Un decennio da ricordare | 2019, l’anno del cloud gaming, o forse no

Di Andrea "Geo" Peroni
30 Dicembre 2019

Ad un passo dal 2020, ripercorriamo brevemente quello che è stato l’avvenimento che più ha scosso l’industria videoludica nell’anno corrente. Sarà forse l’approdo della serie Pokémon su una console casalinga Nintendo, per la prima volta nella storia della serie GDR? Ma quando mai, anzi: Spada & Scudo hanno generato parecchie discussioni e malcontenti. Sarà forse il ritorno trionfale di Hideo Kojima con il controverso Death Stranding su PlayStation 4? Assolutamente no, e anzi il protagonista di questo evento videoludico dell’anno è tra i più insospettabili. Google. E la sua Google Stadia.

Nel 2019 il concetto di cloud gaming ha fatto passi da gigante rispetto a quanto solo teorizzato in passato, ma è anche vero che l’industria, al giorno d’oggi, non sembra ancora pronta ad abbracciare il cloud. Tanto che Sony e Microsoft, sicuramente impegnate sul fronte del cloud e pronte addirittura ad unire le loro forze per sviluppare le tecnologie del futuro, hanno probabilmente pigiato il piede sul freno dopo quello che è stato un debutto tutt’altro che indimenticabile per la nuova “console” di Google.

Presentata alla GDC di marzo, l’innovativo sistema votato all’intrattenimento e targato Google ha certamente spaventato alcuni colossi di questo campo, su tutti proprio i due principali rivali del mondo delle console. L’idea di Stadia, come tutti sanno, è quella di avere a disposizione sempre e ovunque i propri videogiochi che vengono riprodotti in streaming sui propri dispositivi, siano essi computer, telefoni, TV, tablet e così via. Semplice, facile, comodo per tutti, se non fosse che nelle settimane e mesi successivi all’annuncio Google abbia fatto di tutto per rovinarsi da sola la reputazione, e portando Stadia al debutto, fissato per novembre, con enormi interrogativi che non si sono dissipati ma anzi amplificati.

Per il momento, Stadia è ancora in fase di costruzione, se così vogliamo dire. Il servizio è a disposizione di coloro che hanno decido di acquistare il pacchetto Founder (neppure tutti, visto che i preorder non sono stati pienamente rispettati, ma questo è un altro discorso), e su pochi e selezionati dispositivi, ma presto verrà estesa la compatibilità e arriverà anche la variante gratuita di Stadia, che avrà una risoluzione fino a 1080p e alcune restrizioni rispetto a chi sceglie l’abbonamento Pro. Insomma, un servizio neonato che deve limare i suoi dettagli e aumentare le feature a disposizione degli utenti, e su questo abbiamo ben poco da recriminare. I problemi più seri di Stadia arrivano invece da un futuro del gaming, quello del cloud, che non ha ingranato come sperato da Google. Questo a causa di vari inconvenienti, forse sottovalutati in fase di test. Intanto, una minor resa grafica e offerta rispetto alle console e PC, che si fanno sentire su alcuni titoli. Poi, la libreria attuale: poverissima, con videogiochi che hanno sulle spalle anche 6 o 7 anni. Direttamente connesso a questo, c’è il problema del prezzo. I titoli, per essere riprodotti tramite Stadia, devono essere acquistati, e il loro prezzo spesso è in linea se non addirittura superiore a quello di altri store tradizionali come Steam, Epic Games Store o i negozi digitali di PlayStation e Xbox.

Non stiamo dicendo che Stadia non possa essere salvata, fatto sta che le prime impressioni globali non sono state particolarmente positive. Chi ha deciso di analizzare dettagliatamente le specifiche tecniche, le prestazioni e la giocabilità su Stadia – che poteva essere messa in dubbio a causa della riproduzione in streaming – ha riportato una visione d’insieme decisamente buona e ottimistica, ma la verità è che Google non ha fatto breccia nel cuore dei videogiocatori quanto l’azienda di Mountain View sperava.

E questo è stato un vantaggio per coloro che pensavano di ritrovarsi clamorosamente in arretrato, e che invece hanno tirato un sospiro di sollievo già a partire dall’estate. A fine maggio, Sony e Microsoft annunciarono infatti una partnership per aiutarsi a vicenda nel campo del cloud gaming, ma di tutto questo, ad oggi, non abbiamo più avuto notizie. Difficile pensare che i due colossi si siano allontanati, specialmente dopo un annuncio epocale come quello al quale abbiamo assistito. È invece più probabile che le aziende stiano lavorando in segreto e con più tranquillità del previsto, poiché il pericolo Stadia è stato schivato. Almeno fino ad ora. Nel momento in cui il servizio di Google dovesse iniziare a decollare, allora sì che tutta l’industria dovrebbe essere pronta al grande passo, senza troppi ripensamenti. Il cloud gaming, nonostante il flop odierno di Stadia, è il futuro, e tutti stanno iniziando a muovere i primi passi in questa direzione. Colei che sembra più pronta è senza ombra di dubbio Microsoft con il suo Project xCloud, che legato a servizi come Game Pass e Live Gold potrebbe rappresentare l’offerta definitiva e ultra vantaggiosa per un giocatore, ma allo stesso modo Sony, con il suo PlayStation Now, potrebbe rappresentare una grossa opportunità per tutti. Con pochi euro al mese, si ha a disposizione una enorme libreria di alta qualità, e a portata di mano in qualsiasi momento. Utopia, fino al decennio scorso. Quasi realtà, oggi.

E siamo giunti al 2020. Tra poche ore il decennio si concluderà e inizierà un nuovo, esaltante periodo per i videogiochi. Il prossimo anno porterà con sé una vagonata di attesissimi videogiochi, da The Last of Us 2 a Cyberpunk 2077, da Final Fantasy VII Remake a Resident Evil 3, questo prima che la console war si rinvigorisca nel periodo natalizio con PlayStation 5 e Xbox Series X. Sarà un grande anno, ne siamo sicuri, e lo seguiremo insieme. Buon anno a tutti!



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.