5 esclusive dimenticate da Sony che vorremmo rivedere su PS5 | Speciale

Di Andrea "Geo" Peroni
2 Aprile 2020

Si fa un gran parlare delle IP più in voga negli ultimi anni, ma troppo spesso ci dimentichiamo che i giganti dell’intrattenimento, chiunque essi siano, hanno tra le loro fila alcune proprietà intellettuali di grosso calibro in passato ma che sono state da molti dimenticate, in alcuni casi troppo presto rispetto al dovuto. Quando pensiamo alla next-gen, a PlayStation 5 in questo caso, il primo pensiero va al ritorno di apprezzatissime serie o a sequel di grandi capolavori degli ultimi anni.

Il nuovo God of War, il sequel di Horizon: Zero Dawn, Days Gone 2, Marvel’s Spider-Man 2, un ritorno di Uncharted e Ratchet & Clank, Gran Turismo 7. I nomi che spesso spuntano tra i rumor relativi alla prossima console di casa Sony, che sarà lanciata a fine anno a meno di clamorosi rinvii dovuti a imprevisti che stanno colpendo tutta l’industria, sono sempre questi. Ma i giocatori di vecchia data, tra i quali (purtroppo) rientriamo anche noi, non dimenticano. Impossibile dimenticare alcune serie di grande successo del passato, IP che ci hanno fatto sognare per più ragioni e che però, inspiegabilmente, sono state chiuse da Sony in un cassetto e mai più tirate fuori.

Syphon Filter

È il 1999. Gli agenti Gabriel Logan e Lian Xing sono sulle tracce del bioterrorista Erich Rhoemer, che tra le sue mani ha i segreti di un potentissimo e mortale virus che potrebbe presto essere utilizzato come arma di distruzione di massa: il Syphon Filter. Si tratta, come avrete capito, della premessa narrativa dell’omonimo videogioco, sviluppato da Eidetic – oggi Sony Bend Studio, gli autori di Days Gone – e che si poneva, suo malgrado, come un rivale di Metal Gear Solid. La formula di stealth in terza persona, con alcune meccaniche da sparatutto, rendevano inevitabile il confronto con il capolavoro di Hideo Kojima e Konami, e questo finì infatti col far passare in sordina l’uscita di Syphon Filter. L’iniziale insuccesso commerciale fu però breve: il gioco riuscì rapidamente a riprendere quota, una volta che il pubblico riuscì a interpretarlo e a carpirne il valore.

Intanto Eidetic, che non si era persa d’animo e non aveva smarrito la fiducia di Sony, procedeva con i suoi piani: rendere Syphon Filter una serie, cosa che riuscì a fare nell’arco di pochi mesi. Nel 2000 PS1 vide infatti l’arrivo di Syphon Filter 2 – e questo mentre la serie MGS si adagiava sugli allori aspettando il momento giusto per colpire sulla next-gen – mentre l’anno successivo sarà già la volta di Syphon Filter 3, a metà tra un sequel del secondo capitolo e un prequel del primo. A quel punto, con PS1 pronta ad andare in soffitta e un franchise ben avviato, Eidetic, ora parte di Sony Worldwide Studios e rinominata Sony Bend, si spinge nella nuova generazione e oltre, proseguendo l’affascinante storia thriller del prode Gabriel Logan e continuando a riscuotere la sua fetta di successo. Tra il 2004 e il 2007 arrivano su PS2 Omega Strain, Dark Mirror e Logan’s Shadow, rispettivamente quarto, quinto e sesto capitolo della serie, mentre, sempre nel 2007, si tenta una curiosa operazione con Syphon Filter: Combat Ops, gioco multiplayer per PSP che avrebbe sfruttato il neonato PlayStation Network.

A quel punto, però, pareva chiaro che la serie, la cui popolarità era in discesa, non fosse più una priorità, né per i ragazzi di Bend Studio né tantomeno per Sony che già pensava a PS3 e a quali IP valorizzare. Syphon Filter non era una di quelle, e non la è stata neppure nella generazione corrente di PS4. Messi a lavorare prima su uno spin-off di Resistance e poi su Uncharted: L’abisso d’oro per PSP, a Sony Bend venne data poi la libertà creativa sul loro futuro progetto, che si rivelerà essere appunto l’apprezzato Days Gone del 2019. Ma in un mondo che oggi deve fare a meno di Metal Gear Solid, dopo il divorzio tra Hideo Kojima e Konami, il ritorno in voga di una serie come Syphon Filter sarebbe ciò che serve, sia ai giocatori che a Sony, che si ritroverebbe tra le mani un’IP di valore e un genere non particolarmente abusato oggigiorno. Dopo le operazioni di rilancio di Crash Bandicoot, Spyro e MediEvil, perché non provare a compiere lo stesso miracolo anche con l’agente Logan?

Jak & Daxter

Dopo aver abbandonato Crash Bandicoot al suo (triste) destino, facendogli vivere una clamorosa parabola discendente che si è spezzata solamente con l’ottima N. Sane Trilogy di Vicarious Visions nel 2017, Naughty Dog resta fedele al genere platform ma vuole innovare. L’idea è quella di creare un videogioco a piattaforme, sulla scia di Crash, ma ambientato in un mondo interamente visitabile (o quasi) e senza soluzioni di continuità, che sapesse comunque spaziare tra i classici ambienti richiesti dai platform come spiagge, montagne, tetre paludi e così via. Il risultato fu Jak & Daxter: The Precursor Legacy, sorprendente esclusiva PS2 del 2001 che diede inizio ad un altro esaltante capitolo della storia dei cagnacci di casa Sony.

Jak, pur essendo taciturno, piaceva al pubblico, e questo anche grazie alla sua spalla Daxter, la vera linea comica del gioco. In più, il mondo di gioco, l’isola su cui si trova il villaggio di Sandover dove risiedono i protagonisti e altri volti noti come Samos, aveva conquistato il favore di tutti, e dunque un sequel era d’obbligo ora che Sony non aveva più il buon Crash tra le sue fila. Naughty Dog si mette quindi al lavoro su Jak II: Renegade, che si rivelerà nel 2003 però un clamoroso cambio di rotta: il gioco passa infatti da platform ad action in terza persona con addirittura sezioni “alla GTA”, un cambiamento che non andò giù a tutti i fan del primo capitolo ma che sancì una maturità straordinaria da parte dei cagnacci, capaci con estrema naturalezza di rimescolare le carte in tavola e fare, in sostanza, quello che volevano, anche intrecciare un’intrigante trama in un titolo che di partenza non ne aveva. Anche Jak II fu un enorme successo, così come Jak 3 nel 2004, Jak X nel 2005 e il simpatico spin-off Daxter per PSP nel 2006 (sviluppato però da Ready at Dawn).

Da quel momento, Jak subisce un destino molto simile a quello di Crash: viene abbandonato da Naughty Dog, intenzionata a tentare il nuovo miracolo e a partorire una nuova IP per PS3, che si rivelerà essere lo straordinario Uncharted. Jak e Daxter compariranno ancora in rare occasioni: il gioco High Impact Games nel 2009 Jak & Daxter: Una sfida senza confini – assurdamente proposto su PS2 nonostante la nuova generazione fosse in circolazione già da anni – e poi qualche apparizione qua e là in brand come PlayStation All-Stars Battle Royale e PlayStation Move Heroes. Da molti anni i fan della serie chiedono a gran voce un ritorno sulle scene di Jak e della sua fidata spalla Daxter, ancor meglio se tutto ciò fosse messo nelle mani di Naughty Dog. I cagnacci confidarono anni fa di essere stati sul punto di procedere con lo sviluppo di Jak 4, salvo poi ripiegare su un’altra idea che avevano in testa, una nuova IP che verrà poi chiamata The Last of Us. In rete, nel 2016, finirono anche alcuni concept del mai realizzato Jak & Daxter 4, e chissà che un giorno Naughty Dog si decida a fare contenti i fan. Un ritorno di Jak su PlayStation 5, del resto, sarebbe visto da molti come una manna dal cielo.

Forbidden Siren

Dato che Hideo Kojima ha tra i suoi piani lo sviluppo di un videogioco horror, cosa che già voleva fare in passato con il mai realizzato Silent Hills con Norman Reedus, abbiamo noi la soluzione. Sony stessa ha la soluzione in casa. Un nome che non sentiamo da parecchio, ma che, di tanto in tanto, balena tra i forum di tutto il mondo, menzionato da nostalgici giocatori che lo vogliono rivedere in azione: Forbidden Siren. Sulla scia di Resident Evil e Silent Hill, serie che stavano già andando incontro alla parabola discendente, SCE Japan Studio sviluppa nel 2004 una nuova IP horror esclusiva PlayStation 2 chiamata Forbidden Siren, ambientata in un misterioso villaggio tra i monti in Giappone che si ritrova, in seguito ad un rituale fallito, a vacillare tra lo spazio e il tempo, dando origine a inspiegabili avvenimenti dei quali siamo testimoni nei panni di Kyoyo Suda e degli altri personaggi giocabili.

Nonostante un’accoglienza non particolarmente esaltante da parte della critica, Forbidden Siren fu un buon successo per Sony e per PS2, complice anche, come dicevamo, la discesa in caduta libera di alcune storiche serie di videogiochi horror. Per questo, SCE Japan Studio decise di mettersi al lavoro prontamente su Forbidden Siren 2, che venne pubblicato nel 2006 sempre su PS2 e che viene generalmente considerato superiore al suo predecessore, proseguendone la storia e ambientato nuovamente in questo misterioso e terrificante mondo. Il migliore della serie è però senza dubbio Siren: Blood Curse, una sorta di remake del primo capitolo sviluppato dagli stessi autori dell’originale e pubblicato nel 2008 su PS3. Una sorta di remake, appunto, perché gli sviluppatori ad esempio non lo considerano propriamente come tale. Il co-director di Siren: Blood Curse, Tsubasa Inaba, lo definì così in un’intervista al PS Blog: “Siren Blood Curse non è un sequel o un remake tradizionale di altri giochi. Supponendo che gli eventi di Forbidden Siren fossero vero, in quel caso Siren: Blood Curse potrebbe essere definito come un fim basato su una storia vera, un adattamento e una drammatizzazione dell’originale storia. Mentre molti degli eventi chiave sono comuni al primo gioco, i personaggi e il background sono completamente differenti“.

Parole che meriterebbero un approfondimento maggiore, ma non è questo il momento per parlare nel dettaglio di Forbidden Siren. Come avrete intuito, in ogni caso, si tratta di una serie che ha segnato per molti l’epoca di PlayStation 2 e PS3, e vederla tornare in auge con un nuovo titolo/remake/sequel/qualsivoglia prodotto, sarebbe un sogno per molti. Inoltre, con la netta ripresa di Capcom grazie a Resident Evil 7, RE2 Remake e RE3 Remake, il genere horror oltre che aver ripreso quota è tornato ad essere un prodotto rivolto alla massa. Se Sony riuscisse a far ripartire anche il franchise di Siren, avrebbe qualcosa di unico rispetto alla concorrenza.

sly cooper trilogy

Sly Raccoon

IP sparita da un po’ di tempo, ma mai dimenticata dai fan PlayStation, e anzi è capitato più volte che, tra i meandri del web, si parlasse di un possibile nuovo capitolo della serie. Quella di Sly Raccoon è una storia un po’ particolare. Sucker Punch, all’epoca di PS2, non faceva ancora parte della scuderia Sony, ma il colosso giapponese strinse un accordo esclusivo con questa promettente software house, alla quale venne richiesto di creare un inedito videogioco carismatico e innovativo. Gli sviluppatori partirono quindi da un genere molto in voga in quegli anni quello del platform 3D – Super Mario, Banjo-Kazooie, Spyro e Crash fecero scuola in questo senso – pensando bene però di aggiungere al mix anche una sana dose di stealth, qualcosa di molto curioso all’epoca. Il concept, che prevedeva anche l’utilizzo di una particolare grafica in cel-shading a cartoni animati (che Sucker Punch chiamò Toon-shading), portò all’uscita nel 2002 di Sly Raccoon, primo capitolo di una fortunata serie.

La storia ruotava intorno a Sly, ladro procione intenzionato, insieme ai suoi compari di furti Bentley e Murray, a recuperare le pagine del Thievius Raccoonus, un volume appartenente alla famiglia del protagonista che svela tutti i segreti della stirpe dei Cooper distrutto dal malvagio Clockwerk. Un nome che avrà nuovamente a che fare con Sly anche in futuro. Il gioco ebbe infatti un buon successo, tanto da generare una serie di sequel nell’arco di pochi anni. Nel 2004 Sly e la sua banda tornano infatti in azione in Sly 2: La banda dei ladri, e l’anno successivo Sucker Punch rilancia con Sly 3: L’onore dei ladri, che per mettere un po’ di pepe all’azione decide di introdurre nuovi personaggi giocabili, tra cui l’ispettrice Carmelita Fox, rimpolpando la longevità del titolo. Concepito per essere l’ideale conclusione della serie, il gioco sarà invece seguito da un ulteriore titolo, che evidentemente cercò di rilanciare il brand.

Con Sucker Punch concentrata sulla serie inFamous, Sony decide infatti di commissionare a Sanzaru Games il rilancio del personaggio, che nel 2013, a ben 8 anni di distanza dalla sua ultima apparizione, si ripresenta su PS3 e PS Vita con l’inedito Sly Raccoon: Ladri nel tempo. Come potrete intuire, il gioco, che manteneva la sua sempre brillante formula, portava Sly e la sua banda a girovagare per diverse epoche storiche, proponendo sempre qualche meccanica differente per variare il gameplay quanto bastava. Ciò che piacque molto, di questo Sly 4, fu l’amore che Sanzaru riuscì a imprimere al progetto, segno evidente del fatto che il personaggio e la sua serie potevano dire ancora molto e anche al di fuori delle mani dei loro creatori. Il povero procione, però, da quel momento è completamente scomparso. Una generazione intera di hardware, quella di PS4, è passata senza vedere alcun nuovo capitolo delle sue avventure, e ci farebbe molto piacere rivederlo in azione. Magari anche con un remake, ma il concept apre a molte possibilità, anche ad un sequel senza troppi problemi. L’ipotetico gioco, però, non sarà sicuramente fatto da Sanzaru: da pochi giorni, la software house è stata infatti acquistata da Facebook, e dunque niente Sly 5 per loro.

Resistance

Proprio come accaduto a tante altre software house, anche Insomniac Games, nel passaggio tra PS2 e PS3, si sentì in dovere di cambiare aria. Peraltro, la società da pochi mesi finita a far parte della scuderia di Sony Worldwide Studio dopo aver collaborato per decenni con il colosso giapponese, non era nuova a queste rivoluzioni. Dopo aver dato vita al traghetto Spyro su PS1, Insomniac si dedicò infatti sul platform action Ratchet & Clank, una delle serie più riuscite e apprezzate di sempre e che pochi anni fa è stata riproposta anche sulla console ammiraglia attuale con un ottimo remake. L’arrivo di PS3, allo stesso modo, diede la scossa alla software house, che decise di virare sul genere del momento: lo sparatutto in prima persona. Call of Duty stava entrando nel momento di massimo splendore, Halo stupiva, Killzone brillava, e Battlefield si preparava a tirar fuori gli artigli. Ecco quindi che si decide, negli uffici di Insomniac, di rivisitare la storia umana ma inserendo un elemento anomalo: alcune creature mutanti.

La storia di Resistance: Fall of Men, pubblicato come titolo di lancio di PlayStation 3 nel 2006, è quella di una linea temporale alternativa a quella che conosciamo. In questo universo parallelo, l’umanità non ha mai affrontato gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, ma questo perché il mondo si è trovato a dover fronteggiare la minaccia di alcune creature mutanti, i Chimera, nati dal celebre evento di Tunguska. Come detto, il genere FPS stava vivendo in quel momento il suo massimo splendore, e Insomniac decise di entrare in scivolata in questo mondo già sovraffollato con un videogioco che si seppe distinguere per carisma e compattezza. L’unico problema di Resistance, per assurdo, fu la concorrenza di un’altra esclusiva di casa Sony, Killzone, che inevitabilmente rubò parte del potenziale pubblico. Ciononostante, sia Sony che Insomniac rimasero soddisfatti del gioco del successo del gioco, premiato inoltre dalla critica, e ciò diede il via ad una fortunata trilogia terminata nel 2011 con Resistance 3.

Da quel momento, i Chimera e la serie Resistance non sono più stati una priorità di Insomniac. Nonostante la software house li ricordi ancora oggi con piacere, gli insonni di Burbank hanno lavorato a molteplici progetti nel corso degli anni, come il proseguimento della serie di Ratchet & Clank, Sunset Overdrive e Marvel’s Spider-Man, senza però tornare ad esplorare il sanguinoso scenario della serie sparatutto. E oggi, su PS4, al di là di Killzone: Shadow Fall che sulle spalle ha già quasi 7 anni di vita, non c’è più segno neppure di uno sparatutto in esclusiva. Sotto questo profilo, Sony può fare di più. La concorrenza ha ancora l’IP forse più forte di questo genere, Halo, e continua a sfruttarla. Resistance, dall’alto della sua solida fanbase e dell’esperienza di Insomniac, potrebbe essere un valido rivale.

Ah già, abbiamo dimenticato di parlare di un titolo della serie. Nel 2012, in occasione del primo anno di vita di PS Vita, Sony sceglie di commissionare a Nihilistic Software lo spin-off Resistance: Burning Skies, che in effetti fa capire che il colosso giapponese era ancora intenzionato a puntare sulla serie. Come dite? Non ne avete mai sentito parlare? Non vi spieghiamo neppure il perché: vi basti sapere che si tratta di uno dei peggiori giochi per PS Vita, e che Nihilistic, la stessa del fallimento Call of Duty: Black Ops Declassified, venne completamente rifondata alla fine del 2012. Come si suol dire, perle ai porci…

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.


1 commento:


  1. Luigi Pacella


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