Un decennio da ricordare | 2012, l’anno della confusione di Nintendo

Di Andrea "Geo" Peroni
15 Dicembre 2019

E dunque, siamo arrivati al 2012, ad un passo dalla next-gen. Non per tutti, almeno, perché Nintendo, nel suo solito stile atipico rispetto agli altri competitor, anticipò la concorrenza – o arrivò in ritardo? – sorprendendo tutti con l’annuncio della sua nuova console. Ma proprio tutti. Anche se stessa, probabilmente. Perché la strategia comunicativa, e non solo, di Wii U fu un vero e proprio disastro, dal quale la Grande N ha imparato parecchio.

Facciamo un passo indietro. Il 2012 era iniziato con tante belle promesse nell’orizzonte dei videogiocatori, dal ritorno di apprezzatissime serie come Mass Effect, Borderlands e Far Cry, fino al debutto di nuove IP dall’indiscusso valore come il Dishonored di Arkane Studios e The Walking Dead di Telltale Games, che hanno consacrato la software house al tavolo dei grandi.. Non solo, c’era anche spazio per nuovi hardware. Sony, che ancora faceva i conti con gli strascichi delle polemiche per il cyber attacco avvenuto nella pimavera del 2011, si preparava al lancio globale di PlayStation Vita, la nuova console portatile del colosso giapponese che voleva replicare il successo di PSP. Ovviamente, tutti sappiamo come sono andate le cose. Il grande supporto iniziale, con spin-off di grossi franchise come Uncharted, si è esaurito in fretta, e Sony si è presto dimenticata di PS Vita per dedicarsi interamente ad una next-gen che le regalerà invece enormi soddisfazioni.

In mezzo a tanti eventi, videogiochi e tonfi come quello di Vita, ce n’è stato un altro in quel 2012, del quale vogliamo parlare oggi. Un anno che ha segnato un profondo solco all’interno di Nintendo, una ferita mai remarginata che ha condizionato non poco la gestione intera di quella generazione.

ECCO LA NUOVA… LA NUOVA… LA NUOVA COSA?

Non è un caso che la conferenza di presentazione di Wii U all’E3 2012, sia anche l’ultima live conference della Grande N alla kermesse americana, presentandosi poi in diverse forme negli anni successivi ma senza replicare uno show di questo tipo. A ragion veduta, potremmo dire, perché Nintendo, nell’ambito della comunicazione, sbagliò davvero qualsiasi cosa durante la presentazione del nuovo hardware.

Innanzitutto, c’era proprio questo: era un nuovo hardware, ma furono in pochi a capirlo. Nintendo, nelle figure di Reggie Fils-Aime e Shigeru Miyamoto, era confusionaria, le linee guida di questo nuovo sistema non sembravano chiare, addirittura c’era chi ipotizzava che Wii U fosse solamente una sorta di pad speciale da applicare a Wii. Del resto, quello che l’azienda mostrò sul palco, oltre ai giochi, fu solo questo: una specie di tablet, di forma rettangolare ma con gli angoli addolciti, che fungeva come una specie di secondo schermo. Ciò che vedevamo in TV era riprodotto anche sullo schermo di questo controller, e l’idea era quella della comodità per tutta la famiglia. Vostra madre vuole guardare Uomini e Donne, o l’ultima puntata di Beautiful? Perfetto, voi potete in tutta tranquillità prendere in mano il Game Pad e continuare a giocare senza bisogno di spegnere la console e trasferirla in un’altra stanza della casa.

Tutto molto bello, ma appunto ciò che non fu chiaro ai tanti ascoltatori della conferenza era che questa Wii U no era semplicemente un pad, ma una vera e propria nuova generazione di Nintendo. La next gen, la console che avrebbe raccolto l’eredità di Wii, nonostante il parco titoli si discostasse poco o nulla dal passato e il comparto grafico pure, a giudicare dalle prime dimostrazioni. Chiariamo, a Wii U non sono mancati ottimi videogiochi come la serie New Super Mario Bros, o Mario Kart, o Pikmin 3. È mancato tutto il resto. Dalla comunicazione alla gestione intera della generazione, questa console è stata probabilmente il più grande flop della storia di Nintendo, un dato impressionante se pensiamo che il colosso di Kyoto arrivava dal fiasco di pochi anni prima del lancio di 3DS risollevato poi con una politica spaventosamente aggressiva che ha dato i suoi frutti.

Circa 70 minuti di conferenza, che ebbero in sostanza l’effetto contrario di quello sperato da Nintendo. Nessuno, o comunque molti meno rispetto a quelli che la grande N si aspettava, erano attirati da Wii U. Il supporto dalle terze parti sembrava esserci – nonostante downgrade spaventosi di Batman Arkham City e Mass Effect 3 rispetto alle altre versioni, tanto per citarne due – le esclusive parevano interessanti. Il prezzo, a dire il vero, no. Perché nelle ore successive alla presentazione, quando si capii che Wii U era effettivamente il successore di Wii ma con una buona dose di feature in meno e distribuita in formati poco comprensibili, il prezzo di lancio tra i 250 e i 300€ fece riconsiderare a molti l’idea di far proprio il “paddone” della nuova Nintendo.

Ma tra i problemi di Wii U se ne possono citare molti altri. Wii, nella sua semplicità, aveva portato un modo tutto nuovo di videogiocare, cosa che sia Sony che Microsoft avevano cercato di replicare con scarsi risultati. Wii era stata la console per tutta la famiglia, il sistema di intrattenimento adatto non solo a giocare ma addirittura a tenersi in forma grazie a trovate straordinarie come Wii Fit. Che cos’era, quindi, Wii U? Un sistema dall’identità non ben definita, un hardware poco performante per l’epoca (anche Wii lo era in confronto ai suoi rivali, ma gli intenti erano ben diversi) tanto che i multipiattaforma iniziarono a latitare dopo pochi mesi dall’uscita della console quando fu ormai chiaro che le specifiche di Wii U erano insoddisfacenti.

Oh, sia ben chiaro, le potenzialità per fare bene la vecchia Wii U, sinceramente, le aveva, ma Nintendo si è dimostrata fin troppo orgogliosa di sé nel non arretrare mai, e nel non ammettere in alcun modo una sconfitta sotto questo fronte. Nel 2012, anno di uscita della console, i dati di vendita erano molto bassi, specialmente se pensiamo al lancio di una nuova console, e sono numeri che non hanno mai visto un vertiginoso incrementi negli anni a venire. L’unica scossa, a dire il vero, poteva essere quel Breath of the Wild che stava facendo impazzire il mondo, ma, giustamente, Nintendo penserà bene di gestirlo come titolo cross-gen per lanciare Switch. Il VERO futuro di Nintendo, una sorta di ibrido tra Wii, Wii U e 3DS per il concetto di portatilità. Insomma, mentre Sony, Microsoft e Valve se la spassavano sulle loro piattaforme, il 2012 fu un anno orribile per la Grande N. E anche il periodo successivo non fu tra i migliori.

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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