[Recensione] Anthem – Il diamante imperfetto di BioWare

Di Alberto Baldiotti
5 Marzo 2019

Versione provata: PS4

Nel mercato videoludico non è raro assistere ad annunci trionfali di nuove IP, accompagnate da hype a livelli stellari, che poi non trovano conferma al momento dell’effettivo lancio. Dietro queste “cadute a picco” convivono parecchi fattori: comunicazione ingannevole, ricezione del pubblico distorta, marketing sbagliato e molto altro ancora. Ebbene, anche nel caso di Anthem stiamo vivendo qualcosa di molto simile: un gioco che, al momento dell’annuncio, aveva letteralmente meravigliato la critica internazionale.

Chi ha letto la nostra anteprima, pubblicata in occasione della demo di Febbraio, si ricorderà delle nostre impressioni non troppo positive in merito alla nuova IP di BioWare, che ci era risultata piuttosto piatta e “clone” dell’ennesimo loot shooter multiplayer. Con l’uscita del titolo completo abbiamo però avuto modo di avvicinarci con più precisione al gioco, che è riuscito in parte a farci ricredere, proponendo un’esperienza piuttosto interessante.

Lode ai Creatori

La trama di Anthem è la prima caratteristica di cui vi vogliamo parlare, dopo i cenni già esposti nell’anteprima. Non vogliamo però soffermarci troppo sull’aspetto puramente narrativo e contenutistico, quanto piuttosto sull’impatto che essa riesce ad avere nel contesto di gioco.

Anthem è ambientato in un mondo immaginario, Bastion, plasmato dalle divinità chiamate Creatori, le quali hanno donato grandi capacità e tecnologie agli abitanti. Tali tecnologie, però, sono finite ben presto nelle mani sbagliate, ossia quelle del Dominio, una pericolosa fazione che intende sfruttarle per i propri piani malevoli. La parte buona è rappresentata dagli Specialisti, di cui il giocatore fa parte, che lottano per sconfiggere il nemico e riportare la serenità.

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Il gioco propone una struttura narrativa che gravita tra alti e bassi. Se nei primi momenti di gioco, e in alcuni precisi frangenti, ci ritroviamo ad assistere a delle cut-scene che raccontano lo svolgimento dei fatti, tutto viene ridimensionato sul piano dell’emotività da una mole consistente di documenti e letture e soprattutto da interminabili riproduzioni vocali in sottofondo, più fastidiose che altro. In questo modo Anthem non riesce quasi mai a prendere slancio, facendo rimpiangere la mancanza di un qualsivoglia coinvolgimento da parte del giocatore: il pubblico si suddividerà nettamente tra chi sarà incuriosito nello spulciare ogni singolo dettaglio di lore, e chi al contrario ne troverà ben presto noia.

Guardando al lato positivo, c’è da ammettere comunque che proprio il lore di Anthem rappresenta un punto di forza, riuscendo a proporre moltissimi contenuti che aggiungono carne al fuoco. Anche perché il mondo di gioco è a dir poco ispirato e meraviglioso da vedere e visitare. La mappa di gioco, piuttosto grande, si snoda tra enormi vallate, caverne sotterranee, luoghi “storici” per la trama e luccicanti paesaggi subacquei. In questo caso possiamo confermare che qualsiasi giocatore sarà invogliato nello scoprire ogni angolo e luogo nascosto.

Al confine tra divertimento e ripetitività

Veniamo dunque al gameplay, vero e proprio catalizzatore di tutti gli elogi e le critiche che in questi giorni stanno facendo scatenare il Web. Nell’anteprima vi avevamo dato una nostra prima impressione, decisamente non positiva, segnalando come il gioco fosse ripetitivo e monotono. Purtroppo non possiamo che riconfermare quanto detto, ma con qualche piccola riserva.

Anzitutto delineiamo i punti cardine del gameplay di Anthem. Il gioco vede sostanzialmente la presenza di un hub, rappresentato dalla base Fort Tarsis, in cui il giocatore può girovagare tra quest, negozi e la fucina, dove è possibile smanettare attorno ai propri Strali. Gli Strali sono le armature utilizzabili al di fuori del Forte, e possono essere personalizzati in molteplici vie: si può scegliere il colore delle singole parti, l’installazione di skin diverse, nuove armi secondarie, periferiche e così via. Sempre all’interno di Fort Tarsis si può far conoscenza dei diversi personaggi (principali e secondari), con i quali si può interagire mediante un semplice schema di dialogo a due scelte.

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Al di fuori del Forte, si viene proiettati in una vasta mappa di gioco, visitabile secondo due modalità. Si può accedervi tramite le quest principali e secondarie, accettabili dal Forte, oppure tramite il gioco libero, che consente di visitare liberamente lo scenario alla ricerca di loot, eventi temporanei, altre missioni secondarie o fortini da liberare. L’autentico fattore di divertimento è dato dall’ampia libertà di azione concessa dalla meccanica di volo, che secondo noi risulta rivoluzionaria nell’ambito dei multiplayer. Il proprio Strale rende possibile un approccio all’esplorazione probabilmente mai vissuto in modo così libero, consentendo di esplorare e gustare i diversi panorami nel modo preferito.

Il punto di criticità di Anthem è rappresentato dalle missioni stesse, che purtroppo implicano la ripetizione di uno schema piuttosto fisso. Al giocatore infatti è richiesto semplicemente di andare da un punto A ad un punto B, spazzare via tutti i nemici, procedere verso un punto C, far di nuovo piazza pulita e, nel frattempo, attivare qualche cosa di “interattivo” attendendo nella zona orde di nemici da falcidiare. Nonostante gli obiettivi siano sempre diversificati, non riescono mai comunque a giustificare appieno questa struttura ripetitiva. Secondo noi, però, non è tutto da buttare. I giocatori non troppo esigenti, alla ricerca di un’esperienza leggera e fruibile, troveranno in Anthem un titolo divertente nel quale trascorrere delle ottime ore di gioco, riuscendo comunque ad avere pane per i propri denti con boss finali potenti, loot tutti da scoprire e vari contenuti che arricchiscono l’esperienza.

RPG, Action e Shooter in un colpo solo

Passando ad aspetti più specifici di gameplay, vogliamo sottolineare la triplice natura di Anthem, che vede il titolo contemporaneamente come un RPG, action e shooter in terza persona. Un mix che non è nuovo nel mondo videoludico, ma che nel contesto di Anthem ci è sembrato particolarmente idoneo e ben integrato.

I giocatori infatti possono scegliere tra (attualmente) quattro diversi Strali, suddivisi secondo quattro “classi”: Guardiano, Colosso, Intercettore e Tempesta, che rispettivamente rispecchiano quattro diverse classi tipiche dei giochi di ruolo. Se il Guardiano può essere paragonato alla classe equilibrata, il Colosso è riassumibile al ruolo di tank pesantemente armato e corazzato, in grado di sfondare tra le linee nemiche e attirare su di sé l’attenzione degli avversari. La varietà di gameplay/gunplay da Strale a Strale consente ai team di giocatori di approcciare le missioni secondo tattiche sempre differenti, soprattutto nelle sfide con i Titani e i nemici più tosti in generale, per i quali il perfetto gioco di squadra porterà a grosse soddisfazioni.

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Il gunplay ci è sembrato ben fatto, e consente di spostarsi agilmente nel campo di battaglia variando tra sparatorie a terra, a mezz’aria o tramite l’utilizzo di skill elementali nel caso dello Strale Tempesta. Il numero di armi è molto elevato, suddiviso in 8 categorie: fucile d’assalto, cannone automatico, pistola di grosso calibro, mitragliatrice leggera, pistola mitragliatrice, fucile da tiratore scelto, fucile a pompa e fucile di precisione. La categoria logicamente va scelta in base al proprio stile di gioco. Tra tutte consigliamo caldamente l’utilizzo di armi da breve-media distanza nelle missioni ordinarie, a differenza per esempio dei fucili di precisione o dei cannoni automatici, che possono risultare davvero utili solamente nell’ambito delle sfide contro i boss.

Bastion, un’autentica gioia per gli occhi

Su di un aspetto in particolare Anthem non ammette critiche, vincendo e convincendo contro qualsiasi sospetto di downgrade velato nei giorni scorsi. Stiamo parlando del comparto tecnico, che nel nuovo titolo di BioWare è un qualcosa di eccellente, in grado di rendere giustizia ad un mondo di gioco mozzafiato. Bastion, come già detto, comprende infatti una mappa variegata che, nella sua grande varietà di colori, giochi di luce, temporali e tramonti, è accompagnata da un comparto grafico degno di nota. E’ vero, il downgrade rispetto a quanto mostrato nel corso dei mesi è chiaro, ma è comunque qualcosa di superabile. Peccato per le animazioni facciali, ancora troppo spartane, che rievocano i pessimi ricordi del lancio di Mass Effect: Andromeda.

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Il sonoro non riesce a pareggiare l’ottimo lavoro svolto per la grafica: talvolta letteralmente sparisce a causa di qualche bug ancora irrisolto. A proposito di bug, proprio in questi giorni è notizia di un rimborso da parte di Sony agli utenti che riscontrano crash e gravi bug nel gioco: a noi fortunatamente non è ancora successo nulla di simile. In compenso, però, segnaliamo dei cali di frame-rate piuttosto pesanti in alcuni frangenti di gioco, soprattutto quando ci si trova a Fort Tarsis, oppure in situazioni caotiche durante le quest. Si tratta comunque di problemi sempre più frequenti nei videogiochi odierni, per i quali (si spera) sono previste patch risolutive.

 Una roadmap che fa ben sperare

Se sul piano dei contenuti Anthem riesce ad essere già soddisfacente, a rendere il tutto ancora più confortante è la roadmap pubblicata qualche giorno fa da BioWare in merito ai futuri contenuti dedicati al gioco. Nella fattispecie si tratta di nuovi eventi, nuove quest, social play e nuovi loot previsti per i mesi di Marzo, Aprile e Maggio: tutti contenuti che fanno sperare molto bene, e che ci rendono impossibile dare un’opinione definitiva oggi.

PUNTI DI FORZA

  • Un mondo di gioco strepitoso, ispirato, piacevole da esplorare
  • Gameplay in parte rivoluzionario, grazie alla meccanica di volo che stravolge gli schemi dei multiplayer open-world
  • Personalizzazione dello Strale approfondita e appagante
  • Roadmap che fa ben sperare sul futuro del titolo
  • Una lore carica di contenuti, tutti da leggere e da scoprire…

PUNTI DEBOLI

  • …ma chi cerca un titolo narrativamente coinvolgente, dovrà andare altrove
  • Struttura delle missioni standardizzata, ripetitiva e tendente alla monotonia
  • Se mal supportato, cadrà inevitabilmente nel circolo vizioso dei “soliti” loot shooter
  • Tecnicamente sopraffino, ma ancora da migliorare: bug, glitch e animazioni facciali solo in parte perdonabili

Un titolo come Anthem, secondo noi, va valutato proprio sul lungo periodo, trattandosi di un multiplayer e quindi di un videogioco in continua evoluzione. Al vedere la roadmap viene naturale pensare ad un supporto sul medio-lungo periodo per il titolo, che potrebbe tuttavia seguire uno sviluppo simile a quello di Destiny, magari con l’uscita di un secondo capitolo.

Ciò che abbiamo raccolto finora è sicuramente l’impressione di un capolavoro mancato, di un titolo che avrebbe avuto il quadruplo del successo se fosse stato anche offline, con missioni divertenti e variegate, e soprattutto con un coinvolgimento emotivo nella narrazione. In ogni caso, a differenza di quanto si dice in giro per la rete, il gioco merita attenzione e di certo non ha già esaurito tutto il proprio potenziale: ne seguiremo senza dubbio gli sviluppi nei prossimi mesi. Ad oggi possiamo consigliarlo soprattutto a chi è alla ricerca di un multiplayer, meglio se giocato con i propri amici, che non richieda troppo impegno e che riesca lo stesso ad offrire ore di divertimento frivolo. Chi cerca soprattutto narrazione e quindi coinvolgimento emotivo, dovrà guardare altrove.

Desideriamo ringraziare Electronic Arts per la copia review fornita alla redazione.

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Studente universitario e gamer nel tempo libero, la sua passione videoludica non ha confini. Questa passione nasce a 4 anni, quando si ritrova a giocare Doom II su un vecchio computer acquistato dal padre. Appassionato di giochi open-world e GDR, le sue pietre miliari sono le serie di Grand Theft Auto, Fallout e The Elder Scrolls. A fianco di ciò, la tecnologia e lo sport giocano un ruolo fondamentale nei suoi interessi, ed adora restare informato sulle ultime novità nei rispettivi settori.




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