Days Gone 2 cancellato, la causa? Metacritic e i giocatori, secondo il director

Di Andrea "Geo" Peroni
18 Aprile 2021

Settimane di fuoco per PlayStation, finita nell’occhio del ciclone dopo il famoso report di Jason Schreier nel quale si parlava dei futuri progetti degli studi interni di Sony.

Vi rinfreschiamo la memoria: nel report, che ha fatto rapidamente il giro del mondo, Schreier parlava di alcuni nuovi progetti dei PlayStation Studios, alcuni dei quali fortemente oggetto di dibattiti negli ultimi giorni. Si va dal presunto remake di The Last of Us di cui si starebbe occupando Naughty Dog, fino alla cancellazione di Days Gone 2, argomento di cui ha diffuso ulteriori dettagli nei giorni successivi.

Quali sarebbero le motivazioni dietro a tale cancellazione? Parliamo di un prodotto, Days Gone, che nonostante i difetti è riuscito a ritagliarsi una buona fetta di pubblico, forse non abbastanza per garantire a Sony Bend la realizzazione di un sequel. In realtà, non sarebbero le vendite il problema principale della produzione di Days Gone 2, bensì Metacritic e… i giocatori stessi.

John Garvin, director di Days Gone, ha parlato in una recente live streaming del caso di cui si è parlato nelle ultime settimane, puntando il dito contro la percezione che ha il pubblico (e le aziende, di rimbalzo) verso il punteggio di Metacritic. A ben vedere, il ragionamento di Garvin ha solide basi: il metascore di Days Gone, che nella sua versione PS4 è fermo a 71/100 (in attesa della versione PC in arrivo a maggio), ben lontano dai risultati di altre imponenti produzioni dei PlayStation Studios come Uncharted 4, The Last of Us: Parte II e Ghost of Tsushima – che hanno rispettivamente 93, 93 e 83 sull’aggregatore di recensioni.

Il punteggio di Metacritic è tutto. Se sei il direttore creativo di un franchise e il tuo gioco arriva a 70 anni, non sarai un direttore creativo di quel franchise per molto tempo. […] Penso che se sei Disney, non puoi permetterti di fare un film di m***a anche se c’è un gruppo di persone va a vederlo. Stava a noi creare qualcosa che avesse un appeal più ampio, che evitasse alcune delle insidie ​​che ci siamo in qualche modo autoinflitte.

Garvin afferma che lo studio non ha voluto piegarsi alla crescente schiera di giustizieri social del politically correct, ma riconosce nonostante ciò che Sony e la community si aspettavano un livello qualitativo superiore per Days Gone.

Non è però tutto, perché se Days Gone 2 non arriverà, secondo Garvin, sarà anche colpa dei giocatori.

Chiacchierando con David Jaffe, Garvin ha fatto capire tra le righe che uno dei motivi che hanno causato la cancellazione del gioco potrebbe essere stato il debutto sul mercato di Days Gone, che ha visto tanti utenti tirarsi indietro in attesa di trovarlo in saldo o addirittura incluso in servizi come PS Plus o PS Now, senza garantire a Sony e Sony Bend l’adeguato ritorno che le aziende si aspettavano:

Ho un’opinione su qualcosa che il tuo pubblico potrebbe trovare interessante, e potrebbe far arrabbiare alcuni di loro. Se ami un gioco, compralo a prezzo pieno. Non posso dirti quante volte ho visto giocatori dire “sì, l’ho messo in saldo, l’ho acquistato tramite PS Plus, qualunque cosa”. […] Sto solo dicendo che puoi non acquistarlo subito, ma non lamentarti se un gioco non ottiene un sequel se non è stato supportato al momento del lancio. È come se God of War abbia ottenuto un numero qualsiasi di milioni di vendite al momento del lancio e, sai, Days Gone no. [Sto] solo parlando per me personalmente come sviluppatore, non lavoro più per Sony, non so quali siano i numeri.

Non c’è solo Sony, dunque, dietro alla chiusura del progetto, ma anche ciò che è una tendenza sempre più crescente del pubblico, quella cioè di evitare il prezzo pieno per attendere pazientemente sconti o altro.

Garvin ha anche affermato che, non essendo più in Sony, non è sicuro che il gioco non sia effettivamente più in sviluppo, ma a giudicare dalle dichiarazioni delle ultime settimane sembra proprio che Days Gone 2 sia ormai morto e sepolto.

Fonte 1, Fonte 2



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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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