Un decennio da ricordare | 2015, l’anno dei “pochi ma buoni”

Di Andrea "Geo" Peroni
21 Dicembre 2019

Ciò che è successo nel primo biennio della generazione PS4/Xbox One, andando a memoria, non ha precedenti. L’esplosione di GTA V, come abbiamo anticipato, è stata aiutata nel 2014 anche dall’andamento del mercato videoludico di quel periodo, che si è rivelato essere particolarmente scarno di novità.

Nel 2015, se ben ricordate, iniziarono i dissapori dei videogiocatori, sia da una parte che dall’altra della barricata. L’ondata iniziale di esclusive su PS4 si era esaurita rapidamente dopo Killzone, inFamous: Second Son e poche altre sorprese – l’aberrante Knack – e la stessa cosa accadeva con Xbox One per la quale, all’orizzonte, si intravedevano il solito Forza, l’attesissimo Halo 5 e l’esclusiva temporale Rise of the Tomb Raider. Prodotti interessanti, certo, ma l’impressione è che l’industria si stesse ritrovando clamorosamente a secco di materiale per la generazione nata da poco più di un anno, quasi come se tutti i colossi fossero stati presi in controtempo.

halo 5 guardians

Non è un caso che il 2015, così come parte del 2014, sia ricordato da molti come l’anno delle remastered compulsive. Tentativi, di più aziende produttrici, di mettere una pezza alle scadenze non rispettate per altri titoli. Con la scusa di voler portare il pubblico alla conoscenza di videogiochi apprezzati del passato, si cercava anche di riempire i preoccupanti buchi nelle uscite, poiché l’intero 2015 sarà caratterizzato da pochi titoli AAA veramente inediti ma capaci fortunatamente (non tutti) di emergere dalla mediocrità di alcune rimasterizzazioni realizzate proprio per ottenere la massima resa con il minimo sforzo. Possiamo sorvolare su operazioni come God of War III Remastered e The Last of Us Remastered, in quanto in effetti molti giocatori, nel cambio di generazione, erano passati da Xbox 360 a PS4, ed erano desiderosi di giocare ad un titolo pluripremiato e apprezzato come quello di Naughty Dog. Altre invece, di qualità decisamente bassa, indispettirono non poco il pubblico, che iniziava a sentirsi deluso dal trattamento ricevuto da questa generazione di hardware.

Pianificazione sbagliata? Lungimiranza inesistente? Problemi nello sviluppo per la quasi totalità delle aziende? Tutto può essere, fatto sta che nell’anno forse più anonimo dell’attuale generazione vicina alla conclusione, noi giocatori fummo comunque accontentati da una manciata di novità molto interessanti, alcune delle quali già passate alla storia. Evidentemente, il detto “pochi ma buoni” è vero, e quest’anno ne fu la prova schiacciante.

From Software, ad esempio, torna sulle scene con un titolo completamente esclusivo per PS4, dal titolo Bloodborne. IP completamente nuova che da subito conquista i cuori degli amanti dei soulslike, e tra i migliori giochi dell’anno. Mastodontico, gotico, ispiratissimo, Bloodborne era non solo la maturazione di un genere ma anche qualcosa di nuovo. E i fan PlayStation, da allora, sono ancora in attesa di un sequel che sembra non arriverà tanto presto. Hideo Kojima, invece, leva l’ancora da Konami dopo mesi di dissapori e abbandona la compagnia, non prima di aver pubblicato Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, tra i titoli più controversi della serie. Per la prima volta, MGS abbraccia la filosofia open world con un gameplay studiato nei minimi dettagli, ma deve fare i conti con una ripetitività che raggiunge picchi davvero preoccupanti, e una storia incapace di soddisfare come gli altri titoli della serie ci avevano abituato.

CD Projekt Red, invece, si siede di prepotenza al tavolo dei grandi con un certo RPG di cui forse avete già sentito parlare. Si chiamava The Witcher 3: Wild Hunt, terzo capitolo di una serie già apprezzata ma che con questo ultimo videogioco trova la consacrazione definitiva, rendendo Geralt di Rivia un’icona del mondo dei videogiochi. Acerbo su alcuni aspetti, magnifico su altri, The Witcher 3 ancora oggi fa scuola, ed è tra i migliori giochi di ruolo della generazione. Mi piace pensare che il suo successo commerciale non sia dovuto solamente ad un anno particolarmente povero di uscite, ma probabilmente anche questo ha aiutato. Meglio così, aggiungo, perché The Witcher 3 si merita tutti gli onori possibili.

Microsoft, oltre al buon Halo 5 e gli altri già citati, sbalordisce con Ori and the Blind Forest, straordinariamente apprezzato per la sua direzione artistica, lasciando intendere un roseo futuro di fronte a sé per la console e le sue esclusive – che poi non si concretizzerà, come vedremo. Bethesda, dopo anni di attesa, sgancia la bomba nucleare di Fallout 4, che nonostante una marea di problemi, su tutti un motore grafico del Paleolitico, si dimostra avere le carte in regola per poter dire la sua. Mille problemi, specialmente per la versione PC, anche per Batman Arkham Knight, ultimo capitolo della fortunata serie di Rocksteady che, se non altro, ebbe l’onore di riempire un’estate con le uscite che si contavano sulle dita di una mano.

E… Poco altro, oltre a questo. Qualche titolo eccellente, come Mortal Kombat X; qualche sorprendente produzione indipendente, come Rocket League, ancora oggi tra i videogiochi più giocati ogni anno; e infine, tante, tante altre remastered, non tutte certamente memorabili o degne di nota. Il 2015 fu un anno pessimo per i videogiochi, salvato da alcuni lampi di genio sparpagliati qua e là durante tutto l’anno, ma che a conti fatti rappresentavano un numero davvero esiguo. Per fortuna, la generazione iniziò a ingranare specialmente nell’anno successivo, ma accidenti: nel 2015 si faceva davvero fatica a trovare qualcosa da giocare, in alcuni periodi dell’anno.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.