Cinque cose che vogliamo su Call of Duty Warzone 2 | Speciale

Di Andrea "Geo" Peroni
15 Agosto 2022

Manca un mese esatto al reveal di Call of Duty: Warzone 2, che si terrà durante l’evento Call of Duty Next.

In tale occasione, per la prima volta da quando è stato annunciato lo sviluppo, Activision e i suoi studi presenteranno Warzone 2 e le novità previste per la prossima iterazione del battle royale, tra i giochi più giocati degli ultimi due anni.

Inutile dire che il livello di attesa è molto alto, sia perché il gioco sarà integrato da subito con il prossimo Modern Warfare 2, sia perché secondo le indiscrezioni, le novità saranno tante.

In tutto questo, abbiamo deciso di raccogliere le idee e proporvi cinque cose che vogliamo assolutamente vedere su Warzone 2, che vi proponiamo di seguito.

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Aggiornamenti e ottimizzazione? Da rivedere

Quello degli aggiornamenti e dell’ottimizzazione in generale è da anni un serio tallone d’Achille per Activision, che non riguarda solamente il franchise di Call of Duty. Basti ricordare cosa accadde nel 2018 con l’uscita su Spyro Reignited Trilogy, per il quale era stata prevista una corposa patch day one contenente numerosi contenuti che non avevano trovato posto nella versione su disco, o ancora con Crash Bandicoot: N. Sane Trilogy i cui lunghi caricamenti vennero aggiustati (e notevolmente migliorati) pochi mesi dopo. Esempi che fanno capire quanto l’ottimizzazione sia sottovalutata, e COD non è certo da meno.

All’inizio di agosto, vedendo numerosi utenti chiedere a gran voce il ritorno di Verdansk per questi ultimi mesi di attività di Warzone, Raven ha spiegato che la mappa non sarebbe tornata nel battle royale, anche perché avrebbe richiesto un altro download da oltre 100 GB. Ciò avrebbe portato Warzone a pesare tra i 200 e i 250 GB a seconda delle piattaforme e delle versioni, un quantitativo spropositato per un gioco di questo tipo. Per fare qualche paragone, un enorme open world come Red Dead Redemption 2 occupa circa 100 GB, proprio come The Last of Us 2 (e la sola Verdansk, a questo punto), ma gli ultimi capitoli della serie di COD sono sempre stati caratterizzati da queste abominevoli dimensioni. Servono più accorgimenti in questo senso: non possiamo rischiare di occupare l’intera memoria di una Xbox Series S per Warzone…

Allo stesso modo, occorre rivedere la struttura degli aggiornamenti, che in certi momenti dell’anno sono troppo frequenti e troppo pesanti. Siamo ovviamente molto contenti quando vediamo nuovi update con regolarità, perché ciò indica che gli sviluppatori lavorano duramente al gioco, ma scaricare tre patch a settimana è troppo.

Controllo qualità

In diretta conseguenza del discorso relativo ad aggiornamenti e ottimizzazione, c’è ovviamente il controllo qualità di Warzone e dei suoi contenuti. Se certe ingenuità si potevano perdonare al momento dell’uscita di Warzone nel 2020, con il lancio avvenuto in piena pandemia di COVID-19, oggi è difficile pensare che un’azienda come Activision non abbia messo in piedi un reparto apposito per controllare che tutto fili liscio come l’olio.

E invece, il debutto di Warzone Pacific ci fece capire alla fine dello scorso anno che l’azienda doveva lavorare ancora duramente in questo senso. La mappa Caldera, che inaugurava l’integrazione di Warzone con Call of Duty: Vanguard, era un colabrodo di problemi tecnici, bug, glitch e chi più ne ha più ne metta, tanto che moltissimi utenti e famosi streamer tra dicembre e gennaio decisero di allontanarsi definitivamente dal gioco vedendo lo stato in cui si trovava. Raven fece mea culpa a un certo punto, per cercare di tranquillizzare la fanbase, ma una situazione di questo tipo è stata in effetti inaccettabile. Serve assolutamente che Warzone 2 abbia un controllo qualità di alto livello, come dovrebbe essere per un prodotto che viene giocato da centinaia di milioni di giocatori.

Integrazione migliore

Quella dell’integrazione è una dinamica che ha creato più grattacapi che altro a Warzone, nei suoi due anni di attività. Mentre tutto è andato per la perfezione (o quasi) con Call of Duty: Modern Warfare, le cose si sono fatte problematiche con l’avvento di Black Ops Cold War prima e Vanguard poi, entrambi integrati poco dopo la loro uscita con il battle royale. Ciò ha portato skin, armi, accessori, nuovi potenziamenti, perk e quant’altro all’interno di Warzone, rimpolpando il gioco di contenuti… e di problemi.

L’integrazione di nuove armi con Warzone corrisponde infatti spesso con un ribaltamento continuo del meta del battle royale, e non sono rari casi di armi che risultano essere esageratamente performanti (termini edulcorati per non dire “macchine da guerra devastanti negli 1v1”) su Warzone a differenza del loro ambiente di origine, e viceversa. Questo costringe Raven, Treyarch, Sledgehammer e Infinity Ward a modificare in continuazione le statistiche, rendendo il tutto poco accessibile a chi non riesce a stare al passo con continui nerf, buff e così via. Inoltre, l’integrazione con tre giochi attivi al 2022 corrisponde a centinaia di armi, rendendo il tutto problematico anche per gli sviluppatori che non riescono a stare al passo con tutti questi contenuti. Non parliamo poi dei problemi incontrati dall’uscita di Black Ops Cold War, tra mappe cancellate (ricordate la mappa dei Monti Urali? No? Per forza, non è mai uscita) e team presi in controtempo.

Più mappe

L’introduzione di Rebirth Island nel 2020 e di Fortune’s Keep nel 2022 ha reso chiaro che a Warzone occorrono più mappe giocabili, questo è certo. Ovviamente l’esperienza di base del futuro battle royale dovrà essere su una mappa di enormi dimensioni, come accaduto con Blackout di Black Ops 4 e appunto Warzone attualmente (Verdansk prima e Caldera poi), e in effetti i rumor suggeriscono che la nuova mappa avrà dimensioni similari e conterrà inoltre storiche location del franchise di Modern Warfare. Ottima scelta, se sarà confermato: uno dei problemi da noi rilevati su Verdansk riguardava proprio la natura anonima di troppe location, cosa che invece non abbiamo trovato su Blackout.

La mappa “enorme” non può però essere l’unica, in Warzone 2. Almeno per la fase iniziale, dopotutto, non disdegneremmo neppure una permanenza di Rebirth Island (con qualche aggiustatina…) e Fortune’s Keep, ma sarebbe interessante vedere nuove ambientazioni. L’importante, tuttavia, è che queste riescano a replicare le sensazioni delle mappe più contenute, che presentano un fortunato e riuscito ibrido tra il tradizionale multiplayer di Call of Duty e un battle royale. Una bella scelta, che rivogliamo in futuro.

Più eventi

In un certo senso, quest’ultimo punto va a braccetto con quanto appena detto sul discorso mappe. Uno dei più grandi difetti di Warzone, a nostro avviso, è stata la carenza di eventi. Fortnite, del resto, insegna: collaborazioni continue, easter egg, una ricca lore di fondo e tanti, tanti eventi, tutti elementi che contribuiscono a mantenere attiva la fanbase e a farsi nuovi seguaci – le partnership con Marvel, DC e molte altre aziende pop nascono proprio per questo. Warzone, invece, è rimasto sempre in secondo piano su queste cose.

Vero, si andrebbe a perdere il realismo se un giorno su Warzone 2 dovessero arrivare gli Avengers e Goku da Dragon Ball, ma in fondo questi eventi non sarebbero altro che una gustosa variante non canonica. Prendetele come “esperienze dal multiverso”, tanto per restare in tema di supereroi. Lo abbiamo già visto con il crossover di alcuni mesi fa tra Warzone e il film Godzilla Vs. Kong – a dire il vero un po’ assurdo, considerando che il film era uscito più di un anno prima -, ma vogliamo di più. Così come tutti i battle royale, Warzone ha il potenziale per offrire molti più grandi eventi, e non limitare i suoi crossover a banali bundle.



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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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