[Recensione] The Dark Pictures Anthology: House of Ashes

Di Chiara Ferrè
25 Ottobre 2021

Halloween è alle porte e, puntuale come un orologio, arriva tra le mani dei videogiocatori il terzo capitolo della The Dark Pictures Anthology, l’antologia di giochi narrativi dell’orrore ideata e realizzata da Supermassive Games. Questa volta seguiamo un gruppo di militari in Iraq: siamo nel 2003 ma la storia presente si intreccia con un passato lontano millenni, e con un antico male sepolto nelle viscere della terra.

House of Ashes, così si intitola questo terzo capitolo, va a riesumare (letteralmente) antiche leggende mesopotamiche e sumere per confezionare un’avventura horror di tutto rispetto: le meccaniche di gioco non cambiano, ma la storia, questa volta, ci ha davvero stupiti.

Analizziamo i pregi e i difetti del titolo nella seguente recensione, rigorosamente priva di spoiler!

Versione provata: PS4

Un male antico

In Iraq, a distanza di 2 anni dalla tragedia delle torri gemelle, il conflitto tra le forze speciali americane e le milizie di Saddam Hussein prosegue sanguinoso. I protagonisti della narrazione appartengono ad entrambe le fazioni, e questa possiamo tranquillamente affermare che sia una delle trovate più interessanti di House of Ashes, che riesce a dare alla narrazione una sferzata mai vista prima nella serie delle Dark Pictures Anthology.

Ritroviamo l’enigmatico ed immancabile Curatore a commentare le nostre imprese: il ritmo narrativo di questo terzo capitolo infatti risulta molto ben cadenzato, incalzante, senza momenti morti. Tutto, come di consueto, si svolge in una manciata di ore, in una notte da incubo che andrebbe vissuta tutta d’un fiato: se si ha la possibilità infatti, consigliamo di giocare a questo capitolo (che dura circa 5 ore) tutto di seguito, per soffrire insieme ai protagonisti e vivere a pieno la propria storia.

Rachel, qui interpretata dalla star Ashley Tisdale (High School Musical) al suo esordio nel settore videoludico, è alla guida di un gruppo di soldati americani in missione in Iraq. Insieme al marito Eric, partecipa a un’operazione che ha come fine ultimo quello di rintracciare delle armi chimiche in mano alle forze di Saddam. Con loro c’è Nick, un marine ricognitore con cui Rachel ha intrapreso una relazione extraconiugale. Nelle fila americane troviamo anche Jason, collega di Nick, dall’animo beffardo e spregiudicato. Tra i nostri cinque nuovi protagonisti spicca Salim, un tenente dell’esercito iracheno che dovrebbe idealmente rappresentare il nemico, ma che si ritroverà a dover collaborare con gli americani per sopravvivere a una comune minaccia. In fondo lo sappiamo, il nemico del mio nemico è mio amico.

Durante una rappresaglia, militanti di entrambe le fazioni vengono inghiottiti da voragini che si aprono all’improvviso nel terreno: nel sottosuolo dorme una minaccia antica, figlia del popolo sumero e degli errori commessi in passato dal re Naram-Sin. La sua blasfemia fu infatti punita dagli dèi con una serie di maledizioni. Retaggio di quest’oscurità è il tempio ormai sepolto di Akkad, nel quale sprofondano i malcapitati protagonisti di House of Ashes.

È proprio nei suoi meandri, nelle claustrofobiche gallerie e nei saloni abbandonati, che si svolge quasi totalmente la narrazione: armatevi di torce e accendini e decidete bene con chi allearvi dunque, se sperate di sopravvivere.

È tutta una questione di cameratismo

Se i precedenti capitoli Man of Medan e Little Hope non vi hanno entusiasmato (o se in generale non amate le meccaniche di gioco proposte dal team di Supermassive), House of Ashes potrebbe non fare per voi. La formula rimane sempre la stessa infatti, quella di un film interattivo nel quale il giocatore può influire pesantemente sulle sorti dei protagonisti.

Il gameplay continua a limitarsi alla possibilità di scegliere tra due possibili risposte o l’opzione di rimanere in silenzio durante specifici dialoghi chiave, a delle brevi sezioni esplorative e ai quick time events. Oltre alla solita modalità multiplayer dove ogni giocatore comanda differenti personaggi e all’avventura in solitaria, questa volta avremo anche la possibilità di settare la difficoltà per ogni nostra partita, così da goderci l’esperienza in modo più o meno rilassato.

La telecamera è libera, anche se i comandi risultano particolarmente lenti e legnosi. In particolare, se in alcuni spazi angusti il risultato è molto d’effetto, in altri la telecamera non ci ha sempre convinti, risultando fin troppo ravvicinata al personaggio e difficile da manovrare.

La ricerca di segreti e premonizioni stimola il giocatore ad esplorare il tempio sotterraneo nei suoi più bui meandri.

Il miglior capitolo della serie?

Nonostante il titolo non si discosti particolarmente dai suoi predecessori in quanto a gameplay, ci sentiamo di affermare che questa volta l’esperienza generale ci ha convinti molto di più per diversi motivi.

La trama risulta più serrata e ben riuscita, con dei protagonisti ben caratterizzati. Non sarà difficile affezionarsi all’uno o all’altro. Nonostante l’immedesimazione rischi di calare in quanto rivestiamo questa volta i panni di militari addestrati e non di persone comuni, il coinvolgimento in realtà è superiore grazie al susseguirsi dinamico degli eventi e alla crescente curiosità che l’esplorazione riesce ad infondere nel giocatore.

Alcuni dialoghi restano forzati e innaturali (caratteristica ormai distintiva della serie), ma molti altri ci sono sembrati invece divertenti e ben più memorabili. House of Ashes infatti è molto poco horror (la scena più disturbante è quella di apertura), ma più divertente da seguire grazie anche al continuo saltare da un protagonista all’altro, una soluzione che contribuisce sicuramente a tenere viva l’attenzione. I percorsi dei cinque malcapitati si incontrano, si separano, si intrecciano e si separano di nuovo, in una storia che, alla fine, più che di mostri parla di cameratismo e di superamento delle differenze razziali. Una volta che si è riusciti ad andare oltre le divise militari, si scopre che davanti a sé si hanno solo altri uomini con differenti valori e differenti vissuti alle spalle.

Tradire o aiutare dunque? Sacrificarsi o pensare solo a salvarsi la pellaccia? Saranno queste le scelte da affrontare, ma servirà comunque una buona dose di fortuna e riflessi pronti per giungere agli obiettivi prefissati.

House of Ashes si caratterizza per l’alternarsi di cunicoli claustrofobici e saloni ampissimi. L’ambientazione in particolare si apre sul finale, offrendo scenari inaspettati: una vera gioia per gli occhi e una delizia per gli appassionati del genere.

Il doppiaggio italiano è buono, interessante anche la scelta di mantenere alcuni dialoghi in lingua araba per aumentare l’immersività e la caratterizzazione dei personaggi. Peccato per l’espressività dei personaggi, che rimane ancora un po’ fissa, con sguardi a volte leggermente vitrei.

La rigiocabilità è ottima: appena terminata la prima partita vi verrà voglia di ricominciare, non solo per unire meglio i puntini e andare alla ricerca dei collezionabili mancati, ma anche per esaminare le diverse linee narrative possibili e per provare, magari, a cambiare il destino di quello o quell’altro personaggio.

Dopo House of Ashes, solo un altro titolo ci separa dal completamento della Season One della Dark Pictures Anthology. Speriamo che Supermassive continui su questa strada, per offrirci un capitolo finale ancora migliore in ogni suo aspetto.

PUNTI DI FORZA:

  • Ottimo ritmo narrativo
  • Ambientazione ispirata e sorprendente sul finale
  • Alcuni dialoghi davvero esilaranti

PUNTI DEBOLI:

  • Molto poco horror
  • Il gameplay rimane lo stesso dei precedenti capitoli

Supermassive Games ha alzato l’asticella con questo terzo capitolo. Ambientato nel 2003 in Iraq durante il conflitto tra americani e forze di Saddam Hussein, House of Ashes è (per ora) il titolo più riuscito per quanto riguarda la The Dark Pictures Anthology. I cinque malcapitati protagonisti dovranno mettere da parte le differenze razziali per cercare di sopravvivere ad un’oscura maledizione che proviene dall’antico popolo dei sumeri. Il gameplay non subisce sostanziali modifiche rispetto a Man of Medan e Little Hope, ma l’intreccio narrativo fa un salto in avanti notevole, mettendo in scena protagonisti accattivanti e un susseguirsi serrato di eventi, grazie al continuo salto da un personaggio all’altro. Nella nostra personale avventura, tre superstiti sono emersi dalle ombre del tempio sotterraneo. E voi, che destino riuscirete a dare ai vostri personaggi?

 

 




Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme: vivo di cinema, libri, videogiochi e serie TV. Durante la settimana scrivo, osservo il mondo e vedo gente. Nel tempo libero scrivo (sì, di nuovo), disegno, videogioco.




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