Non siamo più vivi (All of Us Are Dead): guardarlo o evitarlo? Pregi e difetti della nuova serie tv coreana

Di Chiara Ferrè
15 Febbraio 2022

Zombie e drammi adolescenziali, in perfetto stile coreano. Vi sembra un mix abbastanza esplosivo?

Questo è Non siamo più vivi (All of Us Are Dead), la nuova serie tv sbarcata su Netflix lo scorso 28 gennaio. Sull’onda di Squid Game, la Corea del Sud torna a gran voce a far parlare di sé grazie ad un nuovo fenomeno dalle considerevoli dimensioni: il survival dedicato al liceo di Hyosan e ai suoi sfortunati studenti si è fatto subito notare già a gennaio, quando a fine mese era in testa alla classifica dei contenuti Netflix più visti in 25 paesi. Il 4 febbraio la serie tv era la più vista negli Stati Uniti, e si tratta dell’unico contenuto sudcoreano a raggiungere questo risultato insieme a Squid Game. Come era prevedibile, Non siamo più vivi sta andando forte anche in Italia, trattandosi di un prodotto che riesce a mischiare due generi totalmente opposti ed entrambi molto apprezzati: il survival horror con gli zombie alla “The Walking Dead” e il teen drama, con tutte le tribolazioni e gli intrecci del caso.

Ma c’è tanto di più da dire sulla serie tv tratta dal popolare webtoon (il fumetto coreano) “Now at Our School” di Joo Dong-geun. Scopriamo insieme i pregi e i difetti di Non siamo più vivi in questa recensione senza spoiler!

Non siamo più vivi: la trama e i protagonisti

Hyosan, Sud Corea, giorni nostri. Gli studenti del liceo locale vivono una vita apparentemente normale tra amicizie, primi amori, impegni scolastici e – purtroppo – brutti episodi di bullismo ed emarginazione. La loro quotidianità sta però per venire brutalmente spazzata via: una studentessa trova uno strano topo in una gabbia dell’aula di scienze. Approcciandosi, viene morsa dall’animale e inizia a sentirsi male. Come potrete immaginare, la situazione sfugge ben presto di mano e il liceo di Hyosan diventa il primo focolaio di una epidemia zombie inarrestabile, che sconvolge pian piano tutti i presenti nell’enorme edificio scolastico. Dalla mensa alla palestra fin nelle aule, si scatena l’inferno (letteralmente), mentre studenti e insegnanti vengono brutalmente morsi e contagiati. Il virus ha un’origine ben precisa: come in ogni storia di zombie che si rispetti, sotto c’è tanta critica sociale ed è inevitabile porsi anche qualche interrogativo più filosofico. Da quando le persone hanno iniziato ad odiarsi così tanto, perché ci si fa del male a vicenda senza motivo?

Non siamo più vivi si concentra sulle vicende di alcuni giovani protagonisti, un piccolo gruppo di studenti che riesce a sopravvivere alla prima ondata del virus barricandosi in un’aula. Durante i 12 episodi da circa un’ora ci sarà anche spazio per alcune variazioni sul tema (abbastanza poco interessanti), ma il main focus rimarrà sempre sugli studenti e sul liceo di Hyosan, trasformatosi in un letale campo di battaglia dal quale sembra impossibile uscirne vivi. Nel gruppo ci sono On-jo (Park Ji-hoo) e Cheong-san (Chan-Young Yoon), amici d’infanzia. C’è poi la ombrosa e riservata rappresentante di classe Nam-ra (Cho Yi-hyun). Su-hyeok (Park Solomon) è invece un ragazzo sportivo e coraggioso, al quale si contrappongono la scontrosa Na-yeon (Lee Yoo-mi) e il poco atletico Dae-su (Lim Jae-hyuk). Al gruppo si aggiungono nuovi studenti (un bulletto, un’atleta di tiro con l’arco) e adulti, mentre altri personaggi perdono la vita.

Ma allora, come decidere se imbarcarsi in questa paurosa avventura o meno?

Non siamo più vivi: perché guardarlo

Le dinamiche e l’intreccio narrativo: non aspettatevi nulla di originale o di innovativo dalla trama di All of Us Are Dead. Precisato questo aspetto e superato il primo episodio introduttivo decisamente noiosetto, non si può dire che la serie tv non tenga incollati allo schermo. Oltre alla pura curiosità di saperne di più sul virus e di scoprire chi vivrà e chi perirà, c’è qualche guizzo interessante che rende il tutto più complicato. Inoltre, gli stratagemmi che i giovani protagonisti si inventano di volta in volta per salvarsi la pellaccia con quel poco che hanno a disposizione sono esilaranti. La serie unisce momenti più sarcastici e sopra le righe a scene drammatiche e commoventi, tenendo davvero sul filo del rasoio soprattutto nelle battute finali.

La cura dei dettagli e l’impatto visivo: alcune scene di Non siamo più vivi vi resteranno necessariamente in testa, in quanto risultano piuttosto memorabili. In generale, l’intera serie è molto bella da vedere (in questo i coreani sono maestri, pensiamo ad esempio all’uso dei colori e delle geometrie in Squid Game). Il trucco di protagonisti e comparse è eccezionale ed estremamente realistico. Il liceo di Hyosan è un set studiato nei minimi dettagli.

Orde. Orde di zombie ovunque: la mole di comparse che il regista Lee Jae-kyoo ha utilizzato per la realizzazione di Non siamo più vivi è impressionante. L’effetto è bellissimo, ci si sente sempre oppressi e senza via di fuga. L’impatto con gli zombie è ancora più devastante quando si è in pochi contro centinaia di non morti affamati.

Il cast: nella serie compaiono diversi attori già noti sulla scena sudcoreana. Fatta eccezione per Lee Yoo-mi però (Numero 240 in Squid Game), si tratta per lo più di personaggi adulti, e quindi abbastanza secondari rispetto al cast dei giovani protagonisti. Questi ultimi sono stati appositamente scelti dal regista in modo che fossero sconosciuti ai più: nonostante siano volti nuovi, sono riusciti ad entrare egregiamente nel loro personaggio, dando a ciascuno un carattere e un ruolo ben distinto all’interno del gruppo.

Non siamo più vivi: perché evitarlo

Interessante… ma potrebbe annoiarvi: fin quando si parla di azione e di elementi survival All of Us Are Dead se la cava benissimo. Detto questo, consideriamo sempre che si tratta di 12 episodi di un’ora, che purtroppo sono costellati da sottotrame filler e da momenti teen drama che potrebbero annoiare e far storcere il naso a chi, ad esempio, è abituato ai ritmi di The Walking Dead. Sono pur sempre coreani.

Violenza a gogo: se vi è piaciuto Squid Game o se siete degli amanti delle storie con gli zombie non fatevi problemi, altrimenti sappiate che Non siamo più vivi è infarcito da numerosissime scene di pura violenza che potrebbero turbare i più impressionabili. Non si tratta propriamente di gore, ma comunque il fastidio è evidente tra sangue, ossa rotte e occhi cavati.

Sa essere ripetitivo: la dinamica è sempre la stessa. Si scappa, qualcuno muore, si cerca di sopravvivere in un luogo sicuro finché questo non lo è più o si rischia di morire di stenti, si scappa di nuovo e il tutto si ripete.

Realistico sì… ma non esageriamo: se il trucco e le reazioni dei personaggi risultano molto credibili, non si può dire altrettanto per alcune dinamiche, al limite del comico da quanto sono improbabili. Non prendiamolo troppo sul serio.

Allora, avete deciso se vederlo o no? O magari lo state già guardando, caduti in errore come il buon vecchio gatto che viene ucciso dalla curiosità?

Non siamo più vivi è disponibile su Netflix anche doppiato in italiano… e già si parla della possibilità (credibilissima) di una seconda stagione.



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Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme: vivo di cinema, libri, videogiochi e serie TV. Durante la settimana scrivo, osservo il mondo e vedo gente. Nel tempo libero scrivo (sì, di nuovo), disegno, videogioco.




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