10 cose che (forse) non sai su Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo

Di Andrea "Geo" Peroni
16 Aprile 2020

Questa sera, 16 aprile, su Canale 5 va in onda lo spettacolare Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo, terzo film della saga piratesca targata Disney con Johnny Deep nei panni dell’iconico Capitan Jack Sparrow. Non potevamo esimerci dal raccontarvi 10 curiosità che potreste non sapere sul film di questa amatissima saga, che, stando alle recenti dichiarazioni di un ben noto attore, potrebbe vedere presto l’arrivo di Pirati dei Caraibi 6. Ma ora bando alle ciance, e diamo il via alle curiosità!

BACK-TO-BACK

Dopo l’enorme successo de La Maledizione della Prima Luna, Disney si mosse subito per mettere in sviluppo due nuovi film del franchise, tanto che già nel 2003 i vari attori avevano già firmato con la major il prolungamento del contratto. Gore Verbinski decise di restare al timone del progetto, pianificando due sequel che sarebbero stati girati back-to-back – in contemporanea, in sostanza – con un intento preciso: il secondo film avrebbe posto le basi per la trama della storyline generale, il terzo film si sarebbe invece concentrato maggiormente sui personaggi. Elliott e Rossio, i due sceneggiatori, scandagliarono nella mitologia del mare e dei pirati per trovare grandi figure leggendarie da implementare nei film ed espandere l’universo narrativo, ricorrendo ad esempio all’introduzione di Calypso, la dea del mare. Per la realizzazione di entrambi i film, le riprese sono durate all’incirca 2 anni, dall’inizio del 2005 al dicembre 2006.

HERE COMES THE MONEY

Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo bissò, al botteghino, l’incredibile successo del precedente capitolo, superando i 960 milioni di dollari raccolti in tutto il mondo. La Maledizione del Forziere Fantasma era andata leggermente meglio (superò il miliardo), ma ovviamente per Disney fu un grande successo anche il terzo film. In effetti, le aspettative per questa produzione erano altissime. Il terzo capitolo della saga, distribuito nel 2007, si ritrovò infatti con il pesante fardello di un budget astronomico: Disney stanziò circa 300 milioni di dollari per la realizzazione, rendendolo, all’epoca, il film più costoso  della storia del cinema.

Senza tenere conto dell’inflazione, Ai confini del mondo è stato superato solo nel 2011 e da un altro film della saga, Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare, che si stima sia costato 379 milioni di dollari. Ai confini del mondo è così nel tempo scivolato al quinto posto di questa particolare lista, dietro anche a Avengers: Age of Ultron (365 milioni), Avengers: Endgame (356 milioni, ma ripagati abbondantemente dato che parliamo del film con il maggiore incasso nella storia del cinema) e Avengers: Infinity War (316 milioni).

EFFETTI STRAORDINARI

Nell’astronomico budget del film, rientrano ovviamente anche gli effetti speciali, che richiesero una grandissima mole di lavoro. Per lavorare al film vennero infatti contattate la Industrial Light & Magic di George Lucas e Lucasfilm – che si era occupata anche dei precedenti film della saga di Pirati dei Caraibi – e la Digital Domain di James Cameron, che all’epoca aveva già vinto 2 Premi Oscar per Titanic e Al di là dei sogni. Dopo la conclusione delle riprese, per ultimare gli effetti speciali servirono ben altri 5 mesi di lavoro.

POLEMICHE

La sequenza di Singapore, che apre Ai confini del mondo, generò feroci polemiche intorno al film in Cina, tanto che gli esercenti arrivarono addirittura a tagliare circa 10 minuti della pellicola. Chow Yun-Fat, interprete di Sao Feng, fu accusato di aver danneggiato l’immagine della Cina e della sua cultura, dandone un’impressione completamente differente. Inoltre, l’idea di fare di Singapore una sorta di “capitale” della pirateria non fu certo ben accolta, considerando inoltre che, secondo le ricostruzioni storiche, la città era molto diversa da come è stata mostrata nel film.

COLONNA SONORA IN ANTICIPO

Hans Zimmer, già compositore dei precedenti due film, si occupò della colonna sonora di Ai confini del mondo con largo anticipo. Questo perché, su richiesta del regista Gore Verbinski, il film avrebbe potuto “adattarsi” alle musiche, lasciando che queste facessero da traino e coinvolgessero notevolmente gli editor e di conseguenza il pubblico in sala. Un’idea decisamente interessante e riuscita, a giudicare dal prodotto finale. A proposito di Verbinski, una piccola chicca: il regista ha suonato la chitarra, con le influenze di Ennio Morricone, che possiamo udire nella scena della Fratellanza con Barbossa, Jack, Elizabeth e tutti gli altri pirati.

UN PADRE D’ECCEZIONE

Johnny Depp si era ispirato proprio a Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones, per le movenze e il modo di parlare del suo iconico Capitan Jack Sparrow. Per il terzo film della saga, i produttori e gli sceneggiatori decisero di fare una grossa sorpresa al pubblico e al cast: lo stesso Richard venne infatti scelto per interpretare Edward Teague, padre di Jack e custode del Codice dei Pirati, citato più volte nel corso della serie ma che vediamo per la prima volta in questo film.

HECTOR BARBOSSA

Dopo il grande colpo di scena nel finale de La Maledizione del Forziere Fantasma, Geoffrey Rush torna come presenza fissa in Ai confini del mondo con il suo indimenticabile pirata Hector Barbossa. Dietro all’origine del suo nome, si nasconde un curioso aneddoto. Il terzo film è il primo nel quale veniamo effettivamente a conoscenza del nome Hector, ma c’è un motivo: gli sceneggiatori volevano infatti, in origine, utilizzare il solo appellativo Barbossa per questo personaggio. Fu solo dopo una simpatica intervista di Johnny Depp, pubblicata come extra nel DVD del secondo film, che gli sceneggiatori cambiarono idea: l’attore suggerì scherzosamente che il nome del personaggio era Hector, e a quel punto divenne quasi una ufficialità.

SET MASTODONTICI

Una delle sequenze più celebri di Ai confini del mondo è sicuramente lo scontro tra la Perla Nera e l’Olandese Volante all’interno dell’enorme maelstrom causato da Calypso, la dea del mare liberata da Barbossa. Il set per realizzare questa impressionante sequenza di combattimento conclusiva per la pellicola è tra i più grandi di sempre per la storia del cinema: la produzione utilizzò una vecchia fabbrica di Boeing nella periferia di Los Angeles, e tra realizzazione e riprese ci vollero ben 3 mesi per avere tutto il materiale necessario per la pellicola, nonostante fossero stati impiegati ben 600 addetti alla costruzione del set. Naturalmente, dopo quei 3 mesi di riprese, mancavano ancora tutti gli effetti speciali, ma questo testimonia la maestosità del set messo in piedi per l’occasione.

STORICAMENTE ACCURATO

Ecco, parliamo un attimo proprio del Codice dei Pirati, scritto dai pirati Morgan e Bartholomew. A differenza di tutti gli altri personaggi apparsi nei film, i due pirati in questione sono delle vere e proprie figure storiche. Henry Morgan era infatti un celebre pirata e corsaro gallese attivo nella seconda metà del XVII secolo in centro e sud America, che finirà la sua carriera come governatore della Giamaica dopo aver, a sorpresa, iniziato a dare la caccia ai pirati per conto del governo e accrescere il suo potere. Bartholomew Roberts, detto Black Bart, è stato invece uno dei più celebri pirati della storia dell’Inghilterra, e tra i suoi lasciti abbiamo, guardacaso, proprio il Codice dei Pirati che regolava la vita e il “lavoro” di questa che lui vedeva come una classe sociale come tante altre.

SCENA POST-CREDITI… O NO?

Prima ancora che le scene post-crediti venissero rese famose dai Marvel Studios – la prima è del 2008, con Iron Man – anche Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo, così come anche i precedenti film della serie, aveva tentato questa strada: lasciare, alla fine dei titoli di coda del film, una breve sequenza che poteva, forse, presagire una futura storia oltre a quelle che già sono state raccontate. La scena in questione era ambientata esattamente 10 anni dopo gli eventi del film, nella quale Elizabeth e suo figlio osservavano un verde bagliore all’orizzonte che stava a indicare l’arrivo di William Turner, ora in grado di scendere a terra dopo aver traghettato le anime dei morti a bordo dell’Olandese Volante. Non sappiamo per quale motivo, ma la scena, pochi giorni dopo la release del film, venne completamente rimossa dalla versione cinematografica.

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