[Recensione] Ratchet & Clank: Rift Apart

Di Andrea "Geo" Peroni
17 Giugno 2021

La saga di Ratchet & Clank, per chi scrive questa recensione, rappresenta una costante, un notevole passatempo, una straordinaria avventura galattica che, coi suoi alti e bassi, ha sempre e comunque trovato il modo di divertire. Nonostante si porti sulle spalle quasi 20 anni di vita – l’originale gioco su PS2 uscì nel 2002, e chissà che l’anno prossimo Sony non festeggi con qualche sorpresa… – la serie creata da Insomniac Games è riuscita a superare più volte la prova del tempo e delle generazioni, andando a esplodere i suoi colpi su numerose piattaforme, senza mai perdere lo charme che ha sempre contraddistinto l’iconico duo.

Capirete quindi che, per chi come me è rimasto ammaliato da videogiochi indimenticabili come Ratchet & Clank 3 e Ratchet & Clank: A spasso nel tempo, che hanno segnato l’adolescenza e oltre di molti di noi, l’annuncio di Rift Apart lo scorso anno durante il reveal di PlayStation 5 sia stata una bellissima sorpresa, oltre alla conferma del fatto che Insomniac Games, nonostante i necessari rallentamenti dovuti ad altre produzioni, non ha ancora chiuso con il suo Lombax preferito. Chiamato a esprimere la potenza della console di nuova generazione, come del resto già ampiamente mostrato nelle sue apparizioni precedenti l’uscita, Ratchet & Clank: Rift Apart si conferma essere un’esperienza solidissima e quasi perfetta, anche per chi non ha mai avuto a che fare con la serie. Vi raccontiamo tutto nella nostra recensione.

RATCHET & CLANK IN THE MULTIVERSE OF MADNESS

Cosa puoi fare in una serie come quella di Ratchet & Clank, nella quale hai esplorato l’inimmaginabile, arrivando addirittura a toccare il centro esatto dell’universo e a sistemare lo scorrere del tempo? Introduci un altro universo, giustamente. La moda delle versioni alternative, particolarmente sfruttata da videogiochi, film e serie TV negli ultimi anni – basti pensare a Crash Bandicoot 4: It’s About Time -, va a contaminare, nel senso positivo del termine, la nuova avventura dei due irriducibili eroi della galassia di Solana, chiamati stavolta a salvare non solo la loro realtà ma anche tutte le altre.

Il concetto di più dimensioni e più universi non è certo nuovo alla serie targata Insomniac Games – ne abbiamo già sentito parlare da Ratchet & Clank: Armi di distruzione, e se non ricordate vi lasciamo qui sotto uno speciale video-riassunto della storia della serie – ma stavolta viene messo al centro della nuova storia da raccontare.

Se però nelle precedenti occasioni Ratchet e Clank dovevano sistemare i danni provocati da altri, stavolta la causa scatenante della loro nuova avventura, a anni di distanza dall’ultima, sono loro stessi. Clank ha infatti deciso di aggiustare il Dimensionatore, dispositivo creato in passato dai Lombax e che permette di comunicare con altre realtà parallele, il tutto per aiutare Ratchet a trovare una volta per tutte l’universo nel quale si sono rifugiati i suoi simili dopo la guerra contro i Cragmiti. Tanta lore e tanti riferimenti alla storia passata della serie, ma in realtà Ratchet & Clank: Rift Apart resta perfettamente fruibile anche da coloro che si avvicinano per la prima volta a questo franchise, poiché gli eventi vengono raccontati con semplicità e concentrandosi sui protagonisti, vecchi e nuovi. Ci sono Ratchet e Clank, certo, come sempre, ma è interessante rivedere ancora una volta il dr. Nefarious, storica nemesi del duo che, in uno dei soliti combattimenti contro il Lombax, contribuisce a rompere il Dimensionatore causando una pericolosa instabilità tra le realtà.

I confini tra gli universi si fanno sempre più sottili fino addirittura a rompersi, catapultando Ratchet, Clank e Nefarious in una realtà parallela alla loro nella quale la destinazione ha un nome ben preciso: Nefarious City. Il piano del dottore, pur creando instabilità multiversale, ha infatti successo, e il malvagio robot riesce a giungere in una dimensione nella quale un Nefarious ha avuto successo, è un imperatore galattico ed è anche decisamente spietato. L’effetto collaterale inaspettato del folle scienziato è però un altro, ed è anche quello che darà il via alla catena di eventi per aggiustare il multiverso. Nella nuova realtà in cui Ratchet e Clank sono giunti si trovano infatti versioni alternative di tutti, compresa Rivet, una Lombax femmina della resistenza e, al pari di Ratchet, ultima della sua specie in quella dimensione.

Come era facile prevedere, ben presto i destini di Ratchet e Rivet si incrociano, per dar vita a un’avventura dinamica e in continua evoluzione dove seguiamo da vicino il susseguirsi degli eventi da entrambe le prospettive. A fasi alterne, ma senza la totale libertà di scegliere quando e dove, il gioco introduce infatti la possibilità di impersonare anche Rivet oltre allo storico protagonista della serie, la quale, insieme alla sua controparte, vuole destituire l’imperatore Nefarious della sua realtà e aiutare allo stesso tempo Ratchet e Clank a sistemare il multiverso e tornare nella loro dimensione. Se la sinossi in generale non spicca per una grande originalità, sono invece le emozioni il motore che fa muovere Rift Apart, accompagnando i due eroici Lombax in un’avventura galattica insieme a tanti altri personaggi che impariamo a conoscere nel divenire, in una storia che, purtroppo, non supera le 10 ore per giungere alla sua conclusione – durata che aumenta leggermente nel caso decidiate di affrontare il gioco a difficoltà maggiori, con nemici decisamente più tenaci, o di cercare ogni piccolo segreto. Parlando puramente di come Insomniac ha gestito la narrazione, sembra ridondante ribadirlo ancora una volta, ma è innegabile che il lavoro svolto dai PlayStation Studios in questi ultimi anni sia straordinario, e che sia stato implementato naturalmente anche a Rift Apart. Tra cutscene senza soluzione di continuità, caricamenti infinitesimali (ci torneremo) e sequenze al cardiopalma degne di Hollywood, l’ultimo capitolo (?) della serie di Ratchet & Clank ha raggiunto una maturità straordinaria per quanto riguarda la messa in scena dell’opera.

IL LOMBAX PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO

La formula di Ratchet & Clank: Rift Apart, nel suo complesso, non si discosta dalle tipiche dinamiche della serie. Non che ce ne fosse il bisogno, a essere sinceri, poiché i giochi che vedono protagonisti i due eroi di Insomniac Games si sono sempre contraddistinti per il loro stile, che qui viene riproposto non senza sfruttare, e con grandi risultati, l’hardware di PlayStation 5, rendendo il titolo come uno dei primi veri e fulgidi esempi della potenza della next-gen. Rift Apart è fatto di tanta esplorazione in pianeti visivamente spettacolari e ognuno con il proprio stile, dalle atmosfere cyberpunk di Nefarious City alle paludi ricche di insidie di Sargasso, fondendo poi fasi platform simpatiche e tutt’altro che proibitive con tanta, tanta azione. Come è sempre stato.

Il marchio di fabbrica della serie è sempre stato contraddistinto da un abuso di armi fantascientifiche, gigantesche e all’apparenza giocattolose bocche da fuoco capaci di mirabolanti attacchi fuori di testa. Esistono semplici pistole al plasma e lanciagranate, ma questa è semplicemente la punta dell’iceberg. Rift Apart, come tutti i suoi predecessori, ama giocare con la stramberia delle armi, acquistabili presso i numerosi negozi di Mrs. Zurkon in giro per la galassia per un pugno di bolt (il cui valore è ben equilibrato nel corso dell’avventura, e per ottenerle tutte vi occorrerà impegnarvi non poco). Oltre ad alcuni graditissimi ritorni dal passato, come il Rimbalzor (R&C 2) e il Pixelizer (R&C 2016), si fanno avanti armi dal concept a dir poco inconfondibile. Tutto questo senza poi dimenticare l’immancabile RYNO, anche questa volta ottenibile tramite i vari collezionabili presenti nel gioco e anche questa volta caratterizzato da una potenza esplosiva fuori di testa, convogliando l’energia multiversale a tal punto da far comparire anche alcuni ben noti personaggi dell’universo PlayStation. Al di là di questa simpatica iniziativa, con la quale Insomniac omaggia i suoi illustri colleghi, la solita abilità sfoggiata dagli “insonni” di Sony ha permesso di dar forma a combattimenti frenetici, esplosivi, coloratissimi e sempre diversi – a parte alcune boss fight un po’ troppo ricorrenti – combinando tra loro gli effetti tutti diversi delle armi, tra quelle votate a una attacco senza sosta e quelle più strategiche, limitate magari nelle munizioni ma con effetti devastanti se scelte al momento giusto.

Insieme alle armi, potenziabili nel corso dell’avventura presso Mrs. Zurkon grazie all’altra valuta in-game, il Raritanium, Ratchet e Rivet troveranno anche una buona dose di armature, che offrono bonus anche se non equipaggiate, e di gadget, come il dispositivo che consente una sorta di boost-transfer istantaneo utilissimo anche in combattimento. Alcuni di questi gadget arrivano direttamente dall’Arena che fa il suo grande ritorno (un simpaticissimo diversivo, anche se avremmo preferito più sfide da affrontare in ricordo dei bei vecchi tempi), altri sono invece legati a determinati mondi e consentono di sbloccare vie alternative per l’esplorazione. In questo senso, Insomniac ha spinto parecchio sull’abbandono della linearità dei livelli di gioco, decidendo invece di adottare un’esplorazione più vasta fatta anche di missioni secondarie, ulteriori collezionabili oltre ai classici Bolt d’Oro, e altri simpatici segreti da scoprire – specie se punterete al Trofeo di Platino. È bene però specificare che non ci riferiamo a una struttura open world quando parliamo di abbandono della linearità, quanto piuttosto di una concezione più vasta del mondo di gioco – restando in tema di PlayStation Studios, un paragone ottimale è quello con l’ultimo God of War di Sony Santa Monica – che non intende in alcun modo snaturare l’esperienza classica, con sezioni più vaste da percorrere e percorsi più semplici e diretti che richiamano il passato. Anacronistici? Forse, per qualcuno, questa scelta potrebbe risultare ormai legata a un modo antico di concepire un TPS, ma in fondo l’identità di Ratchet & Clank passa anche da qui, e non si ferma certo a percorrere ossessivamente un lungo corridoio costellato di nemici, bensì si prende il giusto tempo per le fasi platform e qualche ragionato enigma ambientale.

A tal proposito, tornano anche le sezioni dedicate esclusivamente a Clank, stavolta chiave per la risoluzione delle anomalie multiversali dopo aver già sistemato quelle temporali in A spasso nel tempo, e a questi puzzle si aggiungono anche alcune brevi intermezzi con protagonista la neo-arrivata Glitch, robot aracnide armato di tutto punto e specializzato nell’eliminazione di virus informatici. Se c’è poco da aggiungere sulle particolari sezioni di Glitch, durante le quali il robot, dotato di un cannone, percorre le intricate strutture dei dispositivi informatici per fermare l’infezione, desideriamo soffermarci un attimo su Clank, non sempre in positivo. La spalla di Ratchet, in Rift Apart, deve guidare le sue versioni “alternative” – il discorso è un po’ più complesso di così, ma evitiamo di scendere nel dettaglio – verso un portale dimensionale, in modo tale da risolvere l’anomalia nella quale si trova. Per farlo, deve risolvere una serie di puzzle di difficoltà crescente utilizzando alcune sfere dalle caratteristiche differenti: una appesantisce gli oggetti, una velocizza i personaggi, una li alleggerisce, e così via. Sebbene risultino essere piacevoli diversivi che fanno da intermezzo alle più importanti fasi con Ratchet e Rivet, gli enigmi di Clank non ci hanno particolarmente stupiti, e non si possono neanche lontanamente paragonare con gli splendidi puzzle dedicati al personaggio all’interno di A spasso nel tempo – si vede che è il nostro gioco preferito della serie, vero?

Dispiace inoltre constatare che l’ottima Rivet non sia stata approfondita a dovere. Non parliamo certo delle sue premesse narrative e della sua personalità, entrambe ben studiate e non senza sorprese, quanto invece delle sue abilità da combattente. Essendo la versione alternativa, per così dire, di Ratchet, possiamo sorvolare sulla scelta di rendere Rivet identica in tutto e per tutto alla sua controparte, specie nel combattimento. Sarebbe stato però più interessante vedere qualche abilità specifica per la Lombax femmina che le avrebbe certamente conferito maggiore personalitù, così come anche una più marcata distinzione tra i due protagonisti. Ratchet e Rivet non si incontrano fino a circa metà dell’avventura, eppure quando uno dei due acquista un’arma presso Mrs. Zurkon, subito anche l’altro la ottiene automaticamente. Una scelta ingenua, forse adottata però per non disperdere le energie dei giocatori a ripetere le stesse situazioni.

Chiudendo la discussione dedicata esclusivamente al gameplay, conclusa la storia sarete liberi di iniziare una nuova partita con la classica Modalità Sfida, nella quale ricomincerete la storia con le armi già ottenute (più alcune sorprese) e avrete inoltre la possibilità di “aggiornare” le vostre bocche da fuoco al livello Omega, aumentandone la potenza al costo però di decine o centinaia di migliaia di Bolt. L’unico modo per ottenerli è giocare al meglio senza mai farsi colpire, in modo da aumentare il moltiplicatore di Bolt a ogni nemico ucciso.

VERA NEXT-GEN

Dopo quanto già visto in Returnal (vi rimandiamo alla nostra recensione per saperne di più), Ratchet & Clank: Rift Apart mette in scena a tutti gli effetti la vera potenza della next-gen. Siamo sicuri che in futuro la produzione di Insomniac Games verrà superata, e che PS5 saprà regalarci momenti ancor più incredibili, ma già con Rift Apart il livello raggiunto è sbalorditivo, graficamente e oltre. Tralasciando un paio di crash dell’applicazione nel corso della nostra prima run, ma che non si sono più ripresentati nella Modalità Sfida e nelle successive giocate, tecnicamente il gioco è sbalorditivo sotto ogni punto di vista. Le opzioni grafiche più riuscite consentono di godere del ray tracing (a discapito della risoluzione 4K, che però non fa certo sentire la sua mancanza), maestosamente utilizzato per promuovere splendidi giochi di luce, e dei granitici 60 frame al secondo, grazie ai quali i combattimenti sono sempre fludi e magnifici. Per non dire dei tempi di caricamento: praticamente inesistenti, nonostante Rift Apart giochi spesso con il cambio tra le dimensioni e quindi anche con le ambientazioni. Prendiamo ad esempio il caso del pianeta Blizan, costellato di cristalli Blizon: colpendo questi particolari minerali, è possibile switchare in un istante tra due dimensioni, dall’aspetto diametralmente opposto. Tale cambio è istantaneo, e non richiede alcuna attesa, proprio come il progetto ci è sempre stato presentato: veloce, rapido, una produzione che dice addio alle schermate di caricamento. Se next-gen e SSD significa questo, Ratchet & Clank: Rift Apart è già a un ottimo punto.

L’esperienza viene arricchita da un ottimo utilizzo poi delle nuove tecnologie audio e soprattutto del DualSense di PS5. Con una restituzione a nostro avviso inferiore rispetto a Returnal, dove davvero il controller può definirsi una delle aggiunte di peso del gioco, il DualSense riesce comunque a far sentire i suoi affetti anche nell’ultima avventura del nostro Lombax preferito. I grilletti si adattano a ognuna delle armi utilizzate, e addirittura è possibile aumentare la risposta dei trigger sfruttandone la doppia corsa. Con il fucile da cecchino, ad esempio, la prima corsa consente di mirare semplicemente, mentre la seconda fa rallentare il flusso del tempo per migliorare la mira. Anche il feedback aptico, nonostante sia meno immersivo rispetto al titolo di Housemarque, riesce comunque a garantire un’esperienza vivace e immersiva, coadiuvata poi dai perfetti suoni del pad nel caso in cui non stiate giocando con cuffie.

Inutile ribadire, inoltre, che Insomniac Games ha fatto un lavoro straordinario per quanto riguarda l’inclusività e l’accessibilità delle opzioni di gioco, per rendere fruibile il titolo a più persone possibili. Un percorso che i PlayStation Studios hanno iniziato da tempo, e che finora offre enormi garanzie.

PUNTI DI FORZA

  • Tecnicamente sbalorditivo
  • Un ritorno in pompa magna per la serie
  • Gameplay perfetto
  • Le armi e i mondi sono sempre incredibili

PUNTI DEBOLI

  • Un po’ breve
  • Arena ed enigmi di Clank sottotono
  • Un paio di crash dell’applicazione riscontrati

Ratchet & Clank: Rift Apart non è forse il capolavoro che alcuni speravano e che spingerà all’inverosimile le vendite di PS5 (che comunque non ci sono, al momento), ma resta a tutti gli effetti uno dei giochi più incredibili dell’anno e uno tra i migliori capitoli della serie di Insomniac Games. Gli sviluppatori, che non hanno voluto rivoluzionare una formula che ha sempre funzionato e forse sempre funzionerà, sono riusciti ancora una volta a riportare in scena una delle coppie più significative della storia di PlayStation, che non dimostrano certo i quasi 20 anni di attività. Sfruttando a pieno regime (?) la potenza del nuovo hardware, Rift Apart porta Ratchet e Clank in un’avventura dinamica, in continua evoluzione, con combattimenti pirotecnici e il classico e spigliato senso dell’umorismo che ha sempre contraddistinto la serie, questa volta ancor più vicina a una produzione animata cinematografica grazie all’ottimo lavoro degli sviluppatori. Dispiace per la brevità della storia, e per la scelta di rinunciare ad alcune componenti importanti – l’Arena è poco sfruttata, e mancano totalmente sezioni a bordo dell’astronave che non avrebbero certo fatto male. Ciononostante, Rift Apart resta eccezionale sotto tanti punti di vista, come vi abbiamo raccontato più volte nel corso della recensione. Quello che speriamo, da grandi appassionati della serie, è che questo possa essere solo un primo, grande ritorno di Ratchet e Clank, e che le loro avventure possano ripartire con continuità su PS5. Perché di Ratchet e Clank, in fondo, c’è sempre bisogno.

Ringraziamo Sony PlayStation Italia per il codice review di Ratchet & Clank: Rift Apart.




Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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