[Recensione] Rage 2 – Ad un passo dalla follia

Di Andrea "Geo" Peroni
18 Maggio 2019

Difficilmente giochi potenzialmente interessanti ma che non hanno successo, hanno una seconda chance. Men che mai al giorno d’oggi, dove per un AAA andare incontro ad uno scivolone potrebbe rappresentare guai grossi per publisher e developer. È (anche) per questo che quando lo scorso anno Bethesda ha annunciato Rage 2, molti si sono chiesti: perché? Il primo capitolo aveva cercato di trovare la sua strada, non ci era pianamente riuscito ma era comunque meritevole, come vi abbiamo raccontato nel nostro speciale di alcuni giorni fa. Il successo commerciale, però, non c’era stato. Difficile ipotizzare un sequel, che invece è giunto tra noi da pochi giorni portando la firma di due prestigiosi studi che hanno collaborato a Rage 2: id Software e Avalanche Studios. Due nomi di peso, insomma. Ed eccoci quindi qui, dopo vari giorni di gioco e analisi, a proporvi la nostra recensione completa di Rage 2, un titolo contraddistinto da due anime ben distinte, proprio come i suoi sviluppatori. Per ora vi lasciamo col fiato sospeso con questa massima, ma non preoccupatevi. Capirete presto di cosa parliamo.

Versione provata: PS4 Pro.

SPACCO TUTTO

Perfetto nelle intenzioni, debole nella realizzazione, così possiamo riassumere in definitiva l’esperienza di Rage 2. Il nuovo FPS open world a tema post-apocalisse rispecchia l’idea di base del franchise, quella cioè di un vasto mondo devastato da esplorare ispirato a grandi classici del cinema come Mad Max (e il paragone con Borderlands, in molti casi, diventa d’obbligo) che si snatura quasi all’interno della storyline principale quando veniamo chiamati a portare a termine una delle missioni principali, dove il tutto si fa molto più guidato e lineare. O completamente lineare, per essere più precisi, perché tutto quello che dovremo fare nelle quest principali è avanzare di corridoio in corridoio eliminando nemici nei modi più brutali possibili e giungere fino all’obiettivo prestabilito. Un controsenso con la struttura totalmente esplorabile del gioco, e un level design davvero poco ispirato. Ma tant’è, inutile sbatterci troppo la testa. L’idea stessa del brand di Rage è questa, ed è una scelta sulla quale si può essere d’accordo o meno in maniera molto soggettiva.

Rage 2

Ciò che brilla, però, è nella maniera più assoluta il gunplay proposto dai veterani di id Software, che hanno co-sviluppato questo secondo capitolo del franchise (e che addirittura sono aperti ad un ipotetico Rage 3). Dopo aver rinnovato nel migliore dei modi DOOM, atteso al varco quest’anno – o al massimo il prossimo – con il nuovo Eternal che sicuramente sarà all’E3 2019, i ragazzi di Mesquite hanno confezionato un modo tutto fresco, frenetico, veloce, eccitante di utilizzare armi da fuoco e non nel mondo di Rage 2, che coniuga in maniera straordinaria il modo di fare del titolo originale con quello più dinamico e fantascientifico degli FPS arena teatro di numerosi successi per questi talentuosi sviluppatori. Sbloccandole di mano in mano che vengono completate richieste e compiti sia primari che secondari, le fantascientifiche armi arcaiche dalla spiccata personalità vengono gestite da una comoda ruota come in molte altre occasioni, e possono poi essere potenziate spendendo Feltrite (una delle valute in gioco) e altri componenti che vengono raccolti da nemici e casse. E restituiscono perfettamente il senso di potenza, dannazione se lo fanno. Il solo sanguinoso suono delle teste che esplodono sotto i nostri colpi è un toccasana, perché significa che abbiamo tra le mani qualcosa che ci rende capaci di tutto. Con la mano sinistra, poi, il nostro protagonista è in grado di utilizzare alcuni particolari poteri che gli consentono di compiere funambolici e imprevedibili attacchi che lasciano senza fiato i rivali.

Il gameplay si fa poi ancor più dinamico con l’introduzione del boost, che può essere comodamente effettuato con L1 in qualsiasi direzione per evitare i colpi mortali. E fidatevi che si tratta di una meccanica con un certo tempismo da imparare il prima possibile, perché i raggi laser, specie quelli dai nemici più colossali, sono davvero letali. Esistono decine di combinazioni, poteri, armi e possibilità di approccio ad un combattimento, alle quali si unisce poi la meccanica del Sovraccarico, una sorta di Ultra che scatena il potere dei nanotriti e consente di correre più velocemente e incrementare il danno, oltre che di rigenerare la salute. Una sorta di LSD, ma positivo per noi. A rendere ancor più accattivante il gunplay, davvero il più grande pregio di Rage 2 e quello sul quale facciamo fatica a trovare difetti da sottolineare, si fa largo l’estrema fluidità con la quale affrontiamo gli esplosivi e colorati scontri a fuoco, con tanto di 60fps fissi (ricordiamo che abbiamo giocato su PS4 Pro, sulla versione base della console questi non sono possibili). La sensazione di onnipotenza e di magnificenza, di fronte ad ogni battaglia, è nelle nostre mani, e solo noi siamo gli artefici del nostro destino di guerrieri pronti a tutto e dotati di tutto. È (quasi) tutto il resto, però, che cozza con questo splendido apparato.

Rage 2

AVALANCHE, MA PERCHÈ?

L’open world di Rage 2 si basa sulla convinzione di Avalanche Studios, e questo lo ritroviamo in altri suoi titoli come Just Cause e Mad Max, che basti creare 3 o 4 tipologie di attività, che in fondo poi si rivelano essere sempre la stessa ma parzialmente modificate, e replicarle innumerevoli volte in una mappa molto vasta e liberamente esplorabile. No, non è così che funziona, ma Rage 2 non lo sa e continua a farlo. La sensazione di avere a che fare con un gigantesco mondo esplorabile a bordo dei vari mezzi motorizzati che sblocchiamo col proseguire della storia ma che ha poco da offrire in termini di varietà e di stimoli, sarà vostra dopo, all’incirca, le prime due delle 9/10 ore di gioco che servono per completare la storia (calmi, ci torneremo dopo sull’argomento). Le attività si dividono tra la ricerca delle antiche Arche, lo smantellamento di torri difensive, l’eliminazione di bersagli importanti e la pulizia di covi nemici, e da qui è un continuo, incessante ripetersi delle stesse situazioni. Se non fosse per il divertente gameplay, del quale abbiamo già tessuto le lodi, fidatevi: ci saremmo stancati molto presto di questo gioco, specie se come noi lo abbiamo dovuto testare nel minor tempo possibile. Preso a piccole dosi, Rage 2 può effettivamente regalare delle ottime sensazioni, anche dal punto di vista dell’open world e delle attività da completare, che si possono affrontare anche al termine della storia. Approfittarne tutto d’un fiato, invece, è difficile. È una struttura di fondo molto vecchia per un videogioco del 2019, eppure Avalanche sembra non voler comprendere i propri errori dopo altri scivoloni (Just Cause 4 è stato un importante flop).

Ed è davvero un gran peccato, perché nelle premesse il nuovo gioco Bethesda aveva diverse carte in regola per poter sfondare. Un concept già visto, questo è certo, ma il tema della post-apocalisse e della follia dilagante che ne scaturisce tirando fuori l’imprevedibile dall’uomo è qualcosa che si può rimescolare in mille modi. La pazzia di questo mondo viene amalgamata bene nell’aspetto dei personaggi dotati di capigliature improbabili e vestiti anormali, nella costruzione delle città fatte di rottami ma che amano l’utilizzo di brillanti led, in uno stile tra il cyber- e il dieselpunk. Nessuno sembra mai prendersi troppo sul serio, insomma, proprio come nei vari Borderlands, per restare in tema, e ad esempio in Far Cry 3: Blood Dragon, altro gioco che mi ha ricordato molto da vicino. Come ciò viene amalgamato, è la perfetta rappresentazione della medaglia a due facce che è Rage 2. Al limite della perfezione nel gunplay, al limite della tristezza nel mondo di gioco e nel modo di utilizzarlo, poiché il più delle volte si limiterà essere semplicemente lo scenario per i vari minuti di viaggio intervallati qua e là da qualche scontro a fuoco con i veicoli. Ma niente più di questo.

Rage 2

Al di là di un perfettamente congeniato gunplay e del mondo di gioco, c’è ben poco di altro di cui parlare di Rage 2. La storia, se così vogliamo chiamarla, si riduce ad una manciata di missioni nelle quali non si sviluppa mai uno vero e proprio filone narrativo. Rage 2 è ambientato 30 anni dopo gli eventi del primo capitolo e ci mette nei panni di Walker, un soldato (il cui sesso è a nostra discrezione, ma senza conseguenze) che dovrà vendicare l’amata mentore uccisa dal generale Cross e dalla sua organizzazione che sta mettendo a ferro e fuoco la Zona devastata. Nei pochi centri abitati che l’uomo ha costruito si trovano tre preziosi alleati che custodiscono il modo per sconfiggere definitivamente Cross e il suo esercito, e fine. La storia si può racchiudere in queste poche e semplici righe di spiegazione. La campagna principale può essere comodamente portata a termine in 9 ore (qualcosina in più a livelli di difficoltà più elevati, ma Rage 2 non è mai davvero troppo complicato), perché basterà portare al livello 5 la fiducia con i tre VIP e dare il via alle ultime missioni. Niente di più semplice: alcune attività conferiscono centinaia di punti alleanza, basta completarne alcune e il gioco è fatto. Vero, arriverete allo scontro finale con poche armi e pochi poteri, e infatti anche per questo consigliamo di quantomeno girovagare per il mondo quanto basta per costruire un buon arsenale e provare tutte le possibilità a disposizione. Ma Rage 2 è, anche per questo, un open world atipico, che in poche ore può definirsi concluso, ben lontano da quello che abbiamo visto recentemente in titoli come Days Gone. Storia ampiamente sacrificata per lasciare spazio allo sfrenato divertimento, alle esplosioni, alla generale bagarre dei quali saremo protagonisti, ma poteva essere fatto molto di più di questo.

Graficamente, il gioco si difende più che bene, proponendo un bel colpo d’occhio al mondo nel suo insieme e regalando alcune sequenze, specialmente negli interni durante le missioni della storia, davvero ottime per la costruzione dello scenario, nei colori e nella resa. Peccato solo per alcune texture di bassa qualità che si riscontrano di tanto in tanto, e per i frequenti pop-up che affliggono il gioco specialmente quando si esplora la Zona devastata a bordo dei veicoli, dove evidentemente il titolo fatica a renderizzare in tempo gli elementi, siano essi alberi, rocce o oggetti simili, anche perché pure in termini di varietà visiva il gioco offre davvero il minimo sindacabile. Le 6 macroaree nelle quali è suddivisa la mappa di gioco sono sufficientemente caratterizzate, ma si percepisce un continuo perpetrare dei medesimi aspetti e modelli, così come per i nemici. Dotati di splendidi modelli, dopo appena un paio d’ore, anche in questo caso, avrete già visto tutto, e successivamente il gioco si limiterà a riproporvi gli stessi Bulli, gli stessi mutanti e gli stessi boss, con pattern semplici e tutti uguali. Pigrizia, questa sembra essere la parola che più ci permette di descrivere parecchi aspetti di Rage 2. Sembra quasi che gli sviluppatori abbiano passato la gran parte del tempo a pensare ad un solo aspetto del gioco, tralasciando tutto il resto. Compresi alcuni bug, trigger male inseriti, e un’IA nemica davvero imbarazzante in alcuni momenti. Volete prendere a calci e pugni un plotone di 20 nemici? Potete farlo tranquillamente, perché spesso non vi calcoleranno di striscio neanche se vi trovate a pochi centimetri da loro.

rage e3 2019

PUNTI DI FORZA

  • Il gameplay è frizzante, energico, movimentato, esplosivo
  • La durata cambia a seconda del vostro approccio
  • Tantissime attività…

PUNTI DEBOLI

  • Open world debole e senza mordente
  • … Ma ripetitive
  • IA? Male male

Rage 2 è un videogioco che sicuramente puntava a qualcosa di più, ma che in fin dei conti si rivela essere un gradevole passatempo senza pretese e senza eccessive lodi, un videogioco riuscito a metà. Il gameplay frenetico ed eccezionale proposto dai veterani di id Software nulla può se non innalzare di qualche livello l’asticella qualitativa di un videogioco che, nelle sue traballanti fondamenta, si ritrova a compiere gli stessi errori dei precedenti prodotti di Avalanche Studios. La Zona Devastata è sì ricca di attività, nemici e missioni, ma si rivela essere estremamente ripetitiva dopo poco tempo, alla stregua di un Just Cause qualsiasi. Folle e divertente per le prime due ore, da prendere a piccole dosi successivamente. Un peccato. Dalla presentazione di Rage 2 e da tutta la campagna marketing che ci è stata propinata, ci aspettavamo qualcosa di più. Il più grande pregio del titolo Bethesda è quello di saper offrire una vasta gamma di poteri e possibilità al giocatore, per allietare la sua permanenza in questo pesante e vasto mondo post-apocalittico che proprio, seppur con tutta la buona volontà, non ce la fa ad emergere dall’anonimato.

Ringraziamo Bethesda Italia per la copia review di Rage 2.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.