Xbox e Activision, un matrimonio che farà bene a entrambe

Di Andrea "Geo" Peroni
18 Gennaio 2022

18 gennaio 2022, una data destinata a entrare nella storia dei videogiochi. Zitta zitta, quatta quatta, anticipata solo dal WSJ che aveva evidentemente fiutato l’annuncio, Microsoft ufficializza l’acquisizione di Activision Blizzard King per la modica cifra di 70 miliardi di dollari. Un’acquisizione paragonabile a quella tra Disney e Fox, o Warner Bros. e Discovery, che sancisce un nuovo e impensabile, fino a poco fa, capitolo della storia di questo settore. Xbox è diventata la casa di Crash Bandicoot, World of Warcraft, Overwatch e Call of Duty, senza alcun preavviso.

Il colpo grosso portato a segno da Phil Spencer e i suoi profuma di una battaglia che Xbox sente di aver già vinto. Quella delle console? Ma quando mai, a Microsoft il mercato delle console interessa relativamente. Quello su cui si è lavorato alacremente a Redmon negli ultimi anni è il settore dei servizi, settore nel quale da oggi non ci sono proprio rivali che possano anche solo avvicinarsi a tale offerta in questo momento. Xbox Game Pass è diventato ancor di più uno strumento imprescindibile, e le altre grandi aziende stanno a guardare.

Sony e Nintendo tremano? Forse sì, forse no. Assurdo pensare che nessuno dei due sapesse in anticipo di questa maxi-acquisizione, ma sicuramente assisteremo ad alcune conseguenze. Lasciando dileguata Nintendo, che continua a operare nella sua bolla di esclusive e offerta differente dagli altri competitors, chi si ritrova maggiormente con le spalle al muro in questo momento è Sony PlayStation. I giapponesi non staranno a guardare, e l’azienda continuerà con la sua strategia di proporre le grandi esclusive PlayStation divenute sinonimo di qualità negli ultimi anni grazie a produzioni di successo quali God of War, Marvel’s Spider-Man, Horizon: Zero Dawn, Uncharted e The Last of Us. Al netto di questa superiorità – parliamoci chiaro, le esclusive first party di Sony sono ancora su un altro livello rispetto a Xbox in questo momento -, è chiaro però che anche il gigante giapponese dovrà cambiare parte della sua strategia alla luce di questo clamoroso annuncio.

È ovvio, è chiaro come la luce del Sole: questa maxi-acquisizione farà la fortuna di Xbox, ma non solo. Essere acquistati da Microsoft sarà, speriamo, la salvezza di una società che si è tremendamente smarrita negli ultimi anni.

Perché Xbox se la passerà bene

È da chiedere? Microsoft lo scorso anno ha acquistato il pacchetto ZeniMax Media + Bethesda, ritrovandosi tra le mani IP come Fallout, The Elder Scrolls, DOOM e il futuro Starfield, in arrivo a fine anno. Con questo nuovo carico, nell’orbita di Xbox finiscono anche Crash, Spyro, WoW, Overwatch, Diablo, la serie Tony Hawk e, ovviamente, anche il pezzo da novanta: Call of Duty. Brand capace di smuovere centinaia di milioni di utenti e miliardi di dollari ogni anno, COD è da oggi un gioco di Xbox Game Studios. Impensabile fino a ieri, ma del resto questa acquisizione ha colto in contropiede ognuno di noi e ci fa capire che non possiamo neppure immaginare cosa accada dietro le quinte di questa industria che sta cambiando alla velocità della luce. Magari tra un anno staremo parlando di GTA 6 come esclusiva PlayStation, chissà…

Non divaghiamo. Siamo qui per parlare del perché questo affare sarà un grande passo per Xbox. Ancora una volta, servono spiegazioni? Forse sì, e allora spieghiamo meglio.

Microsoft è ora in una posizione di netta superiorità rispetto alle altre due grandi contendenti del mondo dei videogiochi. Se già l’acquisizione di Bethesda aveva dato un potente colpo, ora le altre console, specialmente PlayStation, rischiano di ritrovarsi in un futuro in cui Call of Duty sarà disponibile solo sulle piattaforme che supporteranno i servizi Xbox. Un colpo che sarebbe davvero troppo duro. Così come Xbox, anche il mondo PlayStation si basa per una buona fetta sul mercato multipiattaforma dei multiplayer online, proprio come COD. A questo punto, le strade possibili sono due.

Premettendo che Xbox non farà certo la carità – e perché dovrebbe -, scartiamo a priori, dopo il caso Bethesda, che Call of Duty e gli altri brand di Activision resteranno multipiattaforma. Avrebbe senso da un punto di vista dell’utenza attiva e dei ricavi, ma l’obiettivo di Microsoft è accrescere il potere di Xbox. Dunque, il mondo Xbox sarebbe l’unico modo per i giocatori di tutto il mondo di accedere a librerie sconfinate di giochi Activision Blizzard – e non solo, che scomparirebbero dalle altre piattaforme. Eppure, c’è un’altra strada.

Con la sua posizione di superiorità, Xbox può ora andare tranquillamente a bussare alla porta di PlayStation e Nintendo con una richiesta che l’azienda ha già proposto in passato: Xbox Game Pass su PS5, Switch e le future console delle due aziende. Se ci pensate, e anche noi crediamo che alla fine andrà così, questa potrebbe essere l’unica alternativa possibile da parte di Sony e Nintendo per limitare i danni. Sebbene anche i competitors stiano guardando verso la direzione dei servizi – Sony in particolare vorrebbe espandere PS Now, indiscrezione di poche settimane fa, il potere di Xbox Game Pass in questo momento è diventato assoluto. PlayStation non può fare a meno di un franchise come Call of Duty, e accogliere il Game Pass della concorrenza, forse non con la stessa mole di contenuti, potrebbe essere la strada perfetta da percorrere. Paradossalmente, tra non molto PlayStation potrebbe diventare la casa della grandi esclusive PlayStation (e grazie!) e di Xbox Game Pass.

E poi diciamocelo, neanche troppo sottovoce: vedere Crash Bandicoot uscire solo su Xbox sarebbe esagerato per i cuori di giocatori di una certa età come noi!

Perché Activision Blizzard se la passerà bene

Xbox sarà la salvezza di Activision Blizzard, e ve lo dice un giocatore ormai di vecchia data – 25 anni sui videogiochi non sono bruscolini dopotutto – col cuore in mano. Perché ciò che è accaduto all’interno di Activision Blizzard negli ultimi tempi, non solo relativamente all’ambiente di lavoro, è qualcosa che ha fatto molto male all’industria.

Inevitabile dover parlare delle abominevoli accuse emerse a partire dall’estate 2021, quando lo stato della California fece uscire allo scoperto gli scandali interni ad Activision Blizzard – soprattutto Blizzard. Dipendenti maltrattati sul posto di lavoro, diritti dei lavoratori calpestati in nome del profitto e dei gradi superiori, insabbiamenti, molestie sessuali, licenziamenti, ricatti. Il quadro che emerse da quelle cause, perché furono e continuano a essere più di una, era quello di un disagio totale all’interno dell’azienda americana, che se ne faceva un baffo dei suoi dipendenti (migliaia di loro entrarono in protesta). Risultato? Grandi nomi come Jeff Kaplan allontanati senza troppi complimenti, produzioni di alto livello nel caos e rinviate praticamente a tempo indefinito (Overwatch 2 e Diablo 4 sono ancora in alto mare e si parla del 2023 come finestra probabile, se non addirittura 2024), dirigenti di altissimo livello come Bobby Kotick nell’occhio del ciclone.

Come se non bastasse il ciclone giudiziario nel quale l’azienda è finita, le decisioni a cui abbiamo dovuto assistere come videogiocatori in questi ultimi anni hanno lasciato molto a desiderare. Per quanto riguarda Activision, Call of Duty è diventato sempre più centrale nella strategia societaria dopo il ritorno ai fasti del decennio passato con Modern Warfare e soprattutto Warzone, che hanno riportato le vendite e il brand su alti livelli. Di contro, questo successo ha fagocitato l’interesse dei dirigenti verso quasi tutte le altre IP proprietarie. Lo scorso anno venne riportato che tutti gli studi di Activision stessero in qualche modo lavorando a COD, chi come supporto a Warzone e chi verso i nuovi capitoli della serie principale. Un appiattimento spaventoso dell’offerta e della creatività degli studi, alcuni dei quali hanno dimostrato un talento davvero apprezzabile. Toys for Bob lo ha fatto vedere con Spyro Reignited Trilogy e Crash Bandicoot 4, Beenox invece ha tirato fuori gli attributi con Crash Team Racing: Nitro Fueled facendo vedere di non voler essere semplicemente il team che lavora ai veicoli di COD. E che cavolo.

Non parliamo poi di Blizzard. Sebbene chi vi scriva non sia un grande conoscitore dell’universo Blizzard, non avendone vissuto il periodo di massimo splendore o restandone comunque in disparte, anche io mi sono reso conto leggendo commenti e reazioni che gli ultimi anni sono stati angoscianti per i fan. World of Warcraft continua a cadere verso una disgrazia che sembrava inesorabile, franchise come Diablo stuprati e lanciati in pasto al mercato mobile con esperimenti dubbi e che hanno fatto fare figuracce che ancora oggi ricordiamo per farci una risata. Non è un caso che l'”inizio della fine” di Blizzard venga fatto coincidere proprio col 2008, anno in cui la società si fuse con Activision e iniziò una parabola prevalentemente discendente per i brand più famosi del gruppo, passati assurdamente in secondo piano.

Dopo le sue acquisizioni, Xbox lascia solitamente ai nuovi arrivati la solita libertà creativa di cui disponevano in passato. Bethesda e gli studi associati di ZeniMax Media hanno ad esempio affermato che il loro modo di lavorare non è affatto cambiato, se non appunto per il fatto che ora pensano esclusivamente alle piattaforme Xbox. Con Activision Blizzard, però, qualcosa dovrà cambiare, e siamo sicuri che Microsoft apporterà modifiche importanti sin dal primo giorno dall’unione delle due aziende. La parola d’ordine potrebbe essere creatività, il che non ci dispiacerebbe di certo. L’azienda americana ha tante IP, alcune delle quali chiuse nel cassetto da anni, che uno dei suoi tanti studi potrebbe presto riutilizzare. Chiudere quindi con COD? Mai detto questo, ma anzi l’arrivo di prepotenza di Microsoft potrebbe dare finalmente il via a una rivoluzione totale di un franchise che inizia a puzzare di stantio e che invece deve e vuole sopravvivere. Ma servirà anche maggior sicurezza sul lavoro, oltre che un ambiente infinitamente meno tossico e più piacevole, e Xbox può promuoverlo.



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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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