[Recensione] Predator: Hunting Grounds – Se può essere ferito, può essere ucciso

RECENSIONE PREDATOR HUNTING GROUNDS
Di Marco "Bounty" Di Prospero
2 Maggio 2020

Nell’industria videoludica molti sono stati i titoli così detti tie-in. Si parla, in altre parole, di giochi che sono ispirati a film, serie tv, fumetti o altre opere di intrattenimento. Inutile dire che, per uno sviluppatore, ottenere la licenza di un famoso marchio favorisce enormemente le vendite. Questo punto di forza incentiva le software house e i distributori a creare tie-in con diversi problemi di ottimizzazione e di gameplay, sicuri che una buona strategia di marketing porti loro un buon margine con poco sforzo. Pensiamo ad esempio a giochi come Rambo: Machine of War o a The Walking Dead: Survival Instinc, decisamente sottotono nonostante le importanti licenze acquisite. Fortunatamente, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’inversione di marcia, in cui i diritti di film, serie tv e fumetti sono stati sfruttati a dovere. Vi basti pensare a titoli Marvel’s Spider-Man, Alien Isolation, Batman Arkham Knight (e tutta la serie in generale) o, ancora a Dragon Ball Fighterz o Star Wars: Fallen Order. Questo preambolo ci è servito per introdurvi il contesto in cui si colloca Predator: Hunting Grounds, il nuovo tie-in ispirato al mondo degli Yautja. La licenza è stata affidata ai ragazzi di IllFonic, i quali hanno all’attivo un altro titolo tie-in: Friday The 13th: The Game. Gli sviluppatori saranno riusciti a onorare gli iconici film di Predator? Ecco a voi la recensione dedicata a Predator: Hunting Grounds; vi auguriamo una buona lettura.

Nota: La versione provata è quella PS4 standard

PREDATOR VS MARINE

Predator: Hunting Grounds è uno sparatutto caratterizzato da un multiplayer asimmetrico, genere che IllFonic ha già testato con Friday The 13th: The Game. Il gioco non ha quindi una modalità single-player né alcun tipo di trama o background narrativo. In realtà non si tratta di un grosso problema considerando che il mondo di Predator ben si adatta al concetto di gameplay asimmetrico. In altre parole, il gioco ci catapulta in match online 4 vs 1: Marine contro Predator. Il menù iniziale, molto semplicistico, ci butta direttamente nella mischia, dando inizio a partite rapide o partite private da giocare con i propri amici. Ovviamente potremo decidere se interpretare la squadra di soldati, il Predator o dare inizio ad un matchamaking casuale. Purtroppo, se il vostro desiderio è quello di impersonare il Predator, sappiate che il tempo di attesa durante il matchmaking supera tranquillamente i 5 minuti. In ogni caso, il fine del gioco è piuttosto semplice: chi impersona il Predator deve uccidere la squadra di soldati prima della fuga. D’altra parte, i marine non dovranno limitarsi a raggiungere il punto di estrazione. Per rendere il gameplay più variegato, gli sviluppatori hanno infatti deciso di inserire missioni secondarie. L’idea è sicuramente apprezzabile ma il modo in cui è stata realizzata, decisamente no. Ogni missione ci chiederà infatti di raggiungere un determinato punto della mappa e premere quadrato per piazzare bombe, disinnescarle, dare inizio ad analisi e via dicendo. Si tratta di un sistema ripetitivo e confusionario in cui vi ritroverete a correre da una parte all’altra della mappa senza un filo logico. Per complicare le cose gli sviluppatori hanno ben pensato di inserire orde di soldati comandati dall’intelligenza artificiale. Anche in questo caso però, la realizzazione è decisamente pessima. I bot, infatti, non sono altro che delle “sagome” completamente prive di qualsiasi strategia di aggiramento o copertura. Potrete tranquillamente scorrazzare per la mappa portando a termine gli obiettivi senza curarvi minimamente di loro. Qualora decidiate di ucciderli, vi basteranno una manciata di colpi per metterli K.O.

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PREDE…

Trattandosi di un multiplayer asimmetrico, anche lo stile di gioco cambia a seconda della fazione scelta: Marine o Predator o, in altre parole, prede o cacciatori. Nel caso dei soldati, ci ritroveremo in una squadra da quattro che, se composta da altri tre amici, permetterà sicuramente un approccio più strategico. Questo perchè è possibile scegliere fino a quattro differenti classi. Classi che andranno ad incidere su quattro fattori principali: salute, vigore, velocità di movimento e attrezzatura. L’Assaltatore, ad esempio, è la classe più versatile e bilanciata, perfetta per i principianti. Il Ricognitore, invece, preferisce i combattimenti dalla distanza, l’Esploratore è rapido, leggero e svelto, mentre il Supporto è un tank lento ma con alta potenza di fuoco. Oltre a ciò è possibile potenziare il proprio equipaggiamento, scegliendo tra fucile d’assalto, fucile di precisione o armi “speciali”. Ogni arma avrà un proprio livello di esperienza, che ci permetterà di sbloccare accessori di vario genere. Presenti anche accessori e perk aggiuntivi che specializzeranno ancor di più il proprio alter-ego. Da questo punto di vista quindi, un team ben organizzato sarà in grado di sfruttare a pieno le potenzialità di ogni classe, creando partite più dinamiche e tattiche. Per quanto riguarda il gameplay vero e proprio, impersonando i soldati ci troviamo di fronte ad uno dei più classici FPS. Purtroppo il sistema di mira è decisamente anonimo, così come il feeling con le armi. Manca completamente la pesantezza delle armi da fuoco così come la sensazione dei colpi mandati a segno.

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…O CACCIATORI

Qualora optiate per il Predator, invece, verrete catapultati in una visuale in terza persona. Come per i soldati, anche qui ci sono diverse classi tra cui poter scegliere. Abbiamo, ad esempio, Cacciatore della giungla (’87), la classe più bilanciata e versatile. Seguono Cacciatore, classe ottima per iniziare, Esploratore, che ci permetterà di essere veloci, leggeri e abili con le armi a distanza e Berserker, classe più forte fisicamente ma anche più lenta. Insieme alla scelta della classe, abbiamo quella dell’equipaggiamento che sostanzialmente è quella già vista per i soldati: arma principale, arma secondaria, accessori e perk. Ciò che cambia sono le armi a nostra disposizione che, ovviamente, si ispirano a quelle del film. Tra le più iconiche, troviamo le lame da polso, lo smart disc, il combistich o l’arco Yautja. Ognuna delle armi sarà più o meno utile a seconda del nostro approccio. Un giocatore più stealth preferirà l’arco Yautja mentre un giocatore che punta all’azione equipaggerà le lame da polso. Tra le altre cose il Predator può anche usare l’occultamento, così da rimanere nascosto mentre si sposta di albero in albero. Purtroppo, il bilanciamento complessivo è poco rifinito, trasformando il Predator in un nemico non molto temibile. Il giocatore che impersona il possente Yautja, infatti, dovrà vedersela con i movimenti fin troppo goffi della creatura, rendendolo esposto al fuoco nemico. Tuttavia, una volta steso, il Predator potrà autodistruggersi. Se riuscirà ad uccidere il team di soldati uscirà comunque vincitore dalla partita. I marine potranno però disattivare l’autodistruzione, portando a casa la partita. Nella realtà, vi basterà stare lontani dal raggio esplosivo e portare a casa la vittoria con il minimo sforzo. Insomma, pur essendo una meccanica potenzialmente buona, il risultato non è dei migliori.

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PERSONALIZZAZIONE, LOOTBOX E…BASTA

Nonostante le gravi mancanze, Predator: Hunting Grounds ha un buon sistema di personalizzazione, ricreato sulla falsa riga di altri titoli multiplayer. Sia i soldati che il Predator, infatti, possono essere personalizzati esteticamente. Nel caso dell’alieno, ad esempio, potremo decidere di personalizzare maschera, pittura facciale, pelle armatura o trofei di guerra. Al contrario, per i soldati è possibile personalizzare sesso, vestiario, capigliatura, pittura facciale o accessori di vario genere (casco, occhiali, cappello). Oltre a poter comprare questi elemeni con i crediti accumulati durante le partite, è possibile acquistare anche delle lootbox, che ci daranno oggetti di varia rarità che incideranno esclusivamente sull’estetica dei personaggi, senza inficiare sul bilanciamento del gioco.  Presente anche un sistema di crescita dei personaggi, grazie al quale sbloccare attrezzatura sempre più potente. Se il sistema di personalizzazione e lootbox risulta sufficientemente riuscito, quello tecnico grafico è decisamente insufficiente. I problemi più gravi sono rappresentati dalle texture, sgranate e poco definite, dagli evidenti cali di frame-rate e da animazioni che, in alcuni casi, diventano quasi comiche. Anche l’HUD risulta troppo pieno, con icone mal distribuite sullo schermo. Segnaliamo la presenza di una localizzazione completamente in italiano. Anche in questo caso però, le frasi sono banali e scontate. Lo stesso comparto sonoro è poco accattivante, con musiche ripetute all’infinito e con un audio generale poco immersivo.

Punti di Forza

  • C’è il Predator;
  • Sistema di personalizzazione.

Punti di Debolezza

  • IA insufficiente;
  • Missioni secondarie caotiche e ripetitive;
  • Shooting sottotono.

Predator: Hunting Grounds è un titolo che solo gli amanti dell’alieno potranno amare. Un vero peccato considerando che le basi di un multiplayer asimmetrico ispirato al mondo di Predator erano più che azzeccate. Tralasciando il sistema di personalizzazione e il gameplay nei panni del Predator, tutto il resto risulta al limite della sufficienza. Ci troviamo di fronte a un gioco arretrato sul piano tecnico-grafico e povero di contenuti, come dimostra l’estrema ripetitività del gameplay nei panni dei marine. Ovviamente con un gruppo di amici molti dei problemi diventano secondari rendendo Predator: Hunting Grounds un gioco tutto sommato divertente. Complessivamente, però, il titolo non rende onore alla sua controparte cinematografica.

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Durante il giorno dipendente presso una società finanziaria. La sera nerd e videogiocatore. Per me l'intrattenimento videoludico è una forma d'arte grazie alla quale poter fantasticare e staccare la spina dallo stress giornaliero. Cresciuto a suon di Mortal Kombat, Metal Gear Solid e Resident Evil.




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