senua’s Sacrifice, che da pochi mesi fanno ufficialmente parte degli Xbox Game Studios.

Ecco quindi che, mentre una branca dello studio è impegnata su Hellblade II, i ragazzi di Cambridge riescono a sfornare un’IP nuova di zecca, Bleeding Edge. Presentato nel corso dell’E3 2019, da pochi giorni il gioco è finalmente disponibile su Xbox One e PC, e accessibile, come tutte le esclusive Microsoft, su Xbox Game Pass da subito. Dopo aver accumulato ore e ore sul multiplayer, siamo finalmente pronti a raccontarvi tutto quello che c’è da sapere su Bleeding Edge, un gioco dalla forte anima ma che rischia di soccombere a un mercato molto difficile.

Versione provata: PC

HA DAVVERO FUTURO?

Il punto interrogativo più grande riguardo questa produzione non è tanto la qualità. Il gioco, di per sé, ha abbastanza anima e ispirazione per emergere. No, la vera domanda è quanto di questo Bleeding Edge ci ricorderemo in futuro, se la community non riuscirà a farlo risaltare per conto suo. Perché per quanto si possa apprezzare il gioco di Ninja Theory, appare molto evidente che la tiepida accoglienza da parte dei giocatori è un segnale molto forte di una sensazione che già si aveva sin dai tempi del reveal: il gioco è già in ritardo.

Il confronto non va fatto tanto con un titolo in particolare. Bleeding Edge, dal primo trailer, richiamava ovviamente le atmosfere del ben più celebre Overwatch di Blizzard, ma gli sviluppatori corsero ai ripari affermando che le radici di questa nuova esperienza andavano ricercare maggiormente in videogiochi che facevano davvero del lavoro di squadra il vero punto di forza, e allontanandosi dal concetto di shooter vero e proprio come la creatura di Jeff Kaplan. Nella sua natura di brawler multiplayer 4v4, Bleeding Edge riesce a distaccarsi quanto basta dai vari League of Legends, Paladins, Overwatch, DOTA e così via.

Va inoltre dato atto ai ragazzi di Ninja Theory, completamente nuovi a questo tipo di esperienze – si tratta del primo gioco multiplayer in assoluto per lo studio, che sul curriculum ha grandi esponenti del genere come Heavenly Sword e DmC: Devil May Cry – di essere riusciti a calarsi abbastanza bene nel mondo degli hero-brawler proponendo personaggi carismatici e allo stesso tempo ricchi di personalità in combattimento, con tantissimi fattori da conoscere alla perfezione per riuscire a percepire tutta la potenza esprimibile dal multiplayer di Bleeding Edge. In questo senso, naturalmente, considerando poi che il gioco basa la sua intera esistenza su una fortissima interazione tra i giocatori, capirete che il matchmaking casuale è la classica croce e delizia di una produzione di questo stampo. Giocatori casuali significano spesso inesperienza e frustrazione, poiché in Bleeding Edge la tattica del correre verso il nemico per attaccare non è certo la più intelligente.

Le categorie dei personaggi sono abbastanza classiche, ma il mix di abilità offre più varianti rispetto ad altri titoli. Tank, Supporto e Assalto hanno ovviamente le loro capacità principali rivolte verso il nome che portano, con specialità uniche, attacchi personali e così via. Interessante (e utile, per i neofiti) la scelta di indicare già nella schermata di selezione del personaggio quali sono quelli più “semplici” e immediati. Ottima intuizione, inoltre, quella di dotare ogni personaggio di una sorta di abilità “intermedia” tra le varie classi, come nel caso di ZeroCool, curatore preferito delle nostre sessioni multiplayer che mentre cura l’alleato può anche attaccare dalla media distanza con una raffica di proiettili.

Le basi di un gameplay estremamente solido, insomma, ci sono. La cura per il dettaglio artistico dei personaggi e delle ambientazioni – che comunque non brillano particolarmente, per quanto riguarda gli scenari – c’è tutta, Bleeding Edge si dimostra pronto su questi fronti. Ma è tutto davvero rose e fiori?

CE LA FARÀ?

A fronte di evidenti sbilanciamenti – squadre con Tank e Supporto in abbondanza sono sostanzialmente imbattibili, e le mosse di alcuni personaggi come ElBastardo sono troppo superiori ad altre – che non dovrebbero essere presenti in un titolo che evidentemente punta ad un panorama esport, il gioco si presenta sulla scena pericolosamente povero di contenuti. La conta oggi è di 12 eroi e 2 sole modalità di gioco, che si possono svolgere sulle 5 ambientazioni disponibili. Numeri che fanno davvero riflettere, e che per quanto riguarda la scarsità di contenuti, non possono che farci tornare alla mente Sea of Thieves. La produzione Rare, oggi, è tra le esperienze più simpatiche, innovative e frizzanti dei videogiochi, specialmente da giocare in compagnia di qualche amico. Non dimentichiamo però che al lancio il gioco era terribilmente scarno di sostanza, un elemento sul quale fortunatamente i leggendari sviluppatori sono riusciti a lavorare alacremente negli ultimi anni. Sarà così anche per Bleeding Edge?

Proprio qui si cela il grande interrogativo di Bleeding Edge. Gli sviluppatori sapranno correggere il tiro, supportando a dovere il gioco, o c’è il rischio di un tonfo a causa del mercato? La concorrenza, per questo seppur interessante hero brawler, è già spietata di suo, e all’orizzonte si intravede la sagoma sempre più ingombrante di Overwatch 2 che potrebbe ulteriormente rubare la scena e riportare una nuova massa di giocatori sul gioco Blizzard. Per Bleeding Edge, oggi, sembra semplicemente non esserci spazio. Un gioco che ha una sua precisa anima, se vogliamo anche distante da altri titoli multiplayer oggi in voga, ma non abbastanza per far presa su un mercato già saturo di queste esperienze.

Se l’aver mostruosamente puntato sul lavoro di squadra era da noi considerato come un grande pregio, potrebbe invece ribaltare il risultato peggio di un Alessandro Borghese al termine di 4 Ristoranti. La scarsa accessibilità del titolo, lontano dai gusti della massa, rischia di non attecchire, e il rischio di essere ricordato come una carismatica ma dimenticabile meteora per questa generazione di videogiochi, per Bleeding Edge, è già prepotente. Seguiremo da vicino il futuro di questa, tutto sommato, promettente IP. L’impressione, però, è che si tratti di un titolo destinato a pochi eletti e puristi del genere.

PUNTI DI FORZA

  • Direzione artistica carismatica e riuscita
  • Le musiche
  • Il gameplay è profondo e stratificato…

PUNTI DEBOLI

  • … Forse anche troppo per un matchmaking casuale
  • Pochissimi contenuti
  • Pecca nel tempismo

Bleeding Edge ha abbastanza anima e originalità per poter conquistare il pubblico, ma la domanda vera è: ci riuscirà davvero? In tutti questi mesi trascorsi dall’annuncio, e in questi pochi giorni dal lancio del gioco su Xbox One e PC, il pubblico non ha mai davvero dato l’impressione di sentire il bisogno di un (ennesimo) hero-brawler multiplayer, e forse è proprio questo il difetto più grande dell’ultima produzione di Ninja Theory: sembra davvero fuori tempo massimo. Tutto quello che possiamo dirvi è che Bleeding Edge ha non poche brillanti intuizioni, e un gioco di squadra che pochi altri giochi di questo genere possono vantare. Se siete abbonati al Game Pass, questo è il momento giusto per dargli una chance, ma auspichiamo ovviamente che i ragazzi di Cambridge si mettano subito all’opera per arricchire l’offerta di un gioco altrimenti molto spoglio…

Ringraziamo Microsoft Italia per il codice review di Bleeding Edge.

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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