[Recensione] The Witcher 3 Complete Edition – Lo Strigo in versione portatile

Di Andrea "Geo" Peroni
19 Ottobre 2019

The Witcher 3: Wild Hunt è il videogioco che ha consacrato definitivamente CD Projekt Red tra i grandi del mondo ludico, ed è anche e soprattutto per questo che la loro prossima IP, Cyberpunk 2077, è uno dei titoli più attesi dell’intera generazione. Tutti possono oggi goderne, e con tutti intendiamo davvero tutti. Da pochi giorni le vicende di Geralt di Rivia sono infatti approdate anche sulla console ibrida della Grande N, in un porting dalle proporzioni mastodontiche realizzato dagli sviluppatori polacchi insieme a Saber Interactive (già autori di World War Z e collaboratori di 343 Industries per il remake di Halo) che sancisce anche una sentenza abbastanza chiara: nonostante l’hardware non sia tra i migliori in circolazione e le modeste dimensioni, Switch può ospitare tutto e tutti. Naturalmente, portare un gioco come TW3 su Switch comporta numerosi compromessi, e proprio di questo discuteremo nel corso di questa recensione.

Versione provata: Switch.

A PROPOSITO DI GERALT…

Qualche dettaglio generale sulla trama del gioco, anche e soprattutto per chi non ha mai avuto modo di masticare la saga tratta dai romanzi di Andrzej Sapkowski. Dopo i fatti di The Witcher 2: Assassins of Kings, Geralt di Rivia, ammazzamostri di professione, ha recuperato la memoria, e si mette in marcia per trovare la sua figlia adottiva Ciri. Adottiva, certo, perché la ragazza dagli enormi poteri è in realtà figlia di Var Emreis, imperatore di Nilfgaard, e qui in sostanza iniziano le vere vicende di The Witcher 3. Atto conclusivo (o così sembra, stando alle dichiarazioni di CD Projekt Red) delle avventure di Geralt, la lunghissima storia di Wild Hunt si protrae per decine di ore, addirittura più di 100 se sceglierete di esplorare ogni minimo angolo di Velen, Novigrad, le isole Skellige e tutte le altre ambientazioni presenti.

In effetti, la quantità di contenuti è uno dei maggiori punti a favore di The Witcher 3: Wild Hunt, senza che ciò vada a discapito della qualità. Non solo la storia è piacevole da seguire e intrigante, ma anche alcune quest secondarie sono davvero memorabili. Tra le migliori, vi segnalo ovviamente la missione relativa al Barone Sanguinario, che chi ha già giocato al titolo conosce molto bene. Altre, invece, sono tra le più classiche missioni di un GDR, come recuperare un oggetto e portarlo al proprietario, oppure andare a caccia di un particolare mostro che sta terrorizzando un piccolo villaggio fuori dalle grandi città. Ci sono davvero pochi dubbi, se dovessimo dare un resoconto generale della sceneggiatura di The Witcher 3, in ogni sua componente: il gioco era e rimane tuttora uno dei più imponenti, importanti e fondamentali GDR dell’ultima generazione, se non addirittura di sempre.

Quel che impressiona è che tale qualità si ripete anche nelle due espansioni, presenti in questa edizione porting e comprese nel prezzo del gioco. Heart of Stone è sicuramente la più debole delle due, ma Blood and Wine è un vero e proprio capolavoro. Il DLC porta Geralt in una nuova terra inedita, Touissant, e apporta almeno altre 25 ore di gioco da sommare alle altre. Per essere sinceri, non abbiamo testato Heart of Stone e Blood and Wine per redigere questa recensione, se non sporadicamente per osservare possibili problemi da mettere in risalto. Non preoccupatevi, però, perché sappiamo ciò di cui stiamo parlando, avendo già terminato l’intera esperienza di The Witcher 3 su altri sistemi in passato.

È tutto qui quello che possiamo dire su The Witcher 3? No, certo che no. Tra poco psasseremo all’analisi della versione Switch, il vero fulcro della recensione, ma permettetemi qualche altro piccolo appunto per chi è curioso di conoscere tutto ciò che offre il gioco. L’opera di CD Projekt Red rientra tra i più classici GDR action, e senza cercare di innovare in qualche modo la già rodata formula del genere – se non approfondendo enormemente alcune meccaniche – il gameplay risulta ben integrato con il mondo di gioco e ispirato. Sul combat system, forse, si potrebbe avere qualche recriminazione: questo diventa spesso ripetitivo, e alla lunga, considerando inoltre che l’IA nemica non è mai particolarmente esaltante, può stancare. A salvarci arriva però un’altra gigantesca modalità del gioco, il Gwent, il cui successo in TW3 è stato talmente grande da dar vita a non uno ma ben due spin-off, Thronebreaker e appunto Gwent. Insomma, tra quantità e qualità generale, c’è poco da aggiungere a quello che già sapevate: The Witcher 3: Wild Hunt Complete Edition è un titolo mastodontico e molto vicino alla perfezione.

THE SWITCHER

Mentre vi riprendete dalle risate per la battutona che avete appena letto – The Witcher su Switch diventa The Switcher, no? L’avete capita? State ridendo? – iniziamo a parlare della conversione del gioco fatta da Saber Interactive, naturalmente in collaborazione con gli sviluppatori originali. Su console, The Witcher 3 ha sempre dato un ottimo colpo d’occhio, con un comparto grafico che mette in risalto ogni dettaglio del mondo e una direzione artistica sempre esaltante. Ogni ambiente che visitate, pur non brillando per fantasia, è ben dettagliato e rappresentato, dalle grandi città dell’impero fino a piccole fattorie di contadini che vivono grazie ai loro sforzi.

Era ovvio però, ed era impossibile non pensarlo, che la versione Switch sia dovuta scendere a grandi compromessi per permettere un’esperienza fruibile per un gioco come The Witcher 3. Pensate solamente che anche su PS4 Pro e Xbox One il gioco soffre di alcuni, sporadici, cali di framerate. Cali che si ripropongono anche nel nuovo porting, ai quali si aggiunge un downgrade grafico davvero importante. In modalità dock station – su TV, tanto per intenderci – The Witcher 3 su Switch raggiunge la risoluzione 720p, che diminuisce drasticamente a 580p in modalità portatile, dove peraltro si assiste a tempi di caricamento quasi biblici. Il sapore di The Witcher 3, in questa sua nuova versione, è quello di un gioco quasi della passata generazione, un compromesso necessario ma che, anche con la consapevolezza di questo, lascia abbastanza spiazzati specie se avete già fruito del titolo in altre salse.

Come se non bastasse, per riuscire a comprimere l’intero mondo nei 32GB di spazio richiesti per l’installazione, è ovvio che Saber si è impegnata per dire addio a molti dettagli, giochi di luce, perfezione nelle texture e altre chicche dal valore squisitamente tecnico che innalzavano il valore dell’opera originale. In più, e questo dobbiamo segnalarlo, in modalità portatile abbiamo riscontrato un inconveniente: giocare a The Witcher 3 con i JoyCon è molto, molto più scomodo rispetto ad un qualsiasi joypad (anche quello di Switch, ovviamente), e questo specialmente nelle fasi più concitate delle battaglie. A discapito del comparto grafico, però, il sonoro e l’impianto strutturale del gioco non ne hanno risentito. Proprio per questo, al termine di questa analisi, viene naturale porsi la seguente domanda: ha senso giocare The Witcher 3 su Switch? La risposta la trovate fra poco, nel paragrafo finale della nostra review.

PUNTI DI FORZA

  • Una mole di contenuti impressionanti
  • Geralt di Rivia a disposizione ovunque lo vogliate
  • I pregi originali sono rimasti…

PUNTI DEBOLI

  • Moltissimi compromessi grafici
  • Framerate un po’ ballerino
  • … Così come i (piccoli) difetti

Due anime convivono all’interno di questa recensione. La prima è quella di colui che ha amato, idolatrato e spolpato The Witcher 3: Wild Hunt a suo tempo, un gioco dai contenuti qualitativamente e quantitativamente impressonanti, uno dei migliodi giochi di ruolo dell’attuale generazione e di sempre. La seconda, più fredda, è quella che ha dovuto analizzare una versione tecnicamente molto al di sotto delle versioni PS4, Xbox One e PC, pur consapevole del fatto che l’hardware della piccola console di casa Nintendo non è neanche lontanamente paragonabile ai sistemi sopraccitati. Ne esce fuori vincitrice la prima: l’opera, in sé, è imprescindibile per ogni appassionati di videogiochi che si rispetti, ma attenzione. Ci tengo a fare una precisazione, prima di lasciarvi. Se avete a disposizione solo una Nintendo Switch, e non avete mai potuto fare vostre le avventure di Geralt, non potete assolutamente perdervi questa occasione. Se invece siete in possesso di altri e più performanti hardware, non posso mentirvi: la versione Switch di The Witcher 3 non è certamente il modo migliore per vivere le vicende dello Strigo e di Ciri. La portatilità, è vero, può essere un altro grosso punto a favore, ma in questo caso si tratta di qualcosa di molto soggettivo, così come il discorso sul comparto grafico: siete disposti a scendere a compromessi? Allora perfetto, anche il lavoro di Saber, che occorre lodare, può entrare a far parte della vostra collezione.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.