Sony e creatività, un binomio che continua | Speciale

Di Andrea "Geo" Peroni
9 Ottobre 2019

Da quando ragazzi come quelli di Media Molecule sono entrati nell’orbita di Sony – indipendenti nel 2006, inglobati in SIE Worldwide Studios dal 2010 – la ricerca di creatività e fantasia è stato uno dei leitmotiv ricorrenti nella filosofia del colosso giapponese, molto più che in passato. Sin dai suoi esordi sul mondo del gaming, Sony ha sempre amato la creatività e la novità, dando spazio a giochi che poi sono diventati delle pietre miliari della storia. Crash Bandicoot, Spyro, MediEvil, Syphon Filter, Kingdom Hearts, God of War, i vari Final Fantasy, Jak, WipEout, Ratchet & Clank e così via. Poi, però, lo studio di Guildford se ne esce fuori con un videogioco che rivoluziona completamente il modo di vedere e percepire la creatività, trasformando il giocatore in pensatore attivo.

Ricorderete tutti l’impatto che ebbe Little Big Planet su PlayStation 3, quando nel 2008 esordì conquistando poi pochi mesi dopo il prestigioso riconoscimento di Game of the Year. Un premio da niente, insomma, roba che negli anni si sono portati a casa giochi come The Witcher 3, Breath of the Wild e God of War. Al tavolo dei grandi, sedeva anche Media Molecule, con un’intuizione semplice ma allo stesso tempo geniale. La domanda era:

“e se fossero i giocatori stessi a voler creare un videogioco?”

Naturalmente, l’idea intorno a LBP, pur essendo questa, era limitata dalle risorse di Media Molecule, e anche dall’hardware di PS3. Ciononostante, l’obiettivo che gli sviluppatori si erano prefissati fu centrato in pieno: Sackboy non solo aveva conquistato la platea, ma aveva anche dato inizio ad un fenomeno senza precedenti, con centinaia, migliaia o forse addirittura milioni di giocatori che si riversavano in massa sull’editor di gioco per dare vita ad interi livelli da condividere con tutti. Partire dal tradizionale platform che era Little Big Planet, per poi spingere i giocatori ad emergere dalla massa, costringerli quasi a mettere alla prova la loro creatività.

Un’operazione che riuscì completamente, con Sony che non poté far altro che dare libertà totale sulla creatività ai Media Molecule così come loro l’avevano data ai giocatori. Anche i successivi capitoli della serie furono incentrati sulla medesima operazione, quella di un gioco fruibile in singolo o co-op, ma che ovviamente racchiudeva l’esperienza massima nella creazione di interi livelli, alcuni dei quali davvero incredibili. Little Big Planet 2, LBP Vita e pure il terzo capitolo, sviluppato questa volta da Sumo Digital ma con le medesime intenzioni dei “principali”. In questo momento non so esattamente dirvi, con sicurezza, il numero totale di livelli creati. Vi posso però dire che nel 2012, a pochi mesi dal lancio del secondo capitolo, se ne contavano più di 6 milioni, con utenti capaci di creare addirittura storie da vivere, esperienze profonde e complesse. Un concetto che poi riprenderà anche Nintendo con la sua serie Super Mario Maker, un nome molto più blasonato e altisonante ma che del quale LBP non ha nulla da invidiare. Nel video di seguito, potete vedere solo alcune delle straordinarie creazioni degli utenti. E questa è solo la punta dell’iceberg.

Iceberg che si è rivelato essere l’ultima gargantuesca fatica di Media Molecule: Dreams. Attualmente disponibile in Early Access su PS4 – e sicuramente ve ne parleremo in un futuro prossimo, lasciate solo passare il momento esclusive PS4 con MediEvil e soprattutto Death Stranding – Dreams è una sorta di Little Big Planet elevato all’ennesima potenza. Un videogioco di videogiochi, un luogo dove dar vita letteralmente a qualsiasi sogno. Ricordo con piacere la prova alla Milan Games Week 2018, una delle prime apparizioni pubbliche del gioco, dove abbiamo potuto scalfire a malapena la potenza di questo prodotto senza precedenti. Lo proveremo a fondo, ne parleremo tanto, e sentiremo parlare tanto di questo Dreams. Nonostante la fase di accesso anticipato, i giocatori hanno già partorito creazioni impensabili per un videogioco fino a pochi anni fa. Action, adventure, platform, sparatutto, puzzle, con Dreams tutto può essere forgiato. Anche omaggi a grandi capolavori del passato, come l’utente che ha ricreato il primo livello di Metal Gear Solid, o sorprese come PT del defunto Silent Hills – tanto per restare in tema Kojima – ricreato nella sua intererezza, o ancora progetti completamente inediti come l’FPS Project Zero, tra i contenuti più ricercati e seguiti dalla community di Dreams. Del resto, la filosofia dei Media Molecule è sempre la stessa, da anni: il giocatore è la fonte di tutto, e a loro spetta solamente dare gli strumenti per far scaturire questo intelletto.

Un utente della beta di Dreams crea l’incredibile FPS Project Zero

Una filosofia alla quale hanno cercato di aderire anche i ragazzi di PixelOpus, una softare house più giovane e con molta meno esperienza di Media Molecule, ma protagonisti in questi giorni con il lancio della nuova esclusiva PS4 Concrete Genie. Non un titolo perfetto, anzi, come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione. La storia lasciata enormemente in secondo piano, il gameplay povero di meccaniche e qualche altro difetto minano il giudizio finale, ma possiamo perdonare alcuni dettagli per l’inesperienza dello studio, dal quale comunque fuoriesce un modo di lavorare interessante e caratteristico. E anche questo modo di lavorare, proprio come in LBP e Dreams, spinge il giocatore verso la creatività, verso l’esplosione a schermo dei pensieri e dei sogni.

Non è certo facile paragonare l’imponenza di progetti come i giochi di Media Molecule con il neoarrivato Concrete Genie, ma per certi punti di vista anche il gioco di PixelOpus, tramite l’interattività predominante tra giocatore e mondo esterno, mette in risalto il bisogno di dar sfogo alla fantasia, cosa che al giorno d’oggi ha perso molta importanza specialmente nei giovani. Fidatevi, ve lo dice uno che lavora a stretto contatto con ragazzi delle scuole medie: l’immaginazione, la visione sognatrice di un mondo tutto diverso, sembra essersi persa. Giovani troppo legati alle cose materiali e soprattutto privi di una qualsivoglia spinta a plasmare fantasie, tutto sembra essere un ricordo ormai lontano nel tempo, figlio forse della dominanza della tecnologia oggi. Proprio per questo, scelte come quella di Sony e dell’ultima opera di PixelOpus sono da ammirare e premiare. Come vi ho già ripetuto, Concrete Genie non è un videogioco perfetto, ma nella sua semplicità permette ad un utente di esprimersi in mille modi diversi, di parlare con le immagini e lasciarsi trasportare dalla mente in paesaggi e mondi lontani. Ce ne fossero di più, di videogiochi così.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.