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Stranger Things 5: la recensione dell’episodio finale

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La fine è arrivata, proprio all’inizio del nuovo anno. Internet si è già diviso in due fazioni: chi si è commosso, ha riso e pianto con i ragazzi di Hawkins. Chi è rimasto deluso, perché avrebbe voluto uno scontro finale più longevo, il ritorno di quel personaggio o una rivelazione shock che non è arrivata.

La complessità (e la bellezza) di Stranger Things, la serie TV cult di Netflix per eccellenza, è proprio che tutti hanno ragione. Il finale è tutt’altro che perfetto, tra buchi di trama, personaggi lasciati indietro e scene rushate. Non dobbiamo però dimenticare che siamo davanti a un racconto di fantascienza, che di per sé presuppone una forte “suspension of disbelief” per funzionare. Siamo arrivati fin qui sulle ali della fantasia, e su quelle stesse ali dobbiamo permetterci di assistere al finale.

In questa recensione (senza spoiler) prenderemo in considerazione entrambe le campane, per spiegarvi cosa ci è piaciuto e cosa non ci è piaciuto, dal nostro punto di vista.

Ciò che conta è il viaggio, vero, ma il punto di arrivo è quello che più resta nel cuore.

Stranger Things: sul finale emerge più che mai la forza delle eroine

Il team è l’arma vincente di Stranger Things, come ci hanno insegnato i Duffer Brothers. È anche vero, però, che quando tutto sembra perduto, quando le forze vengono a mancare davanti a minacce colossali, ciò che fa la differenza è l’eroismo del singolo, il coraggio di chi sceglie di stare sempre dalla parte giusta per difendere gli altri.
Mai come in questo finale divampa la fiamma delle protagoniste femminili: Millie Bobby Brown riesce finalmente a suscitare qualche emozione, ricalandosi nel suo personaggio per poi salutarlo per sempre. Holly, interpretata dall’adorabile Nell Fisher, si dimostra una vera Wheeler: intraprendente, coraggiosa, una leader nata, che non perde la sua civettuola femminilità (avercene, di personaggi femminili credibili e ben scritti come lei!).

Nancy (Nathalia Dyer) incarna ormai completamente il mito di Davide e Golia, alta pericolosità in un corpo minuto. E poi c’è Max (Sadie Sink), fragile, sensibile, bellissima. Joyce (Winona Ryder) sembra inesistente per l’intera quinta stagione, ma ottiene il suo momento di gloria proprio alla conclusione di tutto, facendosi carico delle sofferenze del gruppo per compiere l’ultimo gesto simbolico. Non abbastanza per dare pieno risalto al suo personaggio, ma meglio di niente.

Resta solo abbozzata Kali (Linnea Berthelsen), che sembra venire recuperata in extremis nel disperato tentativo di darle un senso di esistere, in un culmine d’azione confuso e dal limitatissimo pathos. Peccato, così come è un vero peccato esista il personaggio della Dottoressa Kay (Linda Hamilton), inutile e inconcludente.

Diverse le sbavature di questo finale, che per certi versi però torna alle origini, pur trascinandosi dietro tutte le imprecisioni e il caos che l’hanno preceduto.

Ci sentiamo comunque di spezzare una lancia a favore di Jamie Campbell Bower, il suo villain è espressivo e penetrante come non mai, e per Derek, il bambino interpretato da Jake Connelly. È spuntato in dirittura d’arrivo, ma ci ha fatto ridere come non mai.

Stranger Things, quell’irresistibile effetto nostalgia

La quinta stagione di Stranger Things è iniziata con un Volume 1 esaltante, per poi proseguire con un Volume 2 labirintico, ripetitivo, confuso. L’episodio finale torna in linea con i primi episodi della stagione, dividendosi efficacemente in due parti distinte: la prima metà, tutta dedicata allo scontro, e la seconda metà nella quale i protagonisti cercano di guardare avanti, verso una nuova vita. Impossibile guarire dai traumi, ma ciò che resta con maggior intensità è il sollievo e l’affetto verso la propria famiglia acquisita. Sono nati amori, amicizie indissolubili nonostante le età, le distanze, le differenze. È un bel messaggio, nel quale tanti di noi possono identificarsi: l’eroismo sta nell’affrontare una vita che cambia, anche se non sempre lo vogliamo, restando fedeli alla nostra infanzia e agli affetti che ci siamo costruiti.

A fronte di uno scontro finale sì epico, sì visivamente d’impatto, ma un po’ underwhelming per la velocità dell’azione, la finestra aperta sul futuro dei protagonisti riesce a commuovere e a farci ricordare le belle sensazioni delle prime stagioni di Stranger Things. L’effetto nostalgia è diffuso in tutto l’episodio finale, con veri e propri flashback delle avventure passate e un sacco di rimandi a dialoghi iconici e ben scritti. Per quanto possa risultare uno stratagemma retorico e stucchevole, sentiamo che c’è del cuore in tutto questo: i Duffer e il cast ci riportano dove siamo stati bene, lasciando a noi il giudizio finale e la possibilità di credere o non credere.

Non credere significa portare alla luce tutti i buchi di trama, le faccende in sospeso, i tagli che si percepiscono in questo rush finale. Credere significa sorridere con i protagonisti ripensando all’incredibile avventura che è Stranger Things, una serie tv “comfort” per tanti. A volte non servono scioccanti capovolgimenti o morti strazianti per chiudere in bellezza.

Quanto a noi, abbiamo deciso di credere.

3.9
Riassunto

L’atto finale di Stranger Things può essere apprezzato per l’epicità dello scontro conclusivo, per l’ottima resa visiva, per tutta la strada fatta insieme ai protagonisti. Allo stesso modo, può essere criticato per i buchi narrativi, il poco approfondimento di certe dinamiche, i tagli, i personaggi lasciati indietro. Noi abbiamo deciso di crederci: seppur imperfetta, si tratta di una degna conclusione per una grande storia corale che ci ha fatto ridere, emozionare e sognare per un decennio. Tra musiche indimenticabili, ultimi baci e scelte sofferte, a volte basta solo lasciarsi trasportare sulle ali della fantasia per scoprire un mondo al quale è facile affezionarsi. Anche con le sue imperfezioni.

  • Valutazione3.9
Scritto da
Chiara Ferrè

Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme. Cerco campi di battaglia, magici cappelli, lucertoloni volanti. Ho una penna e non ho paura di usarla.

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