The Division 2 – Le nostre impressioni dopo la Private Beta

Di Andrea "Geo" Peroni
10 Febbraio 2019

In attesa di Anthem, il nuovo gioco di BioWare che, nonostante le premesse degli sviluppatori, andrà inevitabilmente a scontrarsi idealmente con gli altri “looter shooter” in circolazione, ci pensano i ragazzi di Massive Entertainment a far salire il livello di attenzione su The Division 2. Il nuovo capitolo della serie MMORPG TPS (e vai con le sigle), in uscita il 15 marzo, ha già tante carte in regola per porsi come il principale competitor di Anthem e come conferma di un buonissimo primo capitolo che, nonostante la partenza al rallentatore, ha saputo rimediare sul lungo periodo. Con Destiny 2 ormai distaccato a causa di alcune scellerate scelte di Bungie nell’Anno 1 (o di Activision? Il divorzio potrebbe essere nato da quello…), i due kolossal di EA e Ubisoft si contenderanno lo scettro di campione nell’arco di meno di un mese, ed è naturale pensare che, almeno per il momento, il gioco di Massive Entertainment sia leggermente in vantaggio per l’esperienza già accumulata.

Come detto, il primo The Division partì al rallenty, seppur recuperando prima con interessanti DLC a pagamento e poi con contenuti gratuiti che hanno pian piano ripopolato i server e rinvigorito il titolo. Con The Division 2 sembra che gli svedesi di Massive abbiano già imboccato un’ottima via, memori di quella che è stata l’esperienza del primo capitolo e delle scelte che si sono rivelate vincenti: in The Division 2, infatti, non esisteranno contenuti a pagamento oltre alle ormai onnipresenti microtransazioni per componenti estetiche. Tutti i DLC futuri, infatti, che prenderanno il nome di Episodi (al momento Massive ha previsto 3 Episodi per l’Anno 1), saranno resi disponibili gratuitamente e in contemporanea su tutte le piattaforme, dicendo addio all’esclusiva temporale dei contenuti che ebbe ad esempio il primo capitolo su Xbox One.

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Insomma, le premesse per The Division 2 per fare bene ci sono, e la Private Beta che si sta svolgendo in questi giorni è un’ulteriore prova della bontà del lavoro degli sviluppatori. In questa versione di prova, il gioco ci permette di assistere a quelle che sono le prime ore del nuovo membro della Divisione a Washington DC, capitale degli Stati Uniti d’America che, dopo New York nel primo capitolo, è stata contaminata dal Veleno Verde come già era stato annunciato da alcuni chiari messaggi radio (cliccate qui per ripercorrere gli eventi di The Division). Ben pochi preavvisi oltre alla semplice presentazione del setting di questo nuovo gioco: la beta, e dunque anche il gioco, inizia con il nuovo agente della Divisione intento a farsi largo nel fuoco nemico per liberare l’accesso alla Casa Bianca, il QG delle operazioni di soccorso e della JTF che è intenzionata a recuperare la città presa d’assalto dai criminali.

Nella beta, Massive ci permette di esplorare le prime ore di gioco di The Division 2, caratterizzate, esattamente come il primo capitolo, da una serie di tutorial che offrono una visione d’insieme sul gameplay e sulle novità introdotte in quest’occasione. Con le prime missioni principali, che prevedono ad esempio di trovare il VIP Odessa Sawyer nell’insediamento Teatro di Downtown East e aiutarla per iniziare a liberare la città, gli sviluppatori approfittano di ogni azione compiuta per far impratichire il giocatore con le nuove feature di The Division 2, anche se a dirla tutta il sentore di qualcosa di già visto c’è tutto. Del resto, non che ci aspettassimo molto diversamente: il nuovo gioco Ubisoft è un sequel in tutta regola, che recupera il grosso dell’impianto strutturale del primo The Division e cerca di limarne i dettagli e approfondirne le meccaniche, senza però stravolgerle.

Sebbene ogni area della città sia ancora suddivisa sulla base di livelli di difficoltà, impedendo dunque anche ai più temerari di spingersi troppo oltre vista la potenza nemica in aree per ranghi elevati, l’impianto di The Division 2 ha subito alcune modifiche e introduzioni rispetto al suo predecessore. Permane la struttura dell’inventario e dell’estrema varietà di personalizzazione che può essere effettuata, ma le “cose da fare” sono notevolmente aumentate, segno che Massive ha ascoltato i feedback della community durante tutto l’arco vitale del primo capitolo e che il gioco si avvicina molto di più ad un tradizionale open world infarcito di missioni, personaggi ed eventi casuali, il tutto immerso però nel contesto multigiocatore. La base della Casa Bianca, ad esempio, potrà essere rinforzata e arricchita di nuovo personale, che a sua volta potrà essere reclutato potenziando gli insediamenti, che a loro volta avranno una lista di requisiti da soddisfare quali missioni, quest secondarie ed eventi, che a loro volta potrebbero essere avamposti da liberare in città, che al mercato mio padre comprò. A parte l’ultima battuta, questa carrellata di informazioni è servita a farvi capire come The Division 2 sia impostato e stratificato offrendo una notevole quantità di cose da fare, e non vediamo l’ora di avere le mani sul gioco completo per capire se, mano a mano che andiamo avanti, le cose si evolveranno, soprattutto nella fase dell’endgame (qui un assaggio di poche ore fa sulla questione). Buona cosa offrire tanti contenuti, ma in noi alberga anche il timore che ad ogni insediamento le operazioni da compiere si ripetano di volta in volta risultando tediose: per questo, ne sapremo di più solamente su The Division 2.

Il feeling con le armi sembra rimasto esattamente invariato, così come anche la suddetta gestione dell’inventario, che però viene approfondito dall’introduzione di Vantaggi e Abilità. Alt, fermi tutti. Parliamo ovviamente di meccaniche già presenti nel primo The Division, ma che in occasione di questo secondo capitolo sono state (parzialmente) modificate. Con i Vantaggi possiamo sbloccare appunti alcuni vantaggi come la possibilità di equipaggiare più munizioni, o portare più kit corazza contemporaneamente (altra introduzione è appunto quella dei kit corazza, che sostituisce i kit medici e che consente di riparare appunto la corazza dell’agente). Le Abilità vengono invece gestite diversamente. Mentre prima avevamo una suddivisione netta fra tre classi, ossia Medico, Tecnologico e Sicurezza, in The Division 2 le cose vengono semplificate in una sola categoria, che consente di sbloccare diversi equipaggiamenti tra cui la mina a ricerca e la torretta automatica. In effetti, più che abilità vere e proprie per il personaggio si parla di equipaggiamenti appunto, come se la componente ruolistica fosse stata leggermente tralasciata per dare più spazio a quella puramente action. Il vero e proprio GDR, secondo quanto comunicato da Massive, si avrà evidentemente solo nell’endgame, quando il giocatore sarà davvero chiamato a intraprendere un certo ruolo. Ma per il momento è ovviamente impossibile parlarne approfonditamente.

Nella Priva Beta è possibile inoltre testare il PvP, anche se dobbiamo ammettere che si è trattato dell’attività meno attesa dell’intero pacchetto. Quello che mi premeva testare in questo periodo di prova era la solidità dell’impianto generale del gioco, e non il tradizionale scontro tra giocatori. Un’attività sì divertente, che mette alla prova i giocatori uno di fronte all’altro armati di tutto quello che hanno appreso nel corso del gioco in fatto di equipaggiamento, abilità, vantaggi e quant’altro, ma è qualcosa di troppo già visto per rappresentare un elemento di grande rilevanza all’interno del gioco.

Sorvoliamo sui problemi di netcode: le versioni beta di giochi come The Division 2 ci hanno sempre ricordato che si tratta di versioni di prova, utilizzate anche per calibrare i server e gestire l’affluenza di giocatori, e dunque i problemi, che non ci hanno comunque impedito di godere della beta, sono argomento da evitare in questa fase dell’analisi. Qualche considerazione, invece, sull’ambiente di gioco e sul comparto tecnico. Sebbene l’avvio della beta sia collocato proprio di fronte alla Casa Bianca, in un parco ormai preda di arbusti, erbacce e vegetazione incontrollata che offre uno scorcio completamente diverso dalla fredda Manhattan del primo gioco, le ore successive di gioco sono interamente ambientate in città. Una città, Washington appunto, che non ha granché da spartire con Manhattan. Certo, gli ambienti di gioco, pur risultando in molti casi angusti corridoi quando parliamo dell’interno degli edifici, solleticano con il loro ottimo design, e Massive (così come tutto il resto dei team di Ubisoft, a dire il vero) si confermano maestri nel creare mondi così grandi e ben realizzati. Ma c’è il timore che un setting urbano come quello di Washington, molto più anonimo della Grande Mela, possa essere un elemento a sfavore per The Division 2, che forse avrebbe beneficiato maggiormente dell’ambientazione se fosse stato ambientato in qualche altra grande metropoli americana (solo io sogno un The Division a Las Vegas, con blackjack e squillo di lusso? Anzi, senza blackjack…).

Graficamente, il gioco sa dire la sua, e nonostante stiamo parlando di una semplice beta ci siamo ritrovati di fronte ad un grande lavoro, tecnicamente superiore al primo capitolo (che subì anche un, seppur non drastico, downgrade). Il sistema di illuminazione è sempre bello da vedere e ci da prova di come costruire un ambiente che sappia immergere nel gioco, arricchito tra l’altro di una quantità indescrivibile di dettagli che danno proprio l’impressione di una città abbandonata di tutto punto dalla popolazione. La distruttibilità, come già nel primo capitolo, è sostanzialmente assente, e qui ci siamo rimasti parzialmente male, così come anche per le esplosioni delle granate (in una parola: bruttissime) e la gestione dell’HUD del giocatore, pulito, vero, e anche facile da assimilare, ma che soffre di alcune icone davvero minuscole. Sulla distruttibilità dovremo farci una ragione, mentre sull’ultima questione Massive è ancora in tempo per di agire.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.