Lezioni di Storia: Grand Theft Auto – Parte III

gta 5 artwork
Di Andrea "Geo" Peroni
17 Agosto 2016

Dopo un inizio zoppicante, Rockstar North ha ingranato alla grande con il passaggio alla terza dimensione. GTA III prima, GTA: Vice City poi e GTA: San Andreas in ultima battuta hanno scosso l’industria e gli standard dei videogiochi, alzando progressivamente l’asticella della qualità. Come abbiamo visto nella seconda parte della nostra speciale retrospettiva dedicata ad una delle serie più celebri di sempre, mantenendo saldi i punti di forza dei suoi titoli Rockstar è riuscita a migliorarsi ad ogni nuovo passo, persino (seppur in piccola parte) anche nei due prequel per PSP, arrivando a coprire con GTA più o meno tutta l’era PS2-Xbox (e ovviamente anche il PC). È dunque giunto il momento di spostarsi su hardware più performanti: la nuova generazione è alle porte, e con essa si punta ad una nuova frontiera per Grand Theft Auto, il “realismo” (per quanto possibile, ovviamente).

Ciao cugino, andiamo al bowling?

È il maggio del 2006, e nelle redazioni giornalistiche di tutto il mondo arriva uno dei comunicati stampa più attesi di sempre: Rockstar annuncia ufficialmente Grand Theft Auto IV, che sarà il primo gioco della serie ad approdare su PS3, Xbox 360 e PC. Segnalato inizialmente come uscente nel 2007, il gioco subisce diversi rinvii, per essere infine pubblicato definitivamente nell’ottobre del 2008 e scatenando una pioggia di recensioni che definire positive sarebbe limitativo. Fatevi un giro su Metacritic, se non ci credete: la media delle review da parte delle testate specializzate supera il 95/100 su tutte le piattaforme, risultati che fecero quasi impallidire giochi come Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots e Halo 3. L’impatto, non solo a livello di numeri o di critiche, fu semplicemente devastante: Liberty City, qui completamente rivisitata rispetto a GTA III e ora assomigliante a New York in tutto e per tutto, è una città più viva che mai, con decine di persone per le strade, e ognuna di esse svolge un’azione differente (e non troveremo mai gruppi di 10 persone vestite nello stesso identico modo). Sin dai primi passi in questa nuova e magnifica Liberty City ci si accorge che Rockstar North ha fatto di tutto per puntare su una rappresentazione sempre più realistica, abbandonando lo stile decisamente simil-arcade dei titoli precedenti per quanto riguarda la guida, i movimenti e le sparatorie. Ma mentre nell’immediato, durante le prime ore di gioco, GTA IV si presenta come qualcosa di mastodontico e di letteralmente incredibile (per l’epoca, naturalmente) a livello visivo, il passare del tempo a Liberty City ci consegna sensazioni contrastanti su quello che è, a mio avviso, il meno riuscito tre i capitoli principali sin dall’epoca di GTA III.

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Non stiamo assolutamente dicendo che GTA IV sia un gioco brutto, anzi, sarebbe da pazzi affermarlo. Quel che è certo però è che il primo titolo della serie su PS3 e Xbox 360 non ha convinto pienamente, presentando una rivoluzione straordinaria a livello tecnico ma allo stesso tempo una involuzione per trama, attività secondarie e mondo di gioco. L’aver voluto ambientare tutto il gioco a Liberty City è stato un punto debole: New York è stata rappresentata perfettamente, ma esplorare per ore e ore solamente una città, grigia e abbastanza monotona, ha rappresentato un notevole passo indietro rispetto a GTA: San Andreas, così come tante altre attività che avevamo apprezzato e che in questo gioco non sono state minimamente prese in considerazione. Si va dalle fidanzate di CJ all’aumentare di peso, dal poter modificare la propria forza fisica in palestra fino all’espandere il proprio “impero finanziario”, tutte cose che GTA IV, sfortunatamente, non ha. La stessa storia di Niko Bellic, il protagonista, avrebbe potuto essere decisamente studiata meglio e raccontata in maniera più esaltante: un altro problema di GTA IV è rappresentato dalla varietà delle missioni, davvero troppo simili, ripetitive e talvolta noiose rispetto agli standard ai quali ci eravamo abituati. E occorre spezzare una lancia in favore di coloro che hanno deciso, dopo poche ore di gioco, di abbandonare a sé stesso il cugino Roman, il maledettissimo cugino Roman, che puntualmente contattava Niko per giocare al bowling e la cui telefonata tipica era più o meno questa:

Roman: “Ciao Niko, andiamo al bowling?”
Niko: “Mi dispiace, ho da fare in questo momento”
Roman: “Ok, non ti parlerò mai più, ti odio”

gta4_satri_bowling

Tanti minigiochi vennero pensati e implementati in GTA IV, così come semplici svaghi come andare al bar o al bowling in compagnia degli amici. Peccato solo che questi amici, talvolta, si dimostrassero davvero troppo pressanti e insistenti, considerando che ad ogni rifiuto da parte di un invito corrispondeva una perdita di fiducia o di amicizia da parte dei suddetti contatti. GTA IV è stato probabilmente, col senno di poi, un titolo di transizione. Rockstar ha avuto modo di sperimentare per la prima volta motori grafici e hardware di gran lunga superiori a quelli ai quali era abituata, e venne prestata molta più attenzione all’aspetto tecnico e visivo piuttosto che al gameplay puro, con diverse pecche anche sulla narrazione. Ma a GTA IV occorre dare anche un altro grande merito, quello di aver iniziato la serie al mondo del multiplayer online. Certo, niente a che vedere con lo sconfinato mondo di GTA Online che sarebbe stato inaugurato qualche anno dopo, ma anche Liberty City offrì divertimento extra ai giocatori. A proposito di extra, non si possono non citare le due espansioni di GTA IV, The Ballad of Gay Tony e The Lost and Damned, che a conti fatti risultarono molto meno pesanti e anzi più apprezzati del gioco di base. Questo perché, specialmente in The Ballad of Gay Tony, veniva recuperato parte di quello spirito di follia e divertimento che aveva contraddistinto i GTA tanto amati della generazione passata, cosa che in GTA IV (decisione giusta, considerando plot, setting, narrazione e scelte artistiche) era mancata.

Grosso guaio a Chinatown

Dopo Liberty City Stories e Vice City Stories, il mondo intero degli appassionati di GTA non aspettava che un solo gioco da parte di Rockstar Leeds: San Andreas Stories. Purtroppo l’hardware di PSP, già spremuto all’inverosimile con titoli come God of War: Ghost of Sparta, Kingdom Hearts: Birth by Sleep e Metal Gear Solid: Peace Walker, non poteva garantire la medesima operazione compiuta con i prequel di GTA III e GTA: Vice City, e il progetto (se mai entrò in pre-produzione) venne abbandonato a favore di un titolo più contenuto e ambientato nella stessa Liberty City di GTA IV. Nel 2009 arriva infatti, prima su Nintendo DS e poi su PSP, l’ottimo Grand Theft Auto: Chinatown Wars, che per la prima volta vede un protagonista asiatico. Huang Lee, nipote del capo della Triade di Liberty City, si ritrova immischiato in una guerra tra i clan di Chinatown, che stanno combattendo per poter prendere il controllo di una delle più grandi organizzazioni mafiose del mondo. Animato in cel-shading, una assoluta novità per la serie, Chinatown Wars torna ad omaggiare le origini della serie, con una visuale isometrica che ricorda quella dall’alto dei primi capitoli, e con una serie di minigiochi che si prestavano particolarmente per la struttura del Nintendo DS.

gta chinatown wars

Stiamo arrivando al presente, al fatidico ultimo capitolo pubblicato. Non possiamo però tornare a menzionare San Andreas Stories, che per molti anni è stato un chiodo fisso nella mente dei fan. Rockstar, dal canto suo, non ha mai confermato di aver lavorato al gioco, ma è quasi certo che un progetto, quantomeno un’idea, ci fosse. GTA IV ha però di fatto chiuso definitivamente la narrazione che è proseguita da GTA III a Vice City Stories, annullando probabilmente ogni possibile riapertura o conferma del progetto. L’uscita di PS Vita sembrava potesse essere l’occasione perfetta (un hardware molto più performante rispetto a PSP), ma ormai il discorso non si riaprirà a meno di clamorosi dietrofront da parte di Rockstar e di Sony.

Tre uomini e una rapina

È il 2011 quando un logo fa capolino sul sito officiale di Rockstar Games e manda in visibilio i fan: Grand Theft Auto V. Ed è solo il preludio a quello che verrà mostrato solamente pochi giorni dopo, ovvero il reveal trailer del nuovo capitolo della serie. Un vero e proprio spettacolo, per gli occhi e per la mente. Dopo il poco incisivo GTA IV, solo dal trailer sembra che Rockstar abbia intrapreso nuovamente la strada giusta. Ed è proprio così.

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Ambientato nuovamente nell’immaginario Stato di San Andreas, anche se stavolta l’unica città presente sarà quella di Los Santos, GTA V ha rivoluzionato buona parte della struttura tipica dei Grand Theft Auto. Due sono state infatti le novità, enormi novità, che hanno sostanzialmente cambiato la concezione di base del gioco. In primis, il protagonista, o per meglio dire i protagonisti. Per la prima volta in assoluto nella storia della serie, GTA V ha non uno ma ben tre protagonisti, tre individui molto differenti tra loro che finiranno, per una serie di motivi, con l’incontrarsi e organizzare una delle più grandi rapine della storia di Los Santos (e forse d’America). Michael, il ricco uomo che ha fatto i soldi grazie alle sue malefatte negli anni precedenti; Franklin, il giovane di colore che vive nella parte più povera della città e che sopravvive grazie a furtarelli e truffe; e infine Trevor, il più folle, ex compagno di scorribande con Michael che dopo un colpo finito male si esiliò lontano da Los Santos per condurre una vita lontana dai problemi. Ognuno dei tre personaggi aveva un suo background, una sua personalità, una sua storia e soprattutto una sua avventura da vivere, in quello sconfinato mondo che è GTA V, con decine e decine di attività, se non centinaia. Dall’esplorazione dei fondali marini, mai così ben studiati nella storia della serie, fino alle partite al campo da golf, dal paracadutismo alle discipline sportive, senza dimenticare le immancabili corse. E come dimenticare, nuovamente, il perno centrale della narrazione di GTA V: le rapine. Altra novità introdotta con questo titolo fu quella di poter scegliere, all’inizio di una pianificazione, come procedere all’interno di una missione, scegliendo ad esempio un approccio più stealth o se puntando a sparare all’impazzata e a prendere quanti più soldi possibili. E naturalmente non abbiamo ancora parlato della seconda novità, uno dei mondi social ancora oggi più attivi nel mondo dei videogiochi: GTA Online.

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Rockstar aveva già sperimentato il multiplayer con GTA IV, e i mondi di gioco online con Red Dead Redemption. Ciò però che è stato fatto con GTA Online è qualcosa di mai visto prima nella storia della compagnia. La formula è semplice: ambientato tre mesi prima degli avvenimenti di GTA V, in GTA Online i protagonisti sarete letteralmente voi, il giocatore, che verrà buttato in questa Los Santos fatta di opportunità e di crimini, e che vi permetterà di conoscere tantissimi altri giocatori in giro per il mondo. Il successo di GTA Online fu talmente grande da convincere Rockstar a puntare totalmente sulla componente multiplayer, introducendo sempre nuove gare, contenuti, deathmatch, missioni, arrivando anche alla pubblicazione dei Colpi che erano delle vere e proprie missioni di gruppo che permettevano di arrivare a guadagnare cifre astronomiche. Di contro, il successo del mondo online è anche considerato il motivo principale per la cancellazione del DLC single player di GTA V (precisiamo: la cancellazione non è mai stata ufficiale, ma a quasi 3 anni dall’uscita del gioco riteniamo altamente improbabile che questo DLC vedrà mai la luce). Poco importa però, perché GTA V è stato un must assoluto per i fan, che ha saputo prendere il meglio da GTA IV e unirlo a quei pregi che hanno fatto di GTA: San Andreas il miglior capitolo della serie. A tal proposito, appunto, occorre precisarlo ancora una volta. San Andreas rappresenta ancora oggi il picco più alto mai raggiunto da Rockstar con Grand Theft Auto, con GTA V appena dietro. Vuoi per le minori feature, vuoi per una concentrazione maggiore dedicata al mondo online (la storia dell’ultimo capitolo dura molto meno di altri), lo scettro dopo tutti questi anni è ancora in mano a Carl CJ Johnson.

È stato un viaggio lungo, intenso e molto divertente, nel quale abbiamo ripercorso tutta la storia di uno dei più grandi e discussi franchise del mondo videoludico. Dai primi esordi, passando per piccole delusioni, fino alla consacrazione della serie con GTA III, consacrazione che continua ancora oggi. L’attesa ora è dunque tutta per Grand Theft Auto VI, gioco che comunque, con tutta probabilità, non vedremo prima del 2019 circa. La strada è ancora lunga, ma sappiamo già che Rockstar non ci deluderà.

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